ISTAT: NEL PRIMO TRIMESTRE 2014 DISOCCUPAZIONE AI MASSIMI STORICI (13,6%), ANCHE SE AD APRILE SI FERMA AL 12,6%.

Istat

 

 

L’Istat fotografa in drammatico aumento il dato della disoccupazione in Italia, che raggiunge il picco del 13,6% nel primo trimestre di quest’anno, con dati ancor più preoccupanti per giovani e Mezzogiorno d’Italia.

Nel primo trimestre 2014, infatti, seppur con minore intensità, prosegue il calo tendenziale del numero di occupati (-0,9%, pari a -211.000 unità), soprattutto nel Mezzogiorno (-2,8%, pari a -170.000 unità). La riduzione degli uomini (-1,3%, 164.000 unità in meno) si associa a quella più contenuta delle donne (-0,5%, pari a -47.000 unità). Al persistente calo degli occupati di 15-34 anni e dei 35-49enni (rispettivamente -2,3 e -0,8 punti percentuali del tasso di occupazione) continua a contrapporsi la crescita degli occupati con almeno 50 anni (+1,0 punti).

Il numero dei disoccupati è in ulteriore aumento su base tendenziale (+6,5%, pari a +212.000 unità) e riguarda sia coloro che hanno perso il lavoro sia le persone in cerca del primo impiego. L’incremento, diffuso su tutto il territorio nazionale, interessa in quasi sei casi su dieci i giovani con meno di 35 anni. Il 58,6% dei disoccupati cerca lavoro da un anno o più (54,8% nel I trimestre 2013).  Nella fascia di età tra i 15 ei 24 anni, il tasso di disoccupazione, ovvero l’incidenza dei giovani disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, sale al 43,3% rispetto al 42,9% (rivisto da 42,7%) di marzo. Si tratta, precisa Istat, del valore più alto sia dall’inizio delle serie storiche mensili (2004) che dall’inizio delle serie storiche trimestrali (primo trimestre 1977).

La riduzione tendenziale dell’occupazione italiana (-199.000 unità) si accompagna alla contenuta flessione di quella straniera (-12.000 unità). In confronto al primo trimestre 2013, il tasso di occupazione degli stranieri segnala una riduzione di 1,6 punti percentuali a fronte di un calo di 0,3 punti di quello degli italiani.

Nell’industria in senso stretto rallenta il calo tendenziale dell’occupazione (-0,3%, pari a -16.000 unità), cui si associa la nuova marcata contrazione di occupati nelle costruzioni (-4,8%, pari a -76.000 unità). L’occupazione si riduce anche nel terziario (-0,5%, pari a -83.000 unità), ma il calo riguarda solo il Mezzogiorno.

Non si arresta il calo degli occupati a tempo pieno (-1,4%, pari a -255.000 unità rispetto al primo trimestre 2013), che in più di sei casi su dieci riguarda i dipendenti a tempo indeterminato (-1,4%, pari a -169.000 unità). Gli occupati a tempo parziale continuano ad aumentare (1,1%, pari a +44.000 unità), ma la crescita riguarda esclusivamente il part time involontario (il 62,8% dei lavoratori a tempo parziale). Per il quinto trimestre consecutivo scende il lavoro a termine (-3,1%, pari a -66.000 unità), cui si accompagna per il sesto trimestre la diminuzione dei collaboratori (-5,5%, pari a -21.000 unità).

Nel primo trimestre 2014, dopo tre trimestri di crescita, diminuisce il numero di inattivi 15-64 anni (-0,6%, pari a -92.000 unità). Il calo si concentra nel Centro, alimentato per oltre due terzi dalle donne.

Su base mensile, il numero dei disoccupati, pari a 3,216 milioni, diminuisce in termini congiunturali (-0,4%) ma d’altra parte, gli inattivi, ovvero di quanti si collocano fuori dal mercato del lavoro, aumentano di 0,6%. In buona sostanza, il calo dei disoccupati è da imputare all’incremento degli inattivi.

Nell’intera zona euro, sempre ad aprile, il tasso di disoccupazione è lievemente calato all’11,7 da 11,8%.

L’economia italiana, che aveva interrotto un ciclo negativo durato un biennio nell’ultima parte del 2013, ha rivisto comparire il segno meno (-0,1%) davanti ai numeri del Pil del primo trimestre. Istat si aspetta che nei mesi primaverili torni una crescita nell’ordine dello 0,1-0,4%.

Nel primi tre mesi dell’anno, comunque, si è quantomeno attenuato il calo tendenziale dell’occupazione, che passa da -1,7% di fine 2013 a -0,9% ed è il dato migliore da cinque trimestri.

“L’obiettivo è procedere per produrre un cambio di segno a fine anno. Tenete conto che parliamo degli esiti del trimestre in cui il Pil è sceso dello 0,1%”, ha dichiarato il ministro del lavoro Giuliano Poletti, a margine di un convegno a Milano. All’indomani dei rilievi della Ue sui conti pubblici, Poletti ha inoltre ribadito la posizione del governo, secondo cui l’Italia non ha bisogno di una nuova manovra.

 

 

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