CREDITO ALLE IMPRESE. NOVITA’ DAL GOVERNO RENZI E DALL’EUROSISTEMA: CREDITO DIRETTO DALLE ASSICURAZIONI, MINIBOND ED AGEVOLAZIONI.

 

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Il governo stringe i tempi sul pacchetto competitività. Venerdi 13 giugno il Consiglio dei Ministri, in anticipo rispetto all’ipotesi iniziale del 20, approverà un provvedimento che oltre al preannunciato taglio della bolletta elettrica per le Pmi, prevede l’adozione di un complesso di misure fiscali e finanziarie  a beneficio delle pmi.

Innanzitutto si prevede la novità dei finanziamenti diretti (direct lending) da parte di assicurazioni e credit funds, incentivi per le piccole e medie imprese che si quotano in Borsa, rafforzamento dell’Ace, detassazione degli investimenti in beni strumentali, norme per spingere le cartolarizzazioni in linea con le  direttive della Bce.

Il decreto legge sarà parte di un’operazione articolata, composta anche di regolamenti e decreti ministeriali. Un disegno complessivo che intende essere coerente con le azioni preannunciate dall’Eurotower per canalizzare a beneficio delle imprese il risparmio – dalle assicurazioni ai fondi pensione – disponibile sul mercato in misura sempre più crescente.
Nel decreto, sul modello francese, ci sarà una norma per il «direct lending», per consentire sotto determinate condizioni i finanziamenti diretti alle imprese da parte di assicurazioni e fondi. Mentre ulteriori interventi per rimuovere o ridimensionare vincoli,  in ambito prudenziale, dovrebbero essere adottati dall’Ivass. Al di là del decreto, poi, sono in corso trattative con Cassa depositi e prestiti e Fondo italiano di investimento per creare un nuovo fondo in cui convogliare gli investimenti di fondi pensione e casse previdenziali.
Ministero dell’Economia e dello Sviluppo economico intendono utilizzare anche altre leve per alleggerire la dipendenza delle nostre imprese dal credito bancario per il quale, tra l’altro, si attendono le nuove misure annunciate venerdì da Banca d’Italia. Significativo il pacchetto che si sta predisponendo per agevolare la quotazione delle imprese. Insieme alla Consob si lavora per introdurre, anche in Italia, l’azione a voto multiplo, uno strumento che incentiverebbe alla quotazione tanti imprenditori che vogliono mantenere il controllo della società. Dal punto di vista fiscale, si punta su un credito d’imposta per le spese relative alla quotazione (fino a 1 milione) e sulla super-Ace per le società che si quotano tramite aumento di capitale.

La struttura economica delle imprese italiane, oltre ad una iniezione di credito, avrebbe bisogno infatti di maggiore capitale azionario. Per mettersi in linea con la media europea le aziende dovrebbero trasformare in capitale di rischio una somma tra i 150 e i 220 miliardi di euro. Questo passaggio può avvenire solo attraverso una riforma fiscale che riduca gli incentivi all’indebitamento come l’eccessiva imposizione fiscale. Difatti l’elevata tassazione favorisce l’indebitamento a causa della deducibilità degli interessi passivi ed alimenta la riluttanza delle imprese ad accedere ai mercati. Nonostante un sistema produttivo non tanto dissimile da quello di altri paesi come la Francia, in Italia c’è una scarsa propensione da parte delle aziende a quotarsi in borsa (Congresso Adam Smith Society “Il risparmio degli italiani è al sostegno della crescita?”, Milano 27 gennaio 2014).

Mef e Mise ragionano inoltre su norme specifiche, che potrebbero ad esempio fare leva sulla garanzia statale attraverso il Fondo centrale Pmi. Confermata, poi, la detassazione dal reddito d’impresa della metà degli investimenti incrementali in beni strumentali e asset intangibili rispetto alla media dei cinque anni precedenti.

Il decreto atteso per metà giugno potrebbe inoltre ospitare anche un mini-pacchetto del ministero delle Infrastrutture per favorire i finanziamenti delle opere e rimettere in moto i cantieri. Il focus è su alcune nuove norme per facilitare i project bond e il partenariato pubblico-privato. Confermato anche il piano per tagliare la bolletta elettrica delle Pmi. Il pacchetto vale circa 1,5 miliardi nella prima fase, ma dovrebbe lievitare di qualche centinaio di milioni quando andrà a regime nel 2016. Due terzi dell’operazione, dunque circa 1 miliardo, dovrebbero arrivare da misure sulle rinnovabili e altri sussidi ed andare a beneficio delle Pmi; il resto, ricavato da interventi di sistema (ad esempio sulle reti), verrebbe spalmato su tutte le tipologie di clientela.

ASSICURAZIONI E FONDI DI CREDITO
Nel decreto, sul modello francese, ci sarà una norma per il «direct lending», per consentire sotto determinate condizioni i finanziamenti diretti alle imprese da parte di assicurazioni e fondi.
QUOTAZIONE IN BORSA
Potrebbe essere introdotta l’azione a voto multiplo, uno strumento che incentiverebbe alla quotazione gli imprenditori che vogliono mantenere il controllo della società. Si punta poi su un credito d’imposta per le spese relative alla quotazione (fino a 1 milione) e sulla super-Ace per le società che si quotano con aumento di capitale
INVESTIMENTI E ACE
Si punta a rafforzare l’Ace, l’aiuto alla capitalizzazione di impresa varato dal governo Monti, facendo rilevare il beneficio anche ai fini Irap. Scatterà poi la detassazione dal reddito d’impresa della metà degli investimenti incrementali in beni strumentali e asset intangibili rispetto alla media dei cinque anni precedenti
CARTOLARIZZAZIONI
In coincidenza con gli interventi  annunciati dalla Bce per riattivare il mercato delle cartolarizzazioni, anche Mef e Mise ragionano su norme specifiche, che potrebbero ad esempio fare leva sullo strumento della garanzia statale attraverso il Fondo centrale Pmi
BOLLETTA ELETTRICA
Il taglio della bolletta elettrica varrà circa 1,5 miliardi nella prima fase, ma dovrebbe lievitare di qualche centinaio di milioni quando andrà a regime nel 2016.  1 miliardo circa dovrebbe arrivare da misure sulle rinnovabili e altri sussidi ed andare a beneficio delle Pmi
INFRASTRUTTURE
Il decreto  potrebbe inoltre ospitare in extremis anche un mini-pacchetto del ministero delle Infrastrutture per favorire i finanziamenti delle opere e rimettere in moto i cantieri. Il focus è su alcune nuove norme per facilitare i project bond e il partenariato pubblico-privato
DIGITALIZZAZIONE DELLA PA
Entro il 2016 deve scomparire l’utilizzo della comunicazione cartacea, ogni ente deve attivare forme avanzate di servizi digitali. Diffusione della banda ultra larga su tutto il territorio nazionale entro il 2016 e del sistema pubblico di identità digitale (2015), con un sistema unico di pagamenti on line (2015)
SEMPLIFICARE LE PROCEDURE
Ridurre i procedimenti in cui è necessaria un’autorizzazione da parte della Pa. Procedure amministrative standard per dialogare con la Pa in materia edilizia, ambientale, attività produttive. Eliminare ogni richiesta di documentazione o certificato che è già in possesso del sistema pubblico

RAPPORTO TRA IMPRESE E CREDITO BANCARIO. STRUMENTI DI CREDITO INNOVATIVI (per es. minibonds, cartolarizzazioni, finanziamenti non bancari)

Gli strumenti in corso di adozione da parte dell’Eurotower e del governo Renzi vanno quasi tutti incontro alle richieste del mondo finanziario e dei regolatori (Bankitalia), come illustrato nella relazione di accompagnamento al convegno milanese della Adam Smith Society, già citato, sulla sufficienza del risparmio degli italiani a finanziare le imprese.

