LE BUGIE DEL GOVERNO RENZI E LE (MEZZE) VERITA’ DI BANKITALIA.

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Bankitalia taglia le stime del Pil: +0,2% nel 2014. Nel Bollettino economico dell’istituto emesso lo scorso gennaio Palazzo Koch stimava per quest’anno un Pil in crescita dello 0,7%, mentre il Governo addirittura prevedeva un + 0,8%, grazie anche agli effetti positivi del bonus fiscale da 80 €. Anche via Nazionale si allinea dunque agli altri istituti che nei mesi scorsi avevano riallineato al ribasso le previsioni di crescita del Pil quest’anno (+0,2% CsC Confindustria, +0,3% Prometeia, crescita piatta il Ref) mentre il governo resta fermo al +0,8% contenuto nel Def di aprile. Il Bollettino rivede al rialzo, invece, la stima del Pil 2015: da +1% a +1,3%. In questo caso il miglioramento si deve «principalmente» alle misure espansive decise a giugno dalla Bce, che secondo gli economisti di Bankitalia, potrebbero avere sul Pil italiano un effetto positivo pari all’1,0% nel triennio 2014-2016.
Banca d’Italia prevede «una ripresa moderata, non esente da significative incertezze» con il Pil che «crescerebbe attorno allo 0,2 per cento nella media dell’anno in corso, con rischi al ribasso e aumenterebbe dell’1,3 nella media del 2015». Via Nazionale ricorda che alla fine del primo trimestre di quest’anno il Pil si collocava su livelli di circa il 9 per cento inferiori a quelli del 2007, soprattutto per effetto della flessione di consumi e investimenti. E sottolinea che «rimangono considerevoli elementi di fragilità nelle prospettive di ripresa, anche a causa dell’incertezza sull’evoluzione delle tensioni geopolitiche in corso e sulla loro trasmissione agli scambi mondiali».
Il rischio deflazione, inoltre, non sembra scongiurato. Nel Bollettino di Bankitalia, infatti, l’inflazione italiana è prevista «allo 0,4% nel 2014» per risalire allo «0,8 l’anno prossimo».
Tutti i principali indicatori dell’economia italiana rimangono dunque negativi, compreso il credito a famiglie ed imprese: dal 2009 solo le prime 10 banche quotate hanno sforbiciato crediti alla clientela per la cifra record di 120 miliardi, quasi un decimo dell’intero portafoglio prestiti di fine del 2009, anche per colpa delle sofferenze. Molte banche italiane comunque, hanno prenotato presso Bce le nuove tranche di finanziamenti Tltro (a destinazione vincolata) che dovranno trasmettere al settore privato nell’ambito delle politiche di stimolo alla crescita economica varate di recente dall’Eurotower. Ma anche in questo caso bisognerà procedere con ordine e con calma, visto che il credito verrà erogato, come da prassi e normativa, solo ai soggetti dotati di adeguato merito creditizio (good loans).
Notizie negative – ovviamente – anche sul fronte della produzione industriale. «In maggio la produzione industriale ha subito una flessione inattesa, comune all’area dell’euro, in parte attribuibile a effetti di calendario». Ma quel che è peggio è che «le informazioni disponibili suggeriscono un sostanziale ristagno dell’attività anche nel secondo trimestre».
I consumi rimangono drammaticamente al palo, salvo qualche piccolo segnale di ripresa dovuto ai saldi di fine stagione, che comunque procedono, secondo quanto dichiarato soprattutto dagli operatori del settore abbigliamento, piuttosto fiacchi. Vi sono stati preoccupanti cali anche nel settore alimentare, “salvato” solo da un maggiore ricorso agli hard discount.

Purtroppo, veri e propri segnali di ripresa non ce ne sono: se il Pil non crescerà – come può realisticamente temersi – o crescerà solo del 0,1 – 0,2%, se l’inflazione rimarrà al 0,4% – stime ufficiali Bankitalia – o se invece può ritenersi più bassa, tale da comportare lo sconfinamento nel campo della deflazione (già registrata in alcuni settori merceologici) in uno alla recessione, c’è poco da stare tranquilli, ed il governo mente sapendo di mentire a dire che ci sono segnali di ripresa e che la crescita sarà dell’0,8%, forte anche del presunto impatto favorevole del bonus fiscale, che secondo il governo determinerebbe un apporto favorevole sui consumi pari al 0,4-0,5%, ridimensionato da Bankitalia ad un +0,2% sui consumi ed un +0,1% su Pil. In verità, come in più occasioni da noi avvertito, l’apporto del bonus sulla ripresa è tutto da dimostrare, anche in considerazione dell’incremento dell’imposizione fiscale diretta ed indiretta da ultimo registrato, con aumenti anche già in corso o futuri di addizionali Irpef ed imposte locali (Tasi e Tari in primo luogo).

Resta, purtroppo, il dramma della disoccupazione, che nel bimestre aprile-maggio rimane stabile al 12,6%, con il Mezzogiorno ancora drammaticamente peggio ed indietro rispetto al Centro-Nord.

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