FINANZIAMENTI BCE INSUFFICIENTI A COMBATTERE LA CRISI

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Uno dei pilastri della nuova politica monetaria della Bce sono i Tltro, finanziamenti destinati ad imprese e famiglie tramite il sistema bancario. La prima tranche ha dato però risultati deludenti: dalla sola Italia ci si attendevano richieste all’ente erogante, la banca centrale medesima, piuttosto consistenti, pari ad almeno 75 miliardi di euro, compresi quelli rispondenti ad esigenze di Cassa Depositi e Prestiti.

Alla fine dalle banche italiane sono stati richiesti appena 23 miliardi, corrispondenti comunque al 28% del totale. Un totale di 255 banche dell’Eurozona ha ottenuto 82,6 miliardi di euro, contro aspettative dei mercati finanziari di almeno 100 miliardi. Il valore mediano indicato da operatori interpellati dall’agenzia Bloomberg era invece di circa 170 miliardi di euro.

In Italia campione delle richieste è stata Unicredit con 7,7 miliardi, seguita da Intesa San Paolo con 4 e Banca Monte dei Paschi di Siena con 3, ed a seguire gli altri principali istituti di credito. Su questo strumento la Bce faceva grande affidamento per rilanciare, attraverso il canale bancario, la sofferente economia reale continentale e così pure Pil e tasso di inflazione. In realtà, così come strutturati, i Tltro (Targeted long term refinancing operation) hanno una disciplina “difettosa”: dipendono dalla richiesta degli intermediari bancari, che è libera e non invece correlata alla domanda di credito e alla effettiva esigenza di credito di imprese e famiglie; è vero che sono prestiti vincolati, ma le banche che non utilizzano detti finanziamenti per il fine cui sono destinati  (prestiti a famiglie ed imprese), sono obbligate a restituire i fondi utilizzati in modo difforme in un arco temporale piuttosto ampio (2 anni). Tutte queste considerazioni, unitamente al primo flop nel collocamento, fanno pensare ad un chiaro depotenziamento dello strumento.

Nelle prime due operazioni (i risultati della prossima verranno annunciati l’11 dicembre), le banche europee hanno comunque la possibilità di richiedere fino a 400 miliardi di euro. I finanziamenti sono a 4 anni al tasso fisso di 0,15%. Secondo diversi analisti del settore bancario, molti istituti hanno preferito aspettare l’asta di dicembre, quando saranno stati chiariti gli esiti dell’esame condotto dalla Bce stessa sui bilanci bancari (in pubblicazione a fine ottobre) e degli stress test dell’Eba e quando ci sarà qualche indicazione sul programma di acquisti di titoli cartolarizzati (Abs) e di covered bond da parte dell’Eurotower, che a sua volta partirà il mese prossimo. La Bce realizzerà poi altre sei aste nel 2015 e nel 2016.

Il punto è che le banche non possono concedere prestiti a chiunque, ma solo a chi mostra di essere in possesso di un adeguato merito creditizio, anche alla luce dei rigidi vincoli di Basilea III. Dunque le richieste di liquidità alla Bce da parte delle singole banche sono condizionate anche al rispetto di tali parametri. Va inoltre aggiunto che, come di recente riconosciuto anche dall’agenzia di rating Fitch, le operazioni di rifinanziamento mirate all’economia reale, contengono requisiti che le banche del sud Europa troveranno più difficili da soddisfare. L’agenzia di rating avverte addirittura che i fondi Tltro potrebbero essere utilizzati principalmente per sostituire le Ltro esistenti con scadenza a gennaio e febbraio 2015, sebbene le banche di Spagna, Italia, Portogallo e Grecia dovrebbero approfittare del tasso basso delle Tltro, stabilito al tasso di rifinanziamento principale, tagliato allo 0,05% il 4 settembre.

Nelle scorse settimane le banche italiane hanno venduto BoT per “abbellire” i bilanci in vista della chiusura dei conti trimestrali, ed alla fine di settembre hanno ricomprato i BoT in asta per “parcheggiare” i fondi ricevuti dalla Bce stessa con i recenti finanziamenti Tltro. Il principale motivo per cui il collocamento dei BoT semestrali da un lato ha mostrato rendimenti in rialzo rispetto all’asta di agosto (dallo 0,136% allo 0,232%) e dall’altro ha registrato una forte domanda, è probabilmente questo: le banche nelle scorse settimane hanno venduto, ed il 26 settembre in parte ricomprato, tutto all’approssimarsi della chiusura del terzo trimestre 2014. Nelle sedute precedenti al 30 settembre le banche hanno cercato di fare un po’ di “maquillage” sui bilanci e quest’anno hanno utilizzato almeno parte dei fondi Tltro per acquistare titoli di Stato, soprattutto Bot a scadenza semestrale, il cui rendimento in un mese è praticamente raddoppiato. Quest’anno entro il 30 settembre le banche europee sottoposte agli esami della Bce hanno potuto porre in essere tutte le azioni correttive necessarie per aumentare le propria forza patrimoniale: l’Eurotower prevede infatti che la valutazione finale tenga conto di tutte le operazioni di rafforzamento effettuate – appunto – entro e non oltre il 30 settembre.

Dunque i fondi messi a disposizione con i Tltro vengono già utilizzati, almeno temporaneamente, per finalità diverse rispetto a quelle naturali, cioè per azzerare le esposizioni più a breve – Ltro – con la Bce, ovvero per acquistare titoli di Stato per lucrare sulle cedole, anche perché a ciò non osta la specifica disciplina di queste linee di credito. Fitch aggiunge che alcuni istituti di credito potrebbero finire con il dover rimborsare i fondi Tltro a settembre 2016, due anni prima della scadenza ma avranno comunque beneficiato di due anni di finanziamenti a condizioni favorevoli. Spetterà alle stesse valutare i costi per il rimborso anticipato e di allocazione del capitale per nuovi impieghi o per il potenziale deterioramento della qualità e gli asset.

Per Francesco Garzarelli, di Goldman Sachs, tuttavia, la combinazione di Tltro e acquisti di Abs può avere un effetto prociclico, rafforzando la ripresa: le misure avranno maggiore impatto se l’economia dell’Eurozona si stabilizzerà aumentando la creazione di credito e quindi innestando un circolo virtuoso.

Tutte le perplessità esposte ci portano sempre più a concordare con quegli economisti (Luigi Zingales, Guglielmo Forges Davanzati, Paul Krugman, Jean Paul Fitoussi, Joseph Stiglitz) e con Alexis Tsipras a ritenere più efficaci misure come il finanziamento diretto agli Stati membri. Gli Stati soffrono meno vincoli in termini di erogazione di credito (tipo Basilea III), anche se sottostanno ai parametri del Fiscal Compact (rapporto deficit/Pil massimo 3%; debito pubblico al 60% del Pil), che andrebbero superati. Ciò non escluderebbe un finanziamento concorrente al sistema bancario per il raggiungimento dei medesimi obiettivi. Certo soggetti non propriamente bancabili o start up andrebbero sostenuti dagli Stati, semmai anche con fondi Bce. Infine va segnalato che anche in Italia si va verso la disintermediazione del credito, con il riconoscimento in capo a compagnie assicurative, equity fund, organismi di investimento collettivo, del potere di erogare credito ad imprese e famiglie, come concorrenti rispetto alle banche.

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