L’assunto di base, oramai universalmente riconosciuto, è che le aziende italiane risultano essere fortemente esposte nei confronti delle banche con un rapporto tra indebitamento bancario e finanziario che è il più altro tra i paesi Ocse. Il ricorso prevalente al canale bancario rappresenta sicuramente una criticità a causa anche della struttura di un sistema produttivo in cui le piccole e medie imprese rappresentano oltre il 70% del Pil e circa il 90% del numero di aziende. Ciò comporta che per le Pmi, proprio a causa delle ridotte dimensioni, sia da una parte più difficile ricorrere al risparmio degli investitori e allo stesso tempo, proprio per la storica diffidenza degli imprenditori,introdurre l’ingresso di nuovi soci nel capitale. Negli ultimi anni però il legislatore è intervenuto per rafforzare il mercato dei capitali, potenziando strumenti come i minibond, le cambiali finanziarie o il crowdfunding. Anche se per ora, nonostante diversi casi di successo, non è stato ancora riscontrato un ricorso massiccio delle imprese nell’utilizzo di questi mezzi che altrettanto rappresentano una nuova opportunità in un periodo di stretta creditizia e in cui il sistema bancario deve affrontare diverse criticità.

Il vice direttore generale della Banca d’Italia Fabio Panetta nel suo intervento nell’ambito del convegno organizzato dalla Adam Smith Society, dal titolo “Un sistema finanziario per la crescita”, compie un’analisi delle motivazioni che hanno portato ad una limitazione dell’erogazione del credito bancario e si sofferma su quali siano i possibili interventi per affiancare al canale bancario altre forme di finanziamento per le imprese. Dall’avvio dell’Unione monetaria in Italia è difatti notevolmente aumentato il ricorso al credito bancario per finanziare le imprese, sia a causa di una forte domanda che per la presenza di tassi più bassi garantiti dall’Euro. Con lo scoppio della crisi economica i prestiti bancari si sono fortemente ridotti, sia per la contrazione della domanda dovuta alla recessione che per una restrizione dell’offerta di utilizzo da parte delle banche di criteri più stringenti di erogazione del credito. La restrizione creditizia, a sua volta, si è resa necessaria sia per il deterioramento della qualità dei prestiti e quindi per l’aumento delle sofferenze che per l’inasprimento dei requisiti patrimoniali richiesti dalla normativa internazionale( Basilea 2 e 3).

L’indebitamento delle imprese italiane è particolarmente elevato: nel 2012 il leverage superava di 6 punti quello della zona-Euro e della Germania e di 14 punti quello della Francia con un divario assai più ampio per le società di piccole dimensioni.
Di norma dopo una recessione prolungata- osserva il dirigente di Palazzo Koch – non si riscontra un’immediata ripresa dei finanziamenti e generalmente una maggiore erogazione di credito si verifica circa un semestre dopo la ripresa del Pil. Per agevolare l’uscita dalla crisi e agganciare da subito la ripresa, le aziende italiane hanno quindi bisogno di un sistema finanziario pienamente funzionante e che, oltre agli interventi congiunturali, si avviino una serie di riforme strutturali che favoriscano lo sviluppo del mercato dei capitali e degli investitori istituzionali, creando un sistema simile a quello degli altri principali paesi occidentali.
Gli ambiti in cui, secondo Fabio Panetta, è necessario intervenire per creare un sistema finanziario più articolato sono: il credito bancario, il capitale azionario, i finanziamenti non bancari e le cartolarizzazioni.

Riguardo al credito bancario uno strumento congiunturale utile, specialmente per le società di minore dimensione, è quello della garanzia di prestiti alle imprese. Un esempio è il Fondo di Garanzia per le piccole imprese che in questi anni di crisi e stretta creditizia ha permesso a numerose aziende, che non avrebbero avuto i requisiti necessari, di accedere ai finanziamenti bancari garantiti dallo Stato. Interventi simili sono quelli effettuati dalla Cassa Depositi e Prestiti, che ha istituito fondi per fornire credito a basso costo alle Pmi, oppure, nel privato, da Abi e associazioni imprenditoriali attraverso moratorie che hanno permesso alle aziende di superare momenti difficili.
Un altro ramo del mercato finanziario poco sviluppato nel nostro paese è quello obbligazionario. In questi anni di crisi, in corrispondenza di una restrizione del credito bancario, è aumentato il collocamento di titoli obbligazionari (dal 2009 ad oggi in media 30 miliardi l’anno rispetto ai 19 miliardi del periodo 2005-2007) consentendo ai grandi gruppi italiani di ridurre di un terzo l’indebitamento bancario e quindi di ridurre la dipendenza dai finanziamenti delle banche.

Nonostante l’incremento degli ultimi anni però il mercato obbligazionario rimane ancora ridotto rispetto ad altri paesi sviluppati ed è riconducibile solo a poche grandi aziende, mentre le piccole e medie imprese hanno approfittato in misura ridotta della possibilità di emettere i cosiddetti minibond che complessivamente hanno riguardato una ventina di collocamenti per un valore
complessivo di circa 5 miliardi. Le difficoltà delle Pmi a ricorrere ai minibond riflettono la generale complessità in questo periodo di crisi di valutare il merito di credito delle piccole aziende e ciò comporta il pagamento di rendimenti elevati da parte degli emittenti. Queste criticità però offrono grandi margini e opportunità agli intermediari specializzati di giudicare il merito di credito delle
piccole imprese e quindi di implementare il ricorso a questo strumento.
Anche le cartolarizzazioni sono uno strumento che potrebbe tornare ad essere utilizzato per consentire alle imprese di
raggiungere gli investitori istituzionali senza sopportare i costi legati alla quotazione in borsa o alla emissione di obbligazioni. Ora questo mercato è prosciugato ma con la ripresa di un ciclo economico favorevole le cartolarizzazioni potranno consentire di ridurre lo stock di crediti deteriorati e di emettere di liberare nuove risorse per finanziare le attività produttive.

L’intervento del legislatore è stato frastagliato,  ma in generale gli strumenti attualmente a disposizione delle imprese sono i cosiddetti minibond (obbligazioni e cambiali commerciali), le obbligazioni partecipative o con clausola di subordinazione, i project bond e il crowdfunding.
Il mercato dei minibond è quello che ha dato maggiori segnali di vitalità, con un ricorso non esplosivo ma comunque crescente particolarmente da parte di imprese di medio-grandi dimensioni con fatturato di oltre 50 milioni di euro. La principale novità introdotta con i minibond è la rimozione dei limiti civilistici e fiscali previsti dalla precedente disciplina che hanno limitato il ricorso al debito, e quindi l’accesso ai capitali, per le società non quotate. Attualmente una società non quotata che decide di ricorrere ai minibond può superare il limite di emissione previsto (il doppio del capitale sociale e delle riserve) a condizione che l’emissione sia quotata o negoziata in un sistema multilaterale di negoziazione. Quindi la nuova legislazione incentiva l’accesso delle società non quotate al mercato dei capitali ma a patto che si sottoponga ad una procedura che permette di rilasciare informazioni sul mercato ed assicurare maggiore trasparenza. Oltre ad eliminare alcuni limiti civilistici, il legislatore è intervenuto per semplificare il trattamento fiscale per le società non quotate: la disciplina equipara i minibond ai titoli obbligazionari emessi da società quotate per
quanto riguarda la deducibilità degli interessi passivi, la disapplicazione della ritenuta per gli investitori dei paesi di white list e la deducibilità dei costi di emissione.

Alcune istituzioni finanziarie  hanno cercato nuovi modi per trasformare il risparmio in credito alle imprese, modificando il ruolo della banca da semplice erogatore di credito ad intermediario attraverso l’utilizzo di strumenti innovativi come i minibond.  Diverse banche, come Mps, hanno costituito dei fondi costituiti da minibond di Pmi e che vengono direttamente collocati dalla banca presso investitori istituzionali. Se il credito è ben erogato e frazionato è quindi possibile piazzare sul mercato internazionale un portafoglio di credito alle Pmi di tutto rispetto.

 

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