PRODUZIONE FERMA A SETTEMBRE. IN CALO ANCHE IL PIL. SI RIDUCE IL CREDIT CRUNCH MA AUMENTANO LE SOFFERENZE.

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Caduta decisamente peggiore delle attese per la produzione industriale italiana a settembre, a chiusura di un trimestre che, evidenzia Istat, si rivela essere il peggiore degli ultimi due anni. La produzione si è contratta di 0,9% dopo l’incremento di 0,2% di agosto, dato rivisto al ribasso di un decimale rispetto alla prima lettura. L’arretramento a perimetro annuo è risultato di 2,9% da -0,7% del mese precedente. Numeri ben più pesanti rispetto alle attese raccolte da Reuters tra gli analisti, che si convergevano su una contrazione di 0,2% a livello mensile e 0,7% su anno.Nella media trimestrale la caduta è stata dell’1,1% congiunturale, il calo più marcato dal quarto trimestre del 2012.

In controtendenza la produzione industriale di autoveicoli che ha segnato a settembre  un aumento del 6,4% tendenziale, secondo l’indice grezzo, e del 5,1% nei nove mesi. L’indice corretto per i giorni di calendario segna invece un incremento del 2,1% tendenziale a settembre e del 6,2% nei nove mesi.

Più nel dettaglio, su base mensile, per quanto riguarda i dati destagionalizzati, a scendere più di tutte è la produzione di beni di consumo (-3,2%), seguita dai beni strumentali (-2,4%), l’energia (-1,5%) e in misura “più lieve”, i beni intermedi (-0,8%). Mentre su base annua, gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano diminuzioni in tutti i principali raggruppamenti d’industrie. Calano l’energia (-3,6%), i beni di consumo (-3,3%), i beni intermedi (-2,8%) e i beni strumentali (-2,7%). I cali peggiori su sono quelli relativi alla fabbricazione di apparecchiature elettriche e per uso domestico non elettriche (-12,8%), seguiti dalla produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-10,1%) e dall’industria del legno, della carta e stampa (-7,0%).

Gli unici settori di attività economica che registrano una crescita tendenziale – continua l’Istat – sono quelli della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica ed ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (+2,6%), della fabbricazione di prodotti chimici (+2,1%) e delle altre industrie manifatturiere, riparazione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1,1%). Istat diffonderà la prima stima del Pil per il periodo luglio-settembre venerdì prossimo. Il presidente dell’istituto Giorgio Alleva un mese fa ha preannunciato una contrazione dello 0,1%.

Allargando lo sguardo all’Europa, in attesa dei numeri della zona euro, in arrivo dopodomani, l’andamento della produzione italiana si può confrontare con quello di Germania e Francia. La prima, sempre a settembre, ha segnato una rimbalzo della produzione di 1,4% congiunturale dopo la flessione di 3,1% di agosto mentre Parigi ha mostrato una dinamica piatta dopo la contrazione di 0,2% del mese precedente.

Se va male la produzione industriale vada meglio il credito bancario: si conferma il persistere della stretta del credito – anche se in contrazione – ed aumentano le sofferenze bancarie, ulteriore prova dello stato di crisi dell’economia tricolore. Cresce ancora la raccolta, segno che famiglie ed investitori italiani preferiscono incrementare, se e quando possono, le proprie giacenze bancarie, anche per poter meglio fronteggiare la crisi. Anche questo dato conferma una marcata ritrosia verso consumi ed investimenti (deflazione).

A settembre, secondo Bankitalia, i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, hanno registrato una contrazione su base annua del 2,3 per cento (-2,5 per cento ad agosto). I prestiti alle famiglie sono scesi dello 0,6 per cento sui dodici mesi (-0,7 per cento nel mese precedente); quelli alle società non finanziarie sono diminuiti, sempre su base annua, del 3,3 per cento (-3,8 per cento ad agosto).

I tassi d’interesse, comprensivi delle spese accessorie, sui finanziamenti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni sono stati pari al 3,27 per cento (3,38 nel mese precedente); quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo al 9,24 per cento (9,34 per cento ad agosto). I tassi d’interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie di importo fino a 1 milione di euro sono risultati pari al 3,60 per cento (3,97 per cento nel mese precedente); quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia al 2,43 per cento (2,20 per cento ad agosto). I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,79 per cento (0,81 per cento ad agosto).

Ancora in crescita le sofferenze bancarie a settembre. Secondo la rilevazione di Bankitalia sulle principali voci dei bilanci bancari a settembre le sofferenze – senza correzione per le cartolarizzazioni ma tenendo conto delle discontinuità statistiche -registrano un tasso di crescita del 19,7 per cento sullo stesso mese dell’anno scorso, mentre ad agosto l’incremento era stato del 20%.

A settembre il tasso di crescita sui dodici mesi dei depositi del settore privato è stato pari al 3,6 per cento (3,1 per cento ad agosto). La raccolta obbligazionaria, includendo le obbligazioni detenute dal sistema bancario, è scesa del 14,2 per cento su base annua (-14,1 per cento nel mese precedente).

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