BCE: ECONOMIA, SISTEMA BANCARIO E FONDO SALVA BANCHE.

 

draghi

Sono giornate particolarmente calde per il sistema bancario europeo. L’Italia già ferve per i corposi aumenti di capitale (oltre i 12 miliardi complessivi) riguardanti alcuni enti creditizi: lunedì 9 giugno si è avviato l’aumento di capitale più consistente, quello da 5 miliardi, del Monte dei Paschi di Siena.

Le decisioni adottate dal consiglio della Bce lo scorso 5 giugno riguardano poi l’economia nel suo complesso e lo stesso sistema bancario Ue. Francoforte, infatti, oltre ad aver preso decisioni dirette in tema di politica monetaria, ha adottato decisioni di valenza immediata – come quella relativa al costo del danaro – altre di prossima realizzazione, necessitanti cioè di strumenti attuativi, come acquisto o accettazione in garanzia di crediti, cartolarizzati in Abs, concessi dalla banche commerciali alla clientela. Rimanendo sempre in tema di banche, la Bce ha adottato, pur tardivamente, strumenti come la cessazione della sterilizzazione degli acquisti dei titoli di Stato,la penalizzazione (-0,10%) dei depositi overnight delle banche presso la Bce, e vivaddio, il finanziamento alle banche (Tltro) a tassi molto bassi e con specifici vincoli di uso per finanziare le imprese. Decisioni come detto che potevano essere assunte già da qualche anno, anche se è pur vero che era ed è necessario preservare la solidità del patrimonio di vigilanza delle banche, anche in caso di crisi sistemiche. E’ inoltre vero che Basilea 2 e Basilea 3 chiedono alle banche requisiti di adeguatezza patrimoniale piuttosto rigidi. Solidità che viene spesso messa a repentaglio, tra l’altro, dalle malversazioni di manager infedeli.

Nel frattempo  I governi della zona euro hanno trovato dopo due anni di trattative “un accordo politico” sulla ricapitalizzazione diretta delle banche in difficoltà da parte del Meccanismo europeo di stabilità (Esm). Le regole per ottenere questo finanziamento sono particolarmente rigide, tali da rendere lo strumento difficile da usare, o comunque poco attraente.

La ricapitalizzazione diretta «può essere attivata nel caso in cui la banca non riesca ad attirare sufficiente capitale da fonti private e se il paese membro dell’Esm è incapace di ricapitalizzare l’istituto di credito, anche usando lo strumento di ricapitalizzazione indiretta attraverso lo stesso Meccanismo europeo di stabilità», si legge in un comunicato pubblicato martedì 10 giugno dal presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Finora l’Esm ha garantito aiuto alle banche prestando il denaro ai governi.

Il nuovo sistema di rifinanziamento potrà essere utilizzato solo dopo che il settore privato – azionisti e obbligazionisti – avranno subito perdite. Prima di beneficiare della ricapitalizzazione diretta, la banca dovrà imporre ai suoi creditori una perdita fino all’8% dell’insieme delle passività e utilizzare tutti i fondi nazionali ed europei a disposizione. Dal 2016, le perdite da imporre ai creditori saranno regolate dalle norme europee che entreranno in vigore quell’anno. Quindi questo sistema costituisce solo un parziale correttivo alla regola del bail-in, e cioè quella regola che vorrebbe far salvare le banche in crisi in primo luogo ad azionisti ed obbligazionisti, principali stake-holder dell’ente in crisi.

L’istituto di credito deve inoltre essere nell’impossibilità di raggiungere un parametro patrimoniale core tier one del 4,5 per cento. Nel caso, invece, la banca riesca a raggiungere questo livello, lo Stato nel quale l’istituzione ha la sua sede contribuirà al salvataggio con una quota del 20% nei primi due anni. La quota scenderà al 10% negli anni successivi. In questo contesto, l’obiettivo di spezzare il legame tra bilancio sovrano e bilanci bancari e di evitare di pesare sul debito nazionale sembra fallito.

