IL MISTERO DEL BAMBINO DEL LAGO TITICACA CON IL CRANIO ALLUNGATO.

Anche se sono stati ritrovati praticamente il tutto il mondo, il Perù e la Bolivia dispongono di alcuni tra i più affascinanti crani allungati che l’archeologia tradizionale fatica a spiegare adeguatamente. Forse il più enigmatico è quello rinvenuto presso la riva meridionale del Lago Titicaca, in Bolivia. Si tratta di un cranio infantile, di un individuo di meno di due anni, ma che dispone di un teschio decisamente allungato.

La maggior parte degli studiosi ritengono che la deformazione cranica, pratica abbastanza comune nella zona del Lago Titicaca circa 2000 anni fa, fosse praticata seguendo un unico metodo. Ma il teschio in questione potrebbe essere un’eccezione.

Il profilo del teschio sembra indicare che la testa del bambino era molto più complessa nella forma di un normale allungamento cranico, non presentando nessun appiattimento della parte posteriore del cranio, effetto collaterale tipico della pratica.

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Un’altra cosa strana è che il cranio di questo bambino presenta una dentatura completa di 24 denti, la quale non si presenta prima dei sei anni. Eppure, la fontanella, indica che l’individuo doveva avere un’età inferiore ai due anni. La fontanella è una caratteristica anatomica del cranio dei neonati. La calotta cranica è formata da cinque ossa piatte: due frontali, due parietali e una occipitale. Pertanto, in ciascuno dei sei punti in cui tali linee si incontrano, sono presenti delle “zone molli” chiamate fontanelle.

Tale condizione ha una duplice funzione: al momento della nascita permette al cranio di deformarsi, agevolando il passaggio della testa del neonato attraverso il canale del parto; dopo la nascita garantiscono al cranio di crescere lasciando al cervello la possibilità di espandersi e svilupparsi correttamente prima della definitiva chiusura delle suture che avviene intorno ai 12-18 mesi di vita.

Una volta si credeva che le deformazioni craniche si fossero sviluppate originariamente in Egitto, per poi diffondersi in tutto il mondo. Ma i ricercatori si sono resi conto che questa curiosa usanza non ha avuto origine in una zona geografica isolata, ma che sorse tra diversi gruppi culturali in maniera indipendente. Alcuni sono arrivati ad ipotizzare che la deformazione del cranio sia un passo trasversale inerente l’evoluzione della cultura di tutti i gruppi umani. Eppure, si tratta di una pratica estremamente deformante e dolorosa: il suo obiettivo è quello di allungare la scatola cranica di una persona, una pratica che una volta eseguita non è più reversibile.

Inoltre, a differenza della circoncisione, una volta che la pratica è stata eseguita non è possibile nasconderla. Si tratta di un marcatore culturale permanentemente visibile che non identifica solo l’appartenenza ad un determinato gruppo, ma indica anche lo status dell’individuo all’interno del gruppo.

La pratica cominciava in età neonatale, quando le ossa del cranio sono ancora morbide e la struttura non è ancora fissata. Il metodo più semplice era quello di sottoporre il cranio ad una pressione costante, con delle bende ad esempio, oppure di massaggiare la testa del bambino tutti i giorni, fino ad ottenere la caratteristica forma oblunga. Un secondo metodo prevedeva l’applicazione di un dispositivo meccanico al cranio del neonato che, nel tempo, produceva la forma allungata desiderata.

Ma perchè una madre sottoponeva suo figlio ad una procedura così dolorosa e trasfigurante? Alcuni reperti archeologici mostrano che la deformazione cranica era già in uso nel neolitico, intorno ai 10 mila a.C., sebbene fino al 5 mila a.C. la pratica sembra essere episodica. Ciò potrebbe essere dovuto all’esiguo numero di individui sottoposti alla deformazione, oppure al numero limitato di crani rinvenuti.

I primi esempi di crani allungati più antichi sono stati rinvenuti nell’Australia sudorientale, a Coobool Creek e Kow Swamp. Sorprendentemente, alcuni crani delle stessa epoca sono stati trovati nella Grotta Shanidar in Iraq. Negli altopiani orientali del Brasile è stato recuperato un cranio risalente al 7500 a.C.  A partire dal 5 mila a.C., la tradizione di deformare il cranio sembra subire un’ampliamento. L’ipotesi si basa sul gran numero di teschi recuperati. A soli 300 metri dal villaggio di Onavas, nella parte meridionale dello stato di Sonora, Messico, è stata rinvenuta una sepoltura collettiva composta da 25 persone, 13 delle quali presentano la strana deformazione del cranio.

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