IL BAZOOKA DI DRAGHI E L’ECONOMIA EUROPEA.

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Eurostat a livello di Eurozona ed Istat a livello di economia italiana hanno definitivamente attestato che le economie dell’Ume e dell’Italia sono ormai in stato deflattivo.

Per l’Italia, in particolare, l’istituto centrale di statistica ha rilevato un tasso di inflazione medio annuo per il 2014 pari a +0,2%, in rallentamento di un punto percentuale rispetto al +1,2% del 2013. In aumento anche il debito pubblico e così pure la produzione industriale nel mese di novembre. Nell’anno appena concluso, il cosiddetto «carrello della spesa» è in «netta decelerazione» rispetto al 2013. Per i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona il tasso di variazione è passato dal +2,2% del 2013 al +0,3% del 2014. L’indice nazionale dei prezzi al consumo al lordo dei tabacchi, ha fatto registrare a dicembre una variazione nulla sia rispetto al mese precedente sia nei confronti di dicembre 2013 (il tasso tendenziale era +0,2% a novembre). L’azzeramento dell’inflazione è da ascrivere in larga misura al netto accentuarsi del calo tendenziale dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (-8,0%, da -3,1% di novembre), dovuto all’ulteriore marcata diminuzione dei prezzi dei carburanti. Dunque il significativo calo del prezzo del carburante alla pompa, dovuto alle politiche dell’Opec, se ha certamente il merito di alleviare i sacrifici degli italiani nella mobilità come anche nel pagamento della bolletta energetica in generale, incide non poco sul raffreddamento dei prezzi, come anche sugli introiti per lo Stato derivanti da accise ed imposta sul valore aggiunto. Non è però la contrazione della bolletta energetica a dover preoccupare – che anzi pone l’Italia ai vertici delle classifiche in tema di costo dei carburanti e dei prodotti derivati – quanto quella più generale dei consumi.

La contrazione dei consumi, che poi costringe soprattutto i commercianti al dettaglio ad abbassare i prezzi, è conseguenza della crisi economico-finanziaria che attanaglia l’Europa da almeno 7 anni consecutivi, e dunque della riduzione dei salari come anche degli occupati, soprattutto tra i giovani. La contrazione dei consumi è stata però indiscutibilmente accompagnata dalle politiche di austerity volute, soprattutto per i paesi periferici, dalla famigerata troika, che, perseguendo politiche volte esclusivamente a tagliare la spesa pubblica – anche in servizi essenziali per la collettività – e ad aumentare la pressione fiscale, non ha fatto altro che sottrarre risorse da destinare ai consumi e dunque all’economia reale, con la conseguenza di deprimere ancor di più le economie, lasciandole avvitare in una spirale di recessione e deflazione.

Il bazooka della Bce ed il quantitative easing.

La Bce ha confermato che per poter affrontare la deflazione sono necessarie politiche monetarie espansive, adottando anche misure non convenzionali, come l’acquisto di bond sovrani, decisione che potrebbe essere adottata dal prossimo board del 22 gennaio. Nel frattempo la Corte di Giustizia europea si è espressa, con un parere preventivo, a favore di un quantitative easing con annesso acquisto di titoli di Stato da parte della Bce, che non sarebbe dunque in contrasto con lo statuto di Eurotower che, come noto, impedisce il finanziamento diretto come la concessione di aperture di credito agli Stati membri da parte proprio della Bce. Gli acquisti di bond da parte della Bce con il programma Omt (Outright monetary transictions) sono «in linea» con le leggi europee «se vengono rispettate alcune condizioni», emerge dal parere legale preliminare, sollecitato da politici e accademici tedeschi, che l’Avvocato generale della Corte europea del Lussemburgo, Pedro Cruz Villalon ha fornito sulla legittimità dell’Omt, lo scudo anti-spread lanciato dalla Bce nel settembre 2012.

Più nel dettaglio la Bce deve spiegare in modo «chiaro e preciso» le circostanze straordinarie che richiedono l’avvio del programma e, si legge ancora nel parere, l’Omt è legittimo «a condizione che non ci sia alcun coinvolgimento diretto nel programma di assistenza finanziaria che si applica allo Stato interessato». Infatti l’acquisito dei bond verrebbe effettuato sui mercati secondari e dunque non in sottoscrizione diretta sul primario. Ma il famoso bazooka non basterà a far risalire l’economia continentale, in quanto se e in che misura verrà utilizzato, servirà a drogare di liquidità i mercati ed a trasformare, più di quanto non lo siano già ora, le banche in vere e proprie tesorerie, che fanno incetta di bond governativi in cui impiegare risorse finanziarie, anche parte di quelle destinate dalla Bce all’economia reale (Tltro), per lucrare sull’incasso delle cedole e sulle commissioni per la successiva alienazione dei titoli alla Bce. E’ evidente come ben difficilmente questo strumento potrà dotare l’economia reale di liquidità necessarie per la sua crescita, alla stregua di quelle già sinora sperimentate con scarso successo da Francoforte. Anche perché c’è poca richiesta di credito ma soprattutto è ancora molto alto il rischio, tanto da disincentivare le banche dal fare credito.

L’alleggerimento quantitativo in realtà ha funzionato sinora praticamente solo negli Usa, anche perché la Federal Reserve batte moneta e presta denaro allo Stato, finanziando così direttamente lo Stato acquistandone il debito. In Europa si ritiene che il qe, se verrà realmente adottato, avrà quale favorevole conseguenza quella della svalutazione dell’euro, che contribuirà al rilancio delle esportazioni e quindi a rendere più forte e competitiva la nostra industria.

Per la ripresa ci vuole ben altro che il Qe

Ci vuole la fine delle politiche di austerità della troika, fondate sulle alchimie contenute nel Fiscal Compact (disposizioni in materia di debito pubblico, rapporto deficit/Pil, procedure sanzionatorie etc.), assieme al rilancio degli investimenti pubblici – la dotazione della Commissione Ue (inizialmente di 300 mld di euro) è attualmente risibile –  per sostenere la crescita. Inizialmente il debito pubblico crescerà, ma con la ripresa congiunturale le imprese ed i cittadini, rinfrancatisi, potranno restituire maggiori tasse ed imposte all’erario, abbattendo così gradualmente il debito pubblico e contribuendo al riassestamento delle finanze pubbliche. Tanto in sintonia con le politiche keynesiane e con l’approccio degli economisti neokeynesiani, approccio seguito anche in Giappone dall’Abenomics.

Nel frattempo in Europa anche i “tecnici” si sono accorti – almeno in parte – dei guasti gravi arrecati dalle politiche di austerità. per cui stanno studiando delle soluzioni di compromesso che consentano di effettuare investimenti senza sforare i parametri di contabilità pubblica. Vengono comunque richieste, come contropartita, le famose riforme strutturali, tra cui quelle del mercato del lavoro, per concedere deroghe all’applicazione dei rigidi meccanismi contabili. Rimane dunque in salita la strada verso l’equo risanamento delle finanze pubbliche e verso la ripresa.

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