BANCHE ITALIANE: CHIUDONO LE AGENZIE, MA SI AMPLIANO I CANALI ALTERNATIVI (WEB ED ATM)

ghizzoni

Qualche giorno fa abbiamo incominciato ad affrontare l’argomento dell’automazione delle banche, cercando di descrivere il progetto di Unicredit che prevede, partendo da alcune filiali pilota, la totale chiusura delle casse: il cassiere verrà dunque sostituito da uno sportello automatico evoluto, molto simile agli Atm evoluti già a disposizione della clientela da alcuni anni, che farà al posto loro tutte le principali operazioni di cassa (l’articolo cui ci riferiamo è WE NEED BANKING, WE DON’T NEED BANK. IN BANCA RISCHIA DI SALTARE IL CASSIERE

https://economiaefuturo.wordpress.com/2014/08/02/we-need-banking-we-dont-need-bank-in-banca-rischia-di-saltare-il-cassiere/ ).

L’opzione strategica di Unicredit che, stando ad indiscrezioni verrà a breve seguita da altri importanti gruppi bancari, tra cui Montepaschi, non è qualcosa di astruso, ma è conseguenza delle mutazioni oramai irreversibili dettate dall’informatica e dall’automazione. I clienti delle banche operano sempre più online e le filiali si svuotano. Negli ultimi due anni nelle banche italiane c’è stato un calo delle operazioni allo sportello del 40 per cento. Non solo: iniziano a offrire servizi di tipo bancario anche i colossi del web come Amazon, Google e Facebook, solo per citarne alcuni, alimentando così il fenomeno della disintermediazione, e c’è la possibilità che un giovane di oggi diventi adulto senza aver mai messo piede in un istituto di credito.

Nelle scorse settimane il top management di Unicredit, secondo gruppo bancario in Italia e in Germania, e il più presente all’estero, ha illustrato ai suoi 5.200 dirigenti un progetto rivoluzionario: si chiama Open, sarà operativo dal 3 novembre e prevede di cambiare profondamente il rapporto con il cliente. Introducendo anche delle innovazioni, come la vendita di case, televisioni o macchine per il fitness, che possono lasciare un po’ perplessi. Ma sulle quali l’amministratore delegato del gruppo, Federico Ghizzoni, 58 anni, intervistato da Panorama,  punta molto. A fine 2009 circa il 70 per cento delle transazioni dei clienti di Unicredit erano effettuate nelle filiali. Oggi siamo al 22 per cento. Un cliente che usa mediamente i canali alternativi interagisce con la sua banca circa 200 volte in un anno, ma si presenta allo sportello appena 4 o 5 volte.  L’economia è in crisi, le banche molte pure sono in crisi e sono tentate a ridurre i costi, sia quelli amministrativi sia quelli del personale, più nello specifico. In tal senso hanno la benedizione della Banca d’Italia che, in più d’una circostanza, ha incitato le istituzioni creditizie a tagliare il numero di filiali sul territorio nazionale.

La sfida sta negli investimenti in nuove tecnologie, che tutte le banche effettuano o effettueranno in un prossimo futuro. Quanto ad Unicredit, in cinque anni, da qui al 2018, sono previsti investimenti per 4,5 miliardi in parte anche per migliorare e sviluppare nuovi canali distributivi, con un’enfasi particolare proprio sulla tecnologia. Nell’intervista rilasciata a Panorama, Ghizzoni afferma che  “dovremo integrare meglio i vari canali, affinché il cliente possa iniziare un’operazione con il tablet, continuarla con un pc e finirla nella filiale in modo fluido, senza alcun problema, e fare in modo che la sua filiale sappia tutto su quella operazione … Oggi il 42 per cento dei nostri clienti utilizza la banca con mezzi multicanale: il 13 per cento li chiamiamo «nativi digitali» perché usano solo strumenti di nuova generazione e il 29 per cento utilizza la banca solo attraverso gli Atm, cioè i bancomat evoluti. Infine: passare da una banca che dall’alto dice al cliente che cosa va bene per lui a una banca che è in grado di fornirgli un servizio su misura”.
Il numero delle filiali andrà dunque ridimensionato. È una via obbligata: oggi solo il 16 per cento della clientela Unicredit utilizza i servizi allo sportello. Secondo Ghizzoni nelle filiali di nuova generazione, che saranno circa 2 mila entro il 2016, non ci sarà più la figura classica del cassiere: “I colleghi diventano consulenti che dispongono di tutte le informazioni sul cliente e sono quindi in grado non solo di effettuare le tradizionali operazioni di cassa con una macchina elettronica di nuova generazione che fa tutto in pochi secondi, ma di offrire i servizi e i prodotti più adatti alle sue esigenze”.
L’elettronica, e soprattutto la telematica, consentono di ottimizzare i servizi da prestare al cliente e si pensa di vendere i mutui anche online, anche se il contratto vero e proprio necessita il più delle volte, di un notaio e della firma del direttore di filiale. In tema di assicurazioni auto sarà possibile presto anche farsi stampare da un bancomat evoluto il preventivo e poi anche acquistare la polizza direttamente dal bancomat, attraverso un sistema che attribuisca la forza di una firma ordinaria alla digitazione del pin per l’accesso alla macchina, un po’ come succede con la digitazione di username e password per acquistare una polizza online.
Nella banca del futuro prossimo, in filiale, si venderanno anche articoli diversi come televisori, pc. Potrebbero anche trasformarsi in succursali di concessionari moto ed auto. La cosa non è impossibile, è già accaduto in alcuni casi, e già una decina di anni fa, anche in Francia e Regno Unito. Tutto ciò comporta un ripensamento profondo del modo di fare banca e della sua organizzazione.  L’attenzione maggiore all’online banking ha indotto, per esempio, Banca Monte dei Paschi di Siena, a varare Widiba, una banca online costruita con gli utenti come un social. Banche solo telematiche in Italia c’erano già, come IW Bank o Fineco, spesso accompagnate da una rete più o meno capillare di promotori finanziari. Anche Widiba punterà sull’integrazione “multicanale” tra web, promotori finanziari e, del caso, filiali. Ma anche il Gruppo Mps punterà allo snellimento della rete tradizionale di filiali ed agenzie. E’  dunque questo il nuovo modello di banca, con tagli ai costi del personale ed ai costi fissi in generale. La banca, dicono da più parti, ha bisogno di figure professionali nuove: consulenti in grado di indirizzare i propri clienti e di perfezionare delle vendite. Questa rivoluzione, però, non piace tanto alle organizzazioni sindacali …

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