VENEZIA, MOSE SOMMERSO DALLE TANGENTI. 35 ARRESTI E SEQUESTRI PER 40 MILIONI DI EURO PER UN VIZIETTO TRASVERSALE AI PARTITI

mose

All’alba di oggi 300 finanzieri hanno eseguito 35 arresti, tra politici ed imprenditori, tra cui spiccano il nome del sindaco democratico Orsoni e quello dell’ex governatore del Veneto e ministro con Forza Italia Giuseppe Galan, oggi deputato e dunque necessariamente a piede libero,  e operato sequestri di beni per 40 milioni di euro per una storia di mazzette e non solo all’ombra  dell’opera del Mose, che dovrebbe proteggere Venezia  dalle alte maree. Il procuratore capo di Venezia Luigi Delpino ha spiegato che «é venuto alla luce un sistema ben radicato di illegalità ad un certo livello». Un sistema «per molti versi simile se non uguale a quello del 1992, per certi versi più sofisticato: perfino le persone coinvolte sono in parte le stesse», ha sottolineato il procuratore aggiunto Carlo Nordio.

Una Tangentopoli che, dunque, non se ne è mai andata: fatture false per operazioni inesistenti, in sostanza, venivano usate non tanto per evadere il fisco, ma per creare provviste per commettere altri reati. I fondi neri, creati all’estero – San Marino e Svizzera perlopiù – «sono stati utilizzati per campagne elettorali e, in parte, anche per uso personale da parte di alcuni esponenti politici. Hanno ricevuto elargizioni illegali persone di entrambi gli schieramenti», ha aggiunto Nordio.Dazioni proseguite anche in tempi recenti, e non finalizzate ad atti specifici, ma corrisposte per una «generica disponibilità a collaborare».

Finora sono state contestate fatture false per 15 milioni, «costi ricaduti due volte sulla collettività, in termine di tributi non pagati e di corruzione», hanno detto in Procura, con una precisazione finale: «Non c’è alcuna intenzione di interferire con la realizzazione di un’opera come il Mose, che onora l’Italia perché rappresenta ingegneria all’avanguardia».

L’inchiesta sconvolge Venezia proprio perché colpisce le alte vette della politica e del management che fa capo alle società che partecipano alla realizzazione dell’opera,  una delle grandi opere indicate dalla Legge Obiettivo. Venticinque persone sono in carcere, 10 ai domiciliari, due sono colpite dagli stessi provvedimenti ma si tratta di parlamentari e quindi ci vuole l’autorizzazione specifica. Questi ultimi sono l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, di Forza Italia e l’ex europarlamentare non rieletta dello stesso partito, Lia Sartori. Ai domiciliari, tra gli altri, anche il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, Pd, coinvolto con l’accusa di finanzamento illecito di partito. Un centinaio in tutto le persone indagate.

Un terremoto che covava dal 2009 quando iniziarono le indagini della Guardia di Finanza con accertamenti fiscali nell’ambito delle società collegate al Consorzio Venezia Nuova. Lo scorso anno il primo arresto eccellente, quello di Piergiorgio Baita, amministratore delegato della Mantovani Costruzioni, colosso del settore che partecipava ai lavori del Mose e che oggi é presente anche tra le aziende per l’Expo di Milano. Pochi mesi dopo, finì in manette l’ingegner Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova, considerato il «padre» del Mose. Lo stato di avanzamento dei lavori del Mose è pari ormai all’87%; il costo complessivo supera i 5.400 milioni (prezzo «chiuso» stabilito nel 2005), e, ad ottobre, serviva ancora un miliardo circa.

I soggetti coinvolti nell’inchiesta
Il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni è indagato per finanziamento illecito ai partiti. Fra gli arrestati dalle Fiamme Gialle anche l’assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, il consigliere regionale Pd Giampietro Marchese, il presidente del Coveco, cooperativa impegnata nel progetto Mose, Franco Morbiolo, il generale in pensione Emilio Spaziante, l’amministratore della Palladio Finanziaria spa Roberto Meneguzzo. Misura sospesa per il senatore di Fi Giancarlo Galan, ex presidente della Regione Veneto, per il quale serve l’autorizzazione del Senato. Galan è indagato con l’accusa di aver ricevuto fondi illeciti per almeno 800mila euro dal Consorzio Venezia Nuova (Cvn) nell’ambito delle opere del Mose. Le dazioni, da fondi neri realizzati dal Consorzio e dalle società che agivano in esso, risalirebbero agli anni tra il 2005 e il 2008 e il 2012.

Dall’indagine sul Mose è emerso un sistema che ha prodotto 25 milioni di euro di fondi neri, dei quali ora si è «accertata la destinazione risalendo a responsabilità soggettive», ha detto il comandante della Gdf del Veneto, Bruno Buratti. La Procura sottolinea il ruolo del Nucleo polizia tributaria e della Finanza, «che anche resistendo a tentativi di interferenze nell’ambito di una indagine complessa e difficile ha consentito di far emergere settori di illegalità e recuperare ingenti risorse finanziarie frutto di attività illecite».

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...