BANCA D’ITALIA PER L’ATTENUAZIONE DEL CREDIT CRUNCH. EFFETTI FAVOREVOLI PER L’ECONOMIA DALLE RIFORME STRUTTURALI, SECONDO IL GOVERNATORE VISCO.

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Banca d’Italia nelle prossime settimane, in uno alle probabili misure che adotterà la Banca Centrale Europea, amplierà gli strumenti di credito che le banche potranno mettere a disposizione di piccole e medie imprese, al fