DOPO LA FIDUCIA ALLA LEGGE DELEGA SUL JOBS ACT OPPORTUNO RIPRENDERE LA LOTTA.

Alexis_Tsipras_die_16_Ianuarii_2012

Il dado è tratto: il governo Renzi ha incassato la (scontata) fiducia dal Senato, compresa quella della minoranza dissidente del Pd sulla delega per il completamento del Jobs Act, la riforma del diritto del lavoro. Una riforma, in quanto “strutturale”, fortemente voluta dall’Europa e “consigliata” più volte all’Italia dalla Troyka (Commissione Ue, Bce, Fondo Monetario Internazionale). Se l’Italia non rende più flessibile il mercato del lavoro, questo il ragionamento della Troyka, sarà difficile rilanciare l’economia, oggi più che ma in stato di recessione. Per altro, come noto, l’Europa (con la Germania in prima fila) subordina le concessioni di deroghe in termini di aderenza perfetta al Fiscal Compact – soprattutto con riferimento al raggiungimento del pareggio di bilancio ed al computo delle spese per gli investimenti nel debito pubblico – proprio al varo di riforme strutturali.

In un sol colpo dunque, il governo, guidato – si badi – da un partito formalmente “socialdemocratico” ed aderente al Pse, cancella anni di conquiste del movimento operaio, culminate con l’adozione dello Statuto dei Lavoratori e del suo articolo 18. Il vecchio contratto a tempo indeterminato, che per decenni ha costituito il modello nei rapporti di lavoro in Italia, verrà infatti sostituito dal “contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio” per i neoassunti. La delega non cita l’articolo 18 e saranno i decreti delegati a definire le fattispecie per le quali si manterrà il reintegro in caso di licenziamento illegittimo. Sicuramente la reintegra sarà prevista per i licenziamenti discriminatori, mentre per quelli disciplinari si chiariranno i confini già messi con la legge Fornero del 2012 (due sole fattispecie danno diritto al reintegro mentre per le altre c’è già l’indennizzo). Sulle interruzioni di rapporto di lavoro per motivi economici è già intervenuta la legge Fornero prevedendo il semplice indennizzo in caso di licenziamento illegittimo, ben poca cosa se rapportato al danno procurato al lavoratore da un’ingiusta cessazione del rapporto di lavoro. La reintegra in caso di ingiusto licenziamento deve essere invece la regola!

Si rivede inoltre la disciplina delle mansioni con la possibilità, in caso di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale di rivedere, in vista della tutela del posto di lavoro, l’inquadramento. Il passaggio da una mansione all’altra diventa piu’ flessibile. Viene rivista anche la disciplina dei controlli a distanza: si apre all’utilizzo delle nuove tecnologie per la ‘sorveglianza’ ed il ‘tele-lavoro’. Si punta infine a semplificare e ad estendere il campo di applicazione dei contratti di solidarietà potenziando l’utilizzo in chiave “espansiva”, per aumentare cioè l’organico riducendo l’orario di lavoro e la retribuzione del personale.

La maggior parte delle novità sono peggiorative per i lavoratori, non solo con riferimento alla disciplina del licenziamento, ma anche con riferimento ai più facili demansionamenti ovvero alla possibilità di vedersi in busta paga, per motivi di solidarietà, somme ancor più misure, con la scusa di creare occupazione. La creazione di nuova occupazione non deve passare per sacrifici dei lavoratori già impiegati, ma al più per agevolazioni in favore dell’azienda che assume e del neoassunto. Lavorare meno, lavorare tutti, ma a parità di salario, come da qualche parte già si applica.

A questo punto risulta improcrastinabile organizzare nel Paese, ma anche nel resto d’Europa, un’ampia e compatta opposizione, che sappia rispondere alle provocazioni  del governo e del capitalismo e dell’alta finanza, che guida le decisioni della Troyka. A questo blocco sociale il difficile compito di rivoltare lo status quo.

Questa Europa non sembra affatto amica dei popoli e dei lavoratori. Ci vuole allora un’altra Europa, sociale e socialista, quella cui fa riferimento, tra gli altri, Alexis Tsipras con Syriza.

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