LE BALLE SPAZIALI DI MATTEO E LA RECESSIONE ITALIANA.

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“A fine anno saremo molto più vicini all’uno per cento di crescita del Pil che non allo 0,8 percento” (Matteo Renzi, 29 aprile 2014). “Ci sono segnali di ripresa importanti. I numeri relativi al Pil sono sostanzialmente uguali a quelli di Francia e Germania (Idem, 16 maggio). “Sarà molto difficile arrivare alla stima dello 0,8 percento di crescita contenuta nel Def” (Idem, 24 luglio).

Sono solo alcune delle facili esternazioni del giovane Presidente del Consiglio, espresse a sostegno del Def e delle misure di recente adottate dall’esecutivo in favore del reddito e del lavoro, con il famoso bonus fiscale da 80 euro in evidenza. Nonostante non sia nè il primo né l’ultimo, il Matteo nazionale si è prodotto sino all’ultimo nella confutazione della realtà dei numeri e della logica della più spicciola economia – quella dei conti della serva – trovando di tanto in tanto conforto in alcune previsioni piuttosto favorevoli per l’anno ancora in corso, per esempio quelle di Moody’s. Negli ultimi giorni però, il premier si è dovuto in qualche modo arrendere dopo la diffusione dei dati e delle previsioni di Bankitalia (crescita se va bene allo 0,2 percento) e delle statistiche Istat sul primo semestre, che fotografano un paese in recessione, come purtroppo da noi – e non solo da noi – visto e previsto, e non perché siamo dei gufi, come il premier ama descrivere chi non la pensa come lui, ma forse perché siamo reali, anzi realisti, come le aquile reali. Il neoaffabulatore di casa nostra ha risposto ai dati dicendo che le riforme costituzionali in corso di approvazione serviranno a puntellare la situazione ed a dare nuovo slancio all’economia italiana, come se qualcosa che attiene al funzionamento delle massime istituzioni nazionali possa contribuire alle dinamiche dell’economia domestica, produrre ricchezza ed incitare la circolazione delle merci e l’acquisto di prestazioni e servizi. Se poi si aggiunge che Renzi è in aperto contrasto con il commissario alla spending review Carlo Cottarelli e con il titolare del Dicastero dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il quadro diviene completo. E se è vero che le politiche economiche sono dettate e portate a compimento dai politici, è pur vero che le stesse, per riuscire, non possono contrastare con la tenuta dei conti e con logica e matematica.

La mazzata di Confcommercio sul bonus di 80 euro.

A continuare a raffreddare gli ormai esangui entusiasmi del governo Renzi, è arrivata ieri Confcommercio, che per bocca del suo presidente nazionale, Carlo Sangalli, ha fatto sapere che il bonus di 80 euro deciso dal governo “e’ stato percepito dai consumatori come una misura episodica e non strutturale, redistributiva e non per la crescita”. “La crescita – dice Sangalli – deve essere invece la priorita’ nell’agenda di governo” e per tornare a crescere “non ci sono scorciatoie, e’ necessario abbattere la pressione fiscale”. Commentando gli indicatori dei consumi di Confcommercio, Sangalli sottolinea che il 2014 “sara’ ancora un anno di transizione e se continua cosi’ rischia di compromettere anche le prospettive di crescita del 2015”. Il presidente della Confederazione ha ricordato che tutti gli indicatori economici sono negativi eccetto il dato sull’occupazione e ha aggiunto che “in questo quadro il bonus di 80 euro, anche se ha mosso qualcosa, non e’ certo riuscito a provocare uno shock sui consumi e a stabilizzare la fiducia, sconfiggendo l’incertezza”. Secondo Sangalli il bonus “va nella giusta direzione, anche se ha ingiustamente escluso i lavoratori indipendenti” ma e’ stato percepito “come una misura episodica e non strutturale”. La crescita, ha concluso Sangalli, “deve essere invece la priorita’ nell’agenda di governo perche’ solo cosi’ eviteremo l’ennesima manovra collettiva. E per tornare a crescere non ci sono scorciatoie, e’ necessario e urgente abbattere la pressione fiscale utilizzando le risorse derivanti dal taglio della spesa pubblica improduttiva e dal contrasto all’evasione e all’elusione fiscale”.

E, purtroppo, non poteva essere diversamente, visto che è sotto gli occhi di tutti come i saldi non siano andati poi così bene nei principali negozi di abbigliamento e come molte attività di vendita al dettaglio chiudono o rischiano la chiusura. Anche l’industria turistica quest’anno batte la fiacca, a causa della crisi italiana, che ha portato circa il 70 percento degli italiani a non andar via di casa per trascorrere almeno in parte le proprie vacanze.

Anche noi, in tempi non sospetti, ci siamo permessi di esprimere i nostri dubbi sull’efficacia del bonus fiscale e sulla sua sostenibilità finanziaria (cfr. per es. PROMESSE MENO TASSE ED UN AMPLIAMENTO DEL “BONUS” DA 80 EURO, MA ANCORA NON SI VEDE UN VERO CAMBIO DI ROTTA

https://economiaefuturo.wordpress.com/2014/06/23/promesse-meno-tasse-ed-un-ampliamento-del-bonus-da-80-euro-ma-ancora-non-si-vede-un-vero-cambio-di-rotta/

La recessione confermata dall’Istat.

Che le cose non vadano bene per l’Italia e che dunque non autorizzino a facili ottimismi, lo conferma anche l’Istat. L’Italia scivola in recessione per la terza volta dal 2008 e ora si teme che l’intero 2014 chiuda con il segno meno mettendo in ulteriore tensione i conti pubblici e il governo di Matteo Renzi.

Secondo i dati preliminari di Istat, nel secondo trimestre del 2014 il Pil è diminuito dello 0,2% in termini congiunturali – toccando a livello nominale il punto minimo degli ultimi 14 anni – dal calo dello 0,1% dei primi tre mesi dell’anno. La mediana delle stime raccolte da Reuters fra gli analisti indicava un aumento dello 0,2%. La diffusione del dato ha fatto di Piazza Affari il peggiore dei listini europei, con l’indice Ftse Mib in calo del 2,54% attorno alle 15,40, mentre la forbice Btp/Bund sul tratto decennale si è aperta oltre 170 pb per la prima volta dall’11 luglio.

La variazione del Pil acquisita per il 2014 è ora pari a -0,3% contro la crescita dello 0,8% prevista ad aprile dal Tesoro in parallelo con un deficit/pil al 2,6%.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha detto che, nonostante l’andamento dell’economia peggiore delle stime, il disavanzo resterà sotto il tetto Ue del 3% senza manovre aggiuntive. Renzi, che ha puntato sia a livello interno che europeo sulla necessità di rilanciare la crescita, risulta, comunque, politicamente indebolito.

L’economia italiana decresce dal terzo trimestre 2011, con l’unica eccezione del quarto trimestre 2013. Nel secondo trimestre di quest’anno il Pil è sceso su base annua dello 0,3% (undicesimo calo tendenziale consecutivo) rispetto al -0,4% del trimestre precedente, rivisto da -0,5%. Istat sottolinea che, “dal lato della domanda, il contributo alla variazione congiunturale del Pil della componente nazionale al lordo delle scorte risulta nullo”.

Recentemente, Fmi e Bankitalia hanno rivisto al ribasso le stime sul Pil per il 2014 rispettivamente a 0,3 e 0,2%. Il mese scorso anche Renzi aveva annunciato che sarebbe stato “molto difficile” centrare il target di 0,8%. Alla luce dei primi due trimestri le stime del governo appaiono del tutto irrealistiche e fra gli economisti c’è chi indica una decrescita anche per il 2014 dopo il -1,9% del 2013. Una nota positiva viene dalla produzione industriale che in giugno ha messo a segno un aumento dello 0,9% su mese, contro un +0,7% atteso dagli analisti. Si tratta del valore più alto dallo scorso gennaio.

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