Le nuove regole – che prevedono anche l’ingresso dell’Esm nel capitale della banca in crisi – entreranno in vigore in novembre quando la vigilanza bancaria passerà alla Banca centrale europea, una volta completata l’analisi dei conti bancari.  L’Esm ha a disposizione 60 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche.

L’Italia ha buone carte ma ancora non le usa

Quest’oggi è stato pubblicato da Il Sole 24 Ore un intervento proprio con questo titolo a cura dell’economista Alberto Quadrio Curzio. Lo studioso ritiene che l’Italia ha la fortuna che dal novembre del 2011 sia  italiana la personalità che  presiede la Bce “con quella coraggiosa professionalità che ha salvato l’euro e che si impegna adesso per superare la deflazione. L’opera di Draghi è stata molto difficile perché egli si doveva muovere tra i vincoli ai quali la Bce è sottoposta in base al suo statuto e ai Trattati europei, alla dottrina bloccante o comunque cauta di altre banche centrali e Governi della Eurozona, ai rischi di impugnative presso Corti costituzionali. Eppure con competenza e con saggezza politica, egli ha convinto, sia pure con fatica, i diffidenti”, scrive l’economista.

Le misure decise la settimana scorsa dalla Bce delineano una politica monetaria espansiva fino al 2018. Alcuni non sono soddisfatti perché non c’è la creazione illimitata di moneta stile Usa con il “quantitative easing” della Fed, altri lamentano che Draghi doveva agire prima che la deflazione mordesse (ed è il pensiero di chi scrive, come sopra ndr).
Secondo Alberto Quadrio Curzio la ripresa europea non dipende solo dalla politica monetaria ma anche da politiche economiche (specie per gli investimenti) oggi assenti.

Riportiamo ampi passi dell’articolo che, vale dirlo, non sempre condividiamo.

Economia e imprese. Per l’effetto Draghi e per altre concause, il nostro tasso di interesse sui titoli di Stato decennali è sceso al 2,70% allineandosi ai tassi sui titoli Usa e inglesi e con uno spread su quelli tedeschi di 135 punti base. Ciò apre un’importante possibilità per la politica economica e fiscale italiana che non va sprecata come accadde nel periodo 2000-2008 quando lo spread rimase tra i 20 e i 30 punti base e quando il mercato finanziario europeo funzionava senza l’attuale “frammentazione”. Poi iniziò l’ascesa dello spread che ruppe la soglia di 100 punti base nell’aprile 2010. Il resto è storia nota. Purtroppo in quegli 11 anni (per quasi l’80% di governi Berlusconi) non sono state fatte quelle riforme strutturali e l’azione di contenimento del debito pubblico. È quanto ci viene spesso rimproverato da Bce, Ue, Ocse. Per questo nel 2014 si prevede per l’Italia una crescita del Pil solo dello 0,5% (contro il non eclatante 1,1% Uem) con una disoccupazione totale vicina al 13% (con Uem sotto il 12%) e una giovanile vicina al 45% (con Uem sotto il 25%). Non è necessario dettagliare qui i molti dati che dimostrano come le imprese e i lavoratori soffrano e come solo quelle che esportano e si internazionalizzano resistono e crescono. 

…. Una conclusione. L’Italia rimane un Paese importante nella Ue che ha sopportato la crisi senza ribellismo, senza aiuti e con grandi sacrifici, ha ceti produttivi determinati a impegnarsi per il loro Paese e consapevoli che devono innovare di continuo, ha notevoli competenze scientifiche e tecnologiche, ha un patrimonio artistico-culturale unico, ha al governo un ceto politico di giovani che non ha pari nella Ue, ha personalità di comprovato prestigio europeo e internazionale. Ci sono dunque tanti ingredienti per la ripresa purché si ritrovi quello spirito, in Italia e in Europa, che animò la ricostruzione postbellica”.

 

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