IL PARLAMENTO SPAGNOLO APPROVA LA GOOGLE TAX

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Dopo Francia e Germania, la scorsa settimana anche il Parlamento spagnolo ha dato il via libera alla modifica della legge sulla proprietà intellettuale che introduce la cosiddetta “Google tax”. La normativa approvata a Madrid – che sarà in vigore dal 1 gennaio 2015 – consente agli editori di riscuotere una «compensazione equitativa» dagli aggregatori di contenuti come Google News. Secondo quanto previsto nella legge, il compenso verrà riscosso per il diritto di citazione o di rassegna, anche se limitato a frammenti «non significativi di informazione, opinione o intrattenimento».Sono previste sanzioni fino a 600mila euro per le pagine web che faciliteranno l’accesso specifico e di massa a contenuti offerti illecitamente, eludendo le richieste di ritiro di quelli che contravvengono la legge. Una legge che viene incontro dunque alle ripetute attività di lobbying di case editrici e giornali iberici, spesso non risparmiati dalla crisi che avviluppa il settore, come anche in Italia, d’altrone.

Una decisione che continua a fare discutere: in un comunicato, l’azienda di Mountain View si è detta delusa dall’approvazione della legge, convinta che «servizi come Google News aiutano gli editori a portare traffico ai propri siti Web». Il gruppo ha assicurato che «per il futuro si valuteranno le scelte da fare nell’ambito della nuova regolazione». Ma non è solo il primo diretto interessato ad aver espresso il proprio dissapore. A protestare sono anche numerosi editori, media e aggregatori di link in Internet, oltre che di associazioni di internauti e autori. Prima della decisione parlamentare, 80mila utenti avevano sottoscritto una petizione per chiedere il ritiro della legge, che considerano «un regalo del governo ai grandi quotidiani» che danneggerà i motori di ricerca e i progetti in Rete di centinaia di piccoli imprenditori. A favore si era invece espressa l’Associazione di Editori di Quotidiani Spagnoli.

Mentre in Spagna vince la strategia del pugno duro, la Repubblica d’Irlanda, paese amico dell’Ue, ha scelto per la esenzione totale da tassazione i profitti derivanti dalla proprietà intellettuale, anche se ciò non è ancora legge dello Stato, dovendo passare per la Legge di Stabilità (L’IRLANDA CI RITENTA A VESTIRSI DI PARADISO PER GLI STRANIERI. https://economiaefuturo.wordpress.com/2014/11/06/lirlanda-ci-ritenta-a-vestirsi-di-paradiso-per-gli-stranieri/), anche se è da verificare se la promessa esenzione riguardi anche la generazione di profitti in forza della citazione o rassegna di news altrui. Una contesa piuttosto vecchia, anche se il link diretto ai siti di giornali online comporta di fatto un incremento dei contatti e della visibilità dei siti e dunque, tendenzialmente, maggiori profitti dalla pubblicità online.

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