INFLAZIONE PRATICAMENTE FERMA. SERVONO POLITICHE PER LA CRESCITA

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A novembre Istat ed Eurostat confermano un tasso di inflazione vicino allo zero sia in Italia che bel resto di Eurozona, segnalando ancora una volta che il problema principale posto oggi dai prezzi è quello di una loro discesa, con il rischio che la deflazione aggravi la crisi in atto bloccando i consumi, abbattendo i margini delle imprese e, di conseguenza, innescando licenziamenti su larga scala. E’ il classico cane che si morde la coda: cala l’inflazione – o non cresce – calano i prezzi, si riducono fatturato ed utili per le aziende, si riducono stipendi e posti di lavoro e dunque la liquidità in circolazione per sostenere l’economia

In Italia il tasso su base annua “sale” allo 0,2%, un decimale in più rispetto ad ottobre, per effetto in particolare degli alimentari non lavorati. Una dinamica peraltro quasi interamente bilanciata dalla discesa ripida dei listini energetici dove il calo su base annua è nell’ordine del 3%. Ad eccezione dell’energia e delle comunicazioni, il cui calo prosegue da anni (-2,6% a novembre in termini tendenziali), i movimenti sono minimi ovunque, per nessuna tipologia di spesa a parte l’istruzione la crescita è superiore al punto percentuale. Per l’intero 2014, sulla base di questi dati, l’inflazione acquisita in Italia è pari allo 0,2%, dunque quasi nulla. Rispetto a novembre 2013 si verifica comunque una divaricazione tra beni e servizi: i primi flettono dello 0,4%, i secondi crescono dello 0,9% per effetto del traino del comparto legato all’abitazione.

Situazione analoga, ma con un trend opposto in Europa, dove la stima flash di Eurostat indica per novembre un’inflazione annua pari allo 0,3%, in discesa di un decimale rispetto al mede precedente.

Il punto è che, nonostante la Commissione Ue chiuda almeno per il momento un occhio sulla situazione dell’Italia, in quanto ha avviato e si è impegnata ad avviare riforme economiche – compresa la triste riforma del mercato del lavoro –  la crisi è evidente e palpabile, in uno ovviamente alla contrazione dei consumi in quasi tutti i settori merceologici. La Commissione Ue ha annunciato ben 300 miliardi dall’Europa per la crescita, ma al momento ne sarebbero disponibili poco più di venti, un’inezia insomma, e le misure della Bce sono ancora parziali e solo parzialmente efficaci. Ci vorrebbe uno shock con un’immissione importante di liquidità sui mercati e con stimoli diretti in favore degli Stati, in parole semplici, da distribuire equamente verso l’economia domestica.

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