DEFICIT AL 3% DEL PIL. NUOVI TAGLI E SACRIFICI ALL’ORIZZONTE.

Pier_Carlo_Padoan_2013

La Commissione europea ha avvertito stamani che il disavanzo italiano è destinato a raggiungere quest’anno il 3,0% del prodotto interno lordo. L’Italia dunque ritorna a rischiare l’apertura di una procedura per deficit eccessivo. La Commissione, che parla solo di “fragile ripresa” per l’anno prossimo, ha inoltre rivisto al ribasso le stime di crescita nel 2014 e nel 2015. A livello di zona euro, la Commissione considera “piuttosto improbabile” una esplicita deflazione, ma tali affermazioni sono spesso revocate in dubbio non tanto e non solo dalle informazioni statistiche disponibili, ma, soprattutto, dal comune sentire, che attesta di contrazioni dei prezzi in settori merceologici in forte crisi come per esempio l’abbigliamento, ma anche nel comparto alimentare.

«Dopo una ulteriore contrazione dell’economia nel 2014, l’accelerazione della domanda esterna dovrebbe consentire una fragile ripresa nel 2015», si legge in un rapporto pubblicato stamani a Bruxelles. La Commissione europea prevede una contrazione dell’economia italiana dello 0,4% quest’anno. La precedente previsione, che risale a maggio, era di una crescita dello 0,6%. La stima è più o meno in linea con quella di altre organizzazioni internazionali. Nel 2015, Bruxelles prevede invece una crescita dello 0,6 per cento. Il dato è simile a quello del ministero dell’Economia, ma più ottimista della previsione dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che punta ad appena lo 0,1 per cento. Nel 2016, l’economia dovrebbe espandersi dell’1,1 per cento. Sul fronte del bilancio, la Commissione è particolarmente pessimista: prevede un deficit del 3,0% del Pil quest’anno e del 2,7% del Pil nel 2015 (i dati di maggio erano rispettivamente 2,6 e 2,2%).

Bisognerà aspettare l’analisi approfondita della Finanziaria del 2015 per capire se Bruxelles chiederà nuove misure di risanamento all’Italia. Nel prendere la decisione, la Commissione dovrà tenere conto anche dell’andamento economico e delle riforme strutturali. Ciò detto, nel rapporto pubblicato stamani, l’esecutivo comunitario lascia intravedere il suo giudizio. Prima di tutto, imputa in particolare il calo del disavanzo tra il 2014 e il 2015 a una diminuzione della spesa per interessi. Inoltre, nota che il deficit strutturale è praticamente stabile tra il 2014 e il 2015. Prevede un leggero calo tra quest’anno e l’anno prossimo (dallo 0,9 allo 0,8% del Pil) e poi un nuovo aumento all’1,0% del Pil nel 2016. Le regole europee prevedono una riduzione del disavanzo strutturale di almeno lo 0,5% del Pil. «In termini nominali, la spesa primaria dovrebbe salire leggermente», precisa sempre l’esecutivo comunitario, che nota con sentimenti contrastanti i tagli alla spesa.

Sottolinea, per esempio, che la spesa corrente «è destinata a salire principalmente a causa delle misure di sostegno al reddito e dell’aumento della copertura dei benefici di disoccupazione». A conti fatti, è più che possibile che Bruxelles chieda all’Italia nuove misure di risanamento quando entro fine novembre pubblicherà la sua opinione sulla Finanziaria 2015. Roma ha accettato di adottare ulteriori misure pur di evitare la bocciatura del testo, ma potrebbero non bastare.

Più in generale, nel suo rapporto autunnale, la Commissione prevede una crescita nella zona euro dello 0,8% quest’anno e dell’1,1% l’anno prossimo. «I rischi per la crescita continuano a essere al ribasso», si legge nella relazione, «a causa di tensioni geopolitiche, fragilità dei mercati finanziari, e rischi legati a una adozione incompleta delle riforme strutturali». A livello di zona euro, Bruxelles non si aspetta «una esplicita deflazione». L’inflazione è prevista allo 0,5% nel 2014 e allo 0,8% nel 2015.

Le previsioni dell’Istat

L’Istat prevede un calo del Pil dello 0,3% nel 2014, in linea con le stime del Governo, contenute nel Def. Per il 2015 l’Istituto indica un ritorno alla crescita, con un aumento dello 0,5% (+0,6% nel Def), a cui seguirebbe un rialzo dell’1% nel 2016. Rispetto alle sue precedenti stime l’Istat rivede al ribasso il Pil di quest’anno di 0,9 punti.

I provvedimenti adottati con la manovra avranno un “impatto netto marginalmente positivo nel 2014 ed un effetto cumulativo netto nullo nel biennio successivo” per il bilanciamento tra la spinta del bonus degli 80 euro e gli effetti negativi derivanti dalla clausola di salvaguardia, con l’eventuale aumento dell’Iva.

Dopo tre anni di riduzione, nel 2014, la spesa delle famiglie segnerà un aumento dello 0,3%, in parte grazie all’effetto di una riduzione della propensione al risparmio.

“Nel 2015, la variazione del Pil tornerà debolmente positiva (+0,5%), chiudendo la lunga recessione del triennio precedente”.

“Dopo un lungo periodo di flessione, il mercato del lavoro italiano mostra i primi segnali di stabilizzazione. L’occupazione continuerà comunque a contrarsi nel 2014 (-0,2% in termini di unità di lavoro rispetto al 2013)”, con il tasso di disoccupazione che quest’anno raggiungerà il 12,5% per poi scenderà lievemente il prossimo anno, fermandosi al 12,4%, con un  “contenuto” aumento dell’occupazione (+0,2%).

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