CORPORATE BOND ALLA RISCOSSA!

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Grazie soprattutto a tassi e rendimenti molto bassi, ed ai venti favorevoli al Vecchio Continente – anche se incominciano ad incresparsi, dopo le notizie relative alla deflazione italiana ed al momentaneo fermo della locomotiva germanica – gli esperti prevedono per gli ultimi quattro mesi dell’anno emissioni record di corporate bond, e ciò dunque nonostante la crisi e dati e previsioni tutt’altro che favorevoli per l’economia italiana ed in parte anche europea.
Gli addetti ai lavori si aspettano che il mercato obbligazionario resti un grande canale di finanziamento per le imprese italiane anche nella seconda metà dell’anno, canale alternativo e complementare a quello bancario, sempre più asfittico a causa del credit crunch. D’altronde il sistema bancario, con una crisi di liquidità non ancora completamente alle spalle e con i rigidi parametri di Basilea III vincolanti in tema di erogazione e qualità del credito, non è ancora nelle condizioni di ritornare ad essere buon partner delle imprese, in specie di quelle medio-piccole. Non a caso, il governo Renzi ha di recente approvato delle misure che favoriscono l’emissione dei c.d. minibond da parte delle Pmi, purchè le operazioni di emissione e collocamento siano curate da banche e/o intermediari vigilati, cui spetterebbe anche l’arduo compito di garantire, almeno in parte, la liquidità dei titoli sul mercato secondario. Il governo, prendendo a spunto realtà e regolamentazione americana, ha varato provvedimenti che prevedono la possibilità anche per compagnie assicurative, fondi ed in genere Oicr, di concedere credito alle imprese, contribuendo così ad accrescere il fenomeno della disintermediazione.
Un po’ per rifinanziare i vecchi bond che pagano cedole troppo elevate, un po’ per ottimizzare i debiti e un po’ per finanziare le recenti acquisizioni, le aziende italiane emetteranno prestiti obbligazionari almeno per un importo simile a quello visto da inizio anno fino ad oggi. Cioè 23 miliardi di euro. O, quantomeno, 15 miliardi: cioè pari ai bond emessi fino ad oggi solo per ristrutturare i debiti aziendali. Se così fosse, il 2014 potrebbe diventare l’anno record per le emissioni di corporate bond in Italia, superando i 32 miliardi del 2009 e i 31 del 2012.
Molte aziende stanno rifinanziando prestiti bancari e bond di vecchia data, emessi quando i tassi sui mercati erano più elevati. Questo trend continuerà nella seconda parte dell’anno, perché le aziende approfittano del momento favorevole di mercato per ottimizzare la struttura del debito. Dato che oggi i tassi d’interesse sono molto più bassi rispetto a un tempo, grazie al fatto che la Bce li ha tagliati ai minimi storici, alle aziende conviene ricomprare i bond “vecchi” e emetterne di nuovi.
Negli ultimi mesi molte aziende, da Telecom a Hera fino a Piaggio, hanno effettuato operazioni di questo tipo: buy-back su vecchi bond e contestuale o successiva emissione (con risparmio in termini di interessi) di nuovi titoli. Si chiama «liability management». Operazioni che servono per ottimizzare la struttura dell’indebitamento delle aziende. Ma c’è anche un altro fenomeno che potrebbe ulteriormente favorire le emissioni di obbligazioni da parte delle aziende italiane: le acquisizioni. Per esempio quella realizzata a luglio da Gtech (ex Lottomatica), che ha comprato negli Usa International Game Technology per 6,4 miliardi di dollari. Ebbene: buona parte del debito, secondo alcune indiscrezioni raccolte sul mercato, sarà rifinanziato proprio con grandi emissioni di bond nei prossimi mesi
il clima sui mercati sta – come anticipato – cambiando ultimamente: nelle ultime settimane, infatti, gli investitori internazionali hanno iniziato a guardare l’Europa con maggiore “freddezza”, a causa del rallentamento economico e della crisi in Ucraina. Questo rischia di cambiare il trend e di bloccare la strada – o quantomeno di renderla in salita – alle imprese italiane.
Il rischio c’è, ma gli addetti ai lavori non vedono ancora particolari problemi. Un recente sondaggio condotto da Rbs tra gli investitori internazionali dimostra che il 70% di loro resta positivo sull’Europa, anche perché nei prossimi mesi assisteremo alla separazione delle politiche monetarie di Fed e Bce: la banca centrale europea resterà dunque un sostegno per il mercato obbligazionario.
Per questo Rbs prevede che i corporate bond in Europa registreranno performance migliori rispetto a quelli di Usa e Gran Bretagna. E questo gioverà all’Italia. Insomma: le aziende italiane potranno continuare a rifinanziare i debiti e a finanziare le loro acquisizioni con i bond.

I minibond.
L’introduzione dei minibond era stata pensata sopratutto per dotare le aziende meritevoli di un mezzo di approvvigionamento di finanza fresca meno invasivo del Private Equity e meno difficile dell’azionario. Una delle direzioni da prendere sarà quella di portare le obbligazioni di queste piccole medie imprese sempre di più verso i mercati internazionali accoppiando la valorizzazione delle PMI attraverso una buona documentazione redatta secondo gli standard internazionali con una buona dose di investor relations e qualche road show all’estero (cfr. MINIBOND TRA AGEVOLAZIONI DI LEGGE E CRISI DEL MERCATO DEI CORPORATE BOND.

https://economiaefuturo.wordpress.com/2014/08/05/minibond-tra-agevolazioni-di-legge-e-crisi-del-mercato-dei-corporate-bond/

)

Essendo un’operazione di Capital Markets, il minibond potrebbe essere “vissuto” nella sua completezza non solo dal punto di vista meramente finanziario. Uno dei casi che può far capire come il marketing finanziario possa esser associato ad un buon desk di collocamento è il Burrito Bond emesso da una catena di ristoranti messicani inglese, che attraverso il crowfunding è andato addirittura in overfunding. In questo caso  il marketing digitale ha supportato questa operazione in maniera eccelsa. In Italia si ha poca dimistichezza con i capital markets visto che si dimentica spesso la potenza della componente pubblica di questo tipo di operazioni, si tende spesso a pensarle sempre come operazioni private. La direzione corretta, visto il clima economico, è quella di dotare gli emittenti di collocatori internazionali, spingendo la conoscenza degli investitori di qualche nostro gioiello del made in italy che molto spesso è nascosto da barriere linguistiche ed asimmetrie informative .

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