MENTRE IL MEZZOGIORNO SPROFONDA, COTTARELLI VA VERSO LE DIMISSIONI.

commissario cottarelli

Mentre ieri, 30 luglio 2014, venivano diffusi i drammatici dati dello Svimez sull’economia del Mezzogiorno, nella stessa giornata si consumava uno strappo, forse con conseguenze gravi ed irreversibili, tra il governo Renzi ed il commissario per la spending review, Carlo Cottarelli. Motivo del contendere i continui saccheggi, da parte dei parlamentari della maggioranza, nei futuri fondi derivanti dalla revisione di spesa; in particolare, in assenza di copertura finanziaria ora per allora, si è spesso tentato di far passare i provvedimenti facendo un generale riferimento alla spending, facendole così perdere di efficacia ed autorevolezza. Ciò avrebbe portato Cottarelli a minacciare le proprie dimissioni.

Cottarelli ha sempre sostenuto la politica dei tagli come ricetta per salvare i bilanci. Sul suo blog, il 30 luglio, il commissario aveva stigmatizzato la prassi parlamentare di autorizzare nuove spese indicando, come copertura finanziaria, «future operazioni di revisione della spesa o, in assenza di queste, tagli lineari delle spese ministeriali». Le indiscrezioni circolate sulle sue dimissioni hanno preoccupato le banche estere che operano in Italia. In una nota l’Aibe, l’associazione delle banche estere, ha espresso «forte preoccupazione per il rischio di un contraccolpo, che determini un abbandono degli operatori internazionali nella sottoscrizione dei titoli di stato, anche in conseguenza di turbative sui mercati internazionali derivanti dal possibile default argentino». In particolare, spiega la nota, «le difficoltà che riscontra il commissario Cottarelli nel portare avanti la decisiva questione della riduzione della spesa pubblica, e il probabile accantonamento dell’ennesimo tentativo di un severo controllo del debito pubblico – vera palla al piede per la competitività economica – sono una autentica gelata agostana che rischia di peggiorare notevolmente le potenzialità del sistema Italia».

Il Rapporto Svimez sul 2013. E’ un Paese “spaccato”, “diviso e diseguale dove il sud scivola sempre più nell’arretramento” quello che emerge dal rapporto Svimez. Il Pil del Sud nel 2013 è “crollato del 3,5% contro il -1,4% del centro Nord; negli anni di crisi 2008-2013 “il Sud ha perso il 13,3% con il 7%”. Il divario di Pil pro capite è tornato ai livelli di 10 anni fa. La situazione del Mezzogiorno non è molto migliore di quella della Grecia. 

Il Sud è oggi “una terra a rischio desertificazione industriale e umana, dove si continua a emigrare, non fare figli e impoverirsi: in cinque anni le famiglie assolutamente povere sono aumentate di due volte e mezzo, da 443mila a 1 milione e 14mila nuclei”. “Le tendenze più recenti segnalano che al Sud si concentra oltre l’80% delle perdite dei posti di lavoro italiani”. Lo evidenzia il rapporto Svimez: il 2013 ancora in calo “riporta il numero degli occupati del Sud per la prima volta nella storia a 5,8 milioni”, il livello più basso delle serie storiche, disponibili dal 1977.

Riprende e si incrementa l’emigrazione dal Sud, e “si fanno meno figli”. “In dieci anni, dal 2001 al 2011 sono migrate dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord oltre 1 milione e mezzo di persone, di cui 188 mila laureati. Il tasso di fecondità al Sud è arrivato a 1,34 figli per donna, ben distanti dai 2,1 necessari a garantire la stabilità demografica, e inferiore comunque all’1,48 del Centro-Nord”. Nel 2013, registra il rapporto Svimez, “al Sud si sono registrate solo 180mila nascite, un livello che ci riporta al minimo storico registrato oltre 150 anni fa, durante l’Unità d’Italia. Pericolo da cui il Centro-Nord finora appare immune: con i suoi 388mila nuovi nati nel 2013 pare lontano dal suo minimo storico di 288mila unità toccato nel 1987. Il Sud “sarà quindi interessato nei prossimi anni da un stravolgimento demografico, uno tsunami dalle conseguenze imprevedibili, destinato a perdere 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni, arrivando così a pesare per il 27% sul totale nazionale a fronte dell’attuale 34,3%”.

Centro-Nord in ripresa, il Meridione no – Le stime dello Svimez prevedono un “Centro-Nord in lieve ripresa” mentre “il Sud no”, in una Italia che così “continua a essere spaccata in due”. Nel 2014 “il Pil italiano dovrebbe crescere dello 0,6%, quale risultato del +1,1% del Centro-Nord e del -0,8% del Sud”. I consumi delle famiglie “crescono al Centro-Nord nel 2014 dello 0,3% e nel 2015 dello 0,7%, al Sud rispettivamente si registra un calo dello 0,5% e dello 0,1%. Giù anche gli investimenti: nel 2014 il Sud segna -1,1% contro -0,4% del Centro-Nord”. Previsioni di segno opposto anche sul fronte dei posti di lavoro: “-1,2% al Sud nel 2014, cui corrisponde +0,2% nel Centro-Nord. Se confermati questi dati porterebbero al Sud nel 2014 rispetto al 2007 a quasi 800mila posti di lavoro in meno (pari a una flessione del 12%)”.

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