L’OCSE BENEDICE IL RITARDO NEL PAREGGIO DI BILANCIO DI FRANCIA ED ITALIA, MA ANCHE LE RIFORME STRUTTURALI.

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La decisione dei governi di Italia e Francia di rallentare il processo di consolidamento del deficit strutturale appare appropriata in quanto aiuterà le riforme strutturali e le ulteriori misure di stimolo monetario a rafforzare l’attività economica. È quanto sostiene l’Ocse nella nuova edizione dell’Economic outlook 2014, pubblicata questa mattina, in cui peraltro l’organizzazione rivede al rialzo le proprio stime sul deficit italiano.

“Mantenere i precedenti impegni avrebbe comportato una rapida contrazione fiscale (…) che avrebbe probabilmente depresso ulteriormente l’attività e anche rischiato di portare la zona euro ad una nuova recessione” si legge nell’Economic outlook.

PERSEGUIRE RIFORME “CON DETERMINAZIONE”

Per sostenere la crescita economica il governo, nota l’Ocse, “ha appropriatamente ritardato il consolidamento fiscale e ha completato alcuni passi iniziali del proprio ampio programma di riforme strutturali”. Ma l’organizzazione sottolinea la necessità di perseguire “con determinazione” tale programma di riforme, insieme all’implementazione delle riforme precedenti, per rendere “sostenibile” una crescita più robusta. Per quanto riguarda direttamente il nostro Paese, il riferimento – neanche tanto velato – è alla riforma del mercato del lavoro, in realtà un’ampia deregolamentazione, che l’esecutivo Renzi intende varare a breve con il secondo pilastro del Jobs Act, che renderà più facili i licenziamenti e più difficili, per converso, i reintegri nei posti di lavoro.I principali organismi internazionali, infatti, a partire dalla Troika, sono dell’opinione che riformare il diritto del lavoro e soprattutto depotenziare – se non abrogare – le tutele sino ad ora offerte dall’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, possa contribuire a far ripartire il mercato del lavoro ed attrarre maggiori investimenti dall’estero.

In realtà non vi sono prove che la precarizzazione prevalente o tendenziale del lavoro comporti una riduzione della disoccupazione e quindi con essa un rilancio dei consumi e la crescita del Pil. L’Ocse dunque, anche in questa occasione, si appiattisce sulle posizioni della Commissione Ue e della Bce, che hanno sostenuto l’idea di maggiori risorse da destinare alla crescita – ove possibile – ma in cambio di riforme strutturali, accettando così i proposti rinvii nel conseguimento del pareggio di bilancio.

L’Ocse prevede per l’Italia un rapporto deficit/Pil del 3,0% quest’anno, del 2,8% il prossimo e del 2,1% nel 2016; le precedenti stime, risalenti a maggio, indicavano un 2,7% per il 2014 e un 2,1% per il 2015.

UTILIZZARE MAGGIORE GETTITO PER RIDUZIONE DEBITO

Il debito pubblico è indicato al 130,6% del Pil quest’anno, al 132,8% nel 2015 e al 133,5% nel 2016.

“Il debito pubblico assai alto rappresenta un elemento di significativa vulnerabilità, e man mano che la crescita migliora, il maggiore gettito fiscale dovrebbe essere sfruttato interamente per la riduzione del debito” avverte l’Ocse.

Confermate le stime di Pil, già aggiornate tra la metà di settembre e l’inizio di novembre: l’economia italiana resterà in recessione nel 2014, con una contrazione dello 0,4%, “per tornare alla crescita entro la metà del 2015 e accelerare lievemente ancora nel 2016” spiega l’Ocse.

Il Pil del 2015 è previsto in crescita dello 0,2%, quello del 2016 dell’1%.

“Il sostegno monetario della Bce dovrebbe distendere le condizioni finanziarie e facilitare la ripresa del credito bancario, che dovrebbe sostenere gli investimenti” nota il rapporto, aggiungendo che “l’impatto complessivo della politica fiscale sarà limitato nel 2015, dato che i tagli alle tasse saranno compensati dalle riduzioni di spesa”.

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