LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE: IL GOVERNO PENSA AD UN NUOVO CONDONO.

Pier_Carlo_Padoan_2013

La lotta all’evasione fiscale è bandiera ben sventolata da ogni governo, soprattutto da quelli che si sono di volta in volta succeduti ai vari esecutivi guidati da Silvio Berlusconi. Potenziate le attività e gli strumenti di Fiamme Gialle ed Agenzia delle Entrate, creata l’anagrafe tributaria con la tracciabilità di una serie di movimenti e transazioni anche bancari, con la limitazione per legge dell’uso del contante e con l’obbligatoria adozione di strumenti alternativi, come assegni e mezzi di pagamento (carte di debito e credito, carte prepagate e via dicendo). Spesso però i risultati in termini di recupero non sono poi così tanto soddisfacenti, tanto che ancora oggi il peso – per la società e la collettività nazionali – dell’evasione fiscale viene quantificato per il 2013 dalla Guardia di Finanzna in più di 51 miliardi di euro, cifra di per sé mastodontica. Il britannico Richard Murphy, invece, fondatore di Tax Justice Network, un uomo inserito da International Tax Review nell’elenco delle 50 persone più influenti al mondo in materia di fisco, ha stimato che i soldi sottratti ogni anno alle casse dello Stato italiano ammontino addirittura a 180,2 miliardi di euro.

Una prima misura antievasione che il governo Renzi intende adottare, possibilmente nell’ambito della prossima legge di stabilità, è la c.d. reverse charge sull’Iva. Il governo sta pensando di invertire le regole per il versamento dell’imposta sul valore aggiunto, una delle più evase dai professionisti: a pagare l’Iva sarebbe chi compra mediante autofattura e non più il fornitore, come avviene ora, con i vari passaggi che aumentano la probabilità di evasione fiscale. Attualmente, chi fornisce la merce fattura prima e poi paga al Fisco: con l’inversione contabile, è il venditore al dettaglio (l’acquirente della merce, non il consumatore finale) a pagare direttamente l’imposta sul valore aggiunto allo Stato: si salta un passaggio e si evitano manipolazioni. A giovare così del meccanismo del reverse charge non sarà solo l’Erario ma anche i consumatori finali. Su questi, allo stato attuale, ricade l’intero peso dell’IVA a causa del meccanismo che consente agli acquirenti di far leva sugli intermediari per evitare il pagamento dell’imposta.

Un nuovo condono.

Tra martedì e mercoledì Montecitorio dovrà votare la legge sul rientro dei capitali, ed è pressoché scontanto che la sanatoria verrà estesa anche a chi ha prodotto reddito sommerso in Italia. Nelle intenzioni del governo, il reo – evadere imponibile all’Erario o detenere capitali non denunciati costituisce reato – potrebbe avere più tempo a disposizione per regolarizzare la propria posizione con il Fisco.

Il Mef e Palazzo Chigi, però, sono di fronte ad un bivio. Comprendere nel provvedimento anche una sanatoria penale (già presente, ma non così estesa), ed avere così garanzia del gettito atteso (2 miliardi). Oppure, ridurre questa garanzia penale e rischiare di non incassare i 2 miliardi di una tantum destinati – comunque – a frenare il deficit del 2015 sotto il tetto del 3%.

Il meccanismo che stanno elaborando i tecnici dell’Economia introduce ampie garanzie penali, ma non abbastanza da convincere l’evasore a dichiararsi al Fisco. Diverso e forse anche più smaliziato l’atteggiamento di Palazzo Chigi:  se la Commissione Ue dovesse respingere la legge di Stabilità ed avviare la procedura d’infrazione per l’Italia per mancato rispetto del fiscal compact , tanto vale superare il tetto del 3% di deficit, come anche la Francia, così da avere le risorse necessarie per estendere la riduzione del cuneo fiscale a fasce più alte di reddito.

Non si sa bene dove l’idea sia nata (se alla Cassa od al ministero), ma dalle parti di Via Venti Settembre si comincia a parlare dell’ipotesi che il gettito atteso dal rientro dei capitali (2 miliardi) non finisca nelle casse dello Stato, ma vada a riempire un Fondo pubblico destinato a finanziare gli investimenti o la ricapitalizzazione delle imprese. In tal modo, quelle risorse potrebbero diventare un volano per l’economia reale.

Sempre per le imprese, si parla di un anche sostanzioso nuovo taglio dell’Irap, tale da neutralizzare quasi in toto la voce “costo del lavoro” a carico delle imprese che, però, subiranno una contrazione delle agevolazioni fiscali vigenti, a partire dal credito d’imposta.

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