L’ACQUISTO DEI TITOLI DI STATO DALLA BCE.

Luigi_Zingales_2012

Il Sole 24 Ore dello scorso 5 ottobre ha ospitato un interessante redazionale dell’economista “liberal” Luigi Zingales, dal titolo Bruxelles faccia rotta sull’Unione fiscale. Zingales sostiene che per rilanciare l’economia dell’eurozona sia necessario varare una volta per tutte, dopo l’unione monetaria, anche quella fiscale, altrimenti la soluzione è la separazione consensuale tra gli Stati membri, tentando ciascuno di far proprio qualche vantaggio dalla partecipazione all’unione monetaria o quantomeno di attenuare i danni.

Il prospettato quantitative easing, l’acquisto diretto di titoli di Stato da parte della Bce, che Mario Draghi da qualche tempo annuncia, accompagnato dall’esplicita opposizione della Germania (governo, Buba, economisti), che pure ha avuto il merito di stimolare l’ottimismo dei mercati su quotazione e differenziale degli stessi, è già uno strumento di politica fiscale.

Il professore offre una risposta a come mai i tedeschi si oppongano ai propositi di Mario Draghi di lanciare il Quantitative Easing, l’acquisto di titoli di Stato da parte della Bce, al fine di immettere maggiore liquidità. Zingales non ha dubbi che i tedeschi abbiano ragione sul fatto che queste manovre violino lo spirito dei trattati costitutivi. “La Bce è stata creata con un divieto assoluto di operare manovre fiscali, quali la monetizzazione del debito. Per quanto limitati, gli acquisti di titoli con del rischio di credito (come proposto da Draghi) hanno una componente fiscale. Se le società emittenti quei titoli fanno default, la Bce non può rivendere sul mercato i titoli e quindi ha di fatto monetizzato parte del debito. Date le restrizioni in termini di qualità di credito imposte dalla Bce, questa è una possibilità alquanto remota. Ma agli economisti tedeschi questo non importa: è il principio. Combattono questa battaglia sapendo di perdere, per vincere la guerra: bloccare qualsiasi mossa futura della Bce. L’eurozona è un’unione monetaria, non fiscale e non permetteranno mai che lo diventi attraverso manovre scellerate“.

Il problema fondamentale dell’area euro è, come noto, la deflazione. Luigi Zingales afferma che per combattere la deflazione in Europa non basta il quantitative easing (Qe). Soprattutto non basta il quantitative che la Bce è in grado di fare. Gli unici titoli che la Bce può comprare sono i titoli che in condizione normale la Bce può prendere a garanzia per operazioni di finanziamento. “Proprio perché facilmente riscontabili, questi titoli avevano già sul mercato un valore vicino alla pari prima dell’annuncio del Qe. Quindi il Qe non può funzionare aumentando il valore di questi titoli in portafoglio alle banche. Ma non può neppure funzionare aumentando la liquidità in mano alle banche, perché questi titoli erano già impegnati presso la Bce in operazioni di pronti contro termine. Trasformare un pronti contro termine in un acquisto dei titoli da parte della Bce aumenta la liquidità delle banche solo per l’ammontare dell’haircut, ovvero per il margine che la Bce richiedeva in queste operazioni. Presumibilmente questo margine è molto limitato, perché la Bce già da tempo sta cercando di pompare liquidità nel sistema. Ergo l’impatto sarà limitato“.

Ma allora perché Draghi si ostina a spingere questa strategia? Perché non ha altre armi nel suo arsenale. Anzi, perfino queste armi spuntate generano l’opposizione da parte dei tedeschi, che le vedono come illegali secondo i trattati. Anche qui i tedeschi hanno ragione. Le decisioni fiscali sono di competenza dell’autorità fiscale in cui i cittadini sono rappresentati, non di un’autorità monetaria. La strategia tedesca è quella di trascinare il problema il più a lungo possibile, perché questa situazione di stallo beneficia il loro Paese. Per l’Italia e tutto il sud d’Europa questo stallo è devastante. Rimandare il problema non aiuta a risolverlo e ci costa in termini di disoccupazione e desertificazione industriale.

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