L’ECOFIN RIVEDE LA NORMATIVA SULLA TASSAZIONE DELLE MULTINAZIONALI. ADDIO AL SEGRETO BANCARIO EUROPEO.

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Proprio ieri dalle colonne di Economia&Futuro (https://economiaefuturo.wordpress.com/2014/12/09/introdotta-la-collaborazione-volontaria-per-gli-evasori-fiscali-blando-il-regime-sanzionatorio-dellautoriciclaggio-servono-misure-piu-incisive-a-livello-di-cooperazione-internazionale/) accennavamo alla necessità di adottare politiche fiscali comuni per combattere l’evasione e l’elusione fiscale ma anche l’opportunismo delle multinazionali operanti nell’Unione Europea, che l’hanno fatta franca in tutti questi anni profittando delle falle aperte nel sistema tributario Ue, scegliendo volta per volta, attraverso l’esercizio del diritto di libertà di stabilimento, gli ordinamenti con un’imposizioni fiscale più vantaggiosa, come Irlanda e Lussemburgo, in particolare.

Per le multinazionali dunque diventa più difficile abusare delle leggi europee e trovare scappatoie per pagare meno tasse alle autorità fiscali dei Paesi membri. Dopo la lettera inviata dai ministri dell’Economia di Roma, Parigi e Berlino al commissario Ue agli Affari economici, che chiedeva di fissare precisi paletti contro la “pianificazione fiscale aggressiva” dei grandi gruppi, ieri (martedì 9 dicembre ndr)  l’Ecofin ha dato il via libera alla revisione della direttiva comunitaria cosiddetta “madri-figlie“, cioè quella che regola i rapporti tra le società capogruppo e le controllate, e ha approvato in via definitiva lo scambio automatico e obbligatorio di informazioni tra autorità. Così, a un mese dallo scoppio di LuxLeaks che, come noto, ha coinvolto in prima persona anche l’attuale Presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, Bruxelles da un lato inizia a chiudere alcuni dei “buchi legislativi” che riducono gli introiti fiscali degli Stati membri, dall’altro mette definitivamente fine al segreto bancario. Questo proprio mentre in Svizzera, che della Ue non fa parte ma punta a uscire dalla lista nera dei paradisi fiscali, il pronunciamento di un pretore dà ragione a un istituto di credito che ha rifiutato a un cliente italiano un corposo prelievo di contanti. Quest’episodio costituirà probabilmente un precedente giurisprudenziale che potrebbe vincolare altri giudici ma soprattutto le banche e le autorità elvetiche nei comportamenti da tenere nei confronti dei correntisti italiani e non solo. Novità che avrà sicure ripercussioni sui correntisti italiani che volessero prosciugare il conto e trasferire il denaro in Paesi più compiacenti, soprattutto tra quelli appartenenti alla c.d. black list, soprattutto ora che il Parlamento italiano ha definitivamente approvato la legge sulla voluntary disclosure. il diniego potrà applicarsi anche ai bonifici verso Paesi con legislazione fiscale considerata “inadeguata”. Siamo inoltri prossimi alla firma dell’accordo con la Confederazione Elvetica per la reciproca collaborazione in ambito fiscale e per lo scambio di informazioni, tanto da poter stanare meglio gli evasori con depositi in Svizzera; cade dunque il segreto bancario svizzero nei confronti delle autorità italiane.

Oltre a questi significativi interventi nelle varie sedi indicate, con il prossimo abbattimento dello schermo del segreto bancario nell’ambito dell’Unione Europea, diventa ancor più improcrastinabile la lotta ai paradisi fiscali. A tal proposito va rimarcato come un numero considerevole di giurisdizioni offshore siano di pertinenza del Commonwealth e dunque riferibili al Regno Unito. Bisogna dunque prendere coraggio ed indurre il Regno Unito alla cancellazione dei propri paradisi fiscali. Andranno inoltre condotti efficaci negoziati con gli Stati Uniti d’America e con i Paesi Bassi, per esempio, per l’eliminazione del segreto bancario vigente nelle giurisdizioni fiscalmente opache ad essi correlate e quindi per la “regolarizzazione” del regime fiscale riservato ai non residenti (persone fisiche e giuridiche) in quei territori.

Nella direttiva sulle multinazionali entra clausola anti-abuso – La direttiva madri-figlie, risalente al 2011, era stata concepita per evitare che i profitti realizzati da gruppi multinazionali fossero tassati due volte. Per farlo, obbligava i Paesi Ue a esentare dalla tassazione i profitti ricevuti dalle società madri da parte delle loro filiali in altri Stati membri. Le modifiche varate dal Consiglio Ecofin accolgono le proposte fatte a novembre 2013 dalla Commissione introducendo una clausola anti-abuso che impedisce ai governi di “concedere i benefici della direttiva sulle sussidiarie agli accordi che non sono ‘genuini’ e sono stati realizzati per ottenere un vantaggio fiscale, senza riflettere la realtà economica”, spiega il Consiglio.

Stop al segreto bancario – L’altro provvedimento approvato riguarda l’estensione a dividendi, interessi, rendite finanziarie e altri profitti dello scambio automatico di informazioni tra autorità fiscali. Lo scopo è non consentire ai contribuenti di nascondere capitali tassabili all’estero e al tempo stesso migliorare l’efficienza della riscossione. “L’adozione della direttiva rivista sulla cooperazione amministrativa è un passo cruciale nella lotta all’evasione”, ha detto il ministro Pier Carlo Padoan, presidente del Consiglio Ecofin, precisando che “segna la fine del segreto bancario nell’Unione europea”. E’ stata invece rinviato al 2015 l’accordo sull’introduzione di una Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, in 11 Paesi Ue della cooperazione rafforzata, fra cui l’Italia. Il dossier passerà alla presidenza di turno del Consiglio Ue, che a partire dal prossimo primo gennaio spetterà alla Lettonia.

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