ECCO PERCHE’ LE BANCHE (ED I CLIENTI) DEVONO AVER PAURA DI BASILEA III

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L’italiano Andrea Enria, presidente dell’Eba, l’autorità bancaria Ue che ha ultimato negli scorsi giorni gli stress test sui 131 istituti di credito europei che da domani, 4 novembre, si assoggetteranno alla vigilanza unica della Bce, ha avvertito che anche le banche che hanno superato i test non potranno dormire sonni tranquilli in futuro.

Le preoccupanti dichiarazioni del numero uno di Eba hanno comunque più di un senso, visto che il comprehensive assesment non è stato tarato sui rigidi principi di Basilea III, che si applicherà integralmente a partire dal 2019, dopo un graduale rodaggio. Infatti, se si fossero applicate le regole contabili di Basilea III le banche bocciate sarebbero state non 25 (di cui nove solo le italiane) bensì 36.

Cosa prevede Basilea III

La severità della crisi finanziaria in atto è imputabile in larga misura al fatto che in molti paesi le banche hanno assunto rischi eccessivi senza un proporzionale incremento del livello di capitalizzazione, erano dunque sottocapitalizzate. Ciò ha determinato la necessità, per molti istituti, di ricorrere ad aumenti di capitale anche considerevoli (come quello recente ma insufficiente di 5 miliardi di euro di  Montepaschi), al fine di evitare bocciature dagli stress test o di dover subire fusioni ed incorporazione ad opere di banche più grandi ed in miglior salute, o di essere nazionalizzate. In Italia, nonostante siano state a più riprese invocato per risolvere la crisi di Montepaschi, non vi è stato alcun diretto intervento dello Stato nella crisi delle banche italiane (ad eccezione del prestito oneroso da 4 miliardi e rotti in favore proprio di Mps). All’estero invece (vedi Spagna e Regno Unito) si è proceduto alla nazionalizzazione di grosse banche ricorrendo al danaro dei contribuenti europei, grazie al Fondo Salva Stati.

Oltre ai deficit di capitale, la crisi di parte del sistema bancario europeo è imputabile alla qualità sovente insufficiente del capitale dal punto di vista della capacità di assorbimento delle perdite.

Il rafforzamento patrimoniale delle banche è perseguito da Basilea III mediante interventi  volti a migliorare la qualità e ad aumentare la quantità del capitale.
Gli interventi previsti da Basilea III sulla qualità del capitale riguardano in particolare:
 La ricomposizione del patrimonio di vigilanza a favore delle azioni ordinarie e delle riserve di utili.
 L’armonizzazione delle deduzioni.
 L’adozione di criteri più stringenti per la computabilità degli altri strumenti di capitale.
Con riferimento alla quantità del capitale, Basilea III stabilisce, in primo luogo, requisiti minimi più elevati per il capitale di qualità primaria (CET1 e Tier I) di quelli previsti da  Basilea II. In secondo luogo, prescrive alle banche di dotarsi di risorse patrimoniali in  eccesso rispetto ai minimi (buffer addizionali). I buffer previsti da Basilea III sono riserve precauzionali di capitale che le banche dovrebbero costituire quando la  congiuntura è favorevole e il prezzo del capitale è basso, per attingervi quando la  congiuntura è sfavorevole e il prezzo del capitale è alto. Hanno quindi la funzione di  limitare la prociclicità. Se una banca non dispone dei buffer di capitale nella misura  richiesta da Basilea III può continuare ad operare, ma è assoggettata a limiti nella distribuzione degli utili.
Con riferimento alla qualità del capitale, Basilea III prevede una più netta differenziazione  fra le caratteristiche e le funzioni degli strumenti del Tier I e quelli del Tier II: i primi devono  avere piena capacità di assorbimento delle perdite in condizioni di continuità d’impresa (on  a going concern); i secondi devono coprire le perdite in condizioni di crisi (on a gone  concern).

Il patrimonio di vigilanza minimo complessivo, secondo Basilea III, sarà composto dalla  somma di:
1. Il Patrimonio di Base (Tier 1) in grado di assorbire le perdite in condizioni di  continuità d’impresa (going concern). Il Tier I minimo dovrà essere almeno pari al 6% dell’attivo di rischio ponderato, ripartito in due componenti:
a) Patrimonio di qualità primaria (Common Equity Tier I, CET1), che  dovrà essere almeno pari al 4,5% dell’attivo di rischio ponderato;
b) Tier I aggiuntivo (additional going concern capital).
2. Il Patrimonio Supplementare (Tier 2), in grado di assorbire le perdite in caso di  liquidazione (capitale gone concern).
Il patrimonio di vigilanza totale (Tier I + Tier II) deve essere pari ad almeno l’8% dell’attivo di rischio ponderato.

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