PROMESSE MENO TASSE ED UN AMPLIAMENTO DEL “BONUS” DA 80 EURO, MA ANCORA NON SI VEDE UN VERO CAMBIO DI ROTTA.

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Alla vigilia del semestre europeo a guida italiana, il premier Matteo Renzi come il titolare del dicastero dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si sbilanciano nel promettere meno tasse e maggiori benefici agli italiani, soprattutto ai cittadini meno abbienti ed alle famiglie monoreddito con più di due figli. Tuttavia il governo Renzi sembra essere alla prese con la classica copertina di Linux, sempre troppo corta per assicurare la quadra da un lato ai conti pubblici, dall’altro alle esigenze di crescita e risparmio di cittadini e imprese.

Come giustamente osserva Enrico Cisnetto nel suo editoriale di domenica 22 giugno, pubblicato in pagina 14 de Il Messaggero, nel pacchetto competitività, se da un lato lo Stato dà, facendo aumentare di 8,2 miliardi gli investimenti del manifatturiero attraverso un credito d’imposta del 15% per l’acquisto di nuovi beni strumentali, dall’altro aggrava gli adempimenti burocratici a carico delle aziende che ne vorrebbero fruire, spalmando su tre anni gli sconti fiscali. Circostanza ancor più grave, il governo scarica sui consumatori gli oneri di 1,2 miliardi di minori introiti a causa del credito d’imposta concesso, coprendoli con l’aumento delle accise sui carburanti a far data dal 1° gennaio 2015. Anche la politica, che il governo intende intraprendere con gradualità, di assicurare alle pmi risorse alternative a quelle del canale bancario, che da solo copre l’85% del fabbisogno di credito, è una buona idea, con la previsione di una Super Ace, di molte agevolazioni fiscali, che però verranno coperte dalle solite tasse a carico della collettività.

Si è da più parti osservato, per altro, che la consistenza della spending review di Cottarelli non sarebbe sufficiente a coprire i nuovi investimenti, per cui il canale della maggiore tassazione sembrerebbe al momento ineluttabile nelle logiche di questo governo. Anche la riforma del Catasto, con la conseguente rivalutazione degli estimi catastali, potrebbe essere foriero di nuovi aumenti. Renzi cercherà di far valere l’idea che riforme strutturali consentiranno al paese che le adotta di guadagnarne flessibilità in tema di valutazione del rapporto deficit/pil, aprendo degli spiragli nell’applicazione del Fiscal Compact, come per altro previsto dalla normativa. Ma questi trattati non si intende metterli in discussione. E  questo è un grave errore.

Sembra proprio lontana quella Spagna risanata che ha appena annunciato la riduzione dell’Irpef del 12,5% e delle tasse sulle società al 25%.

 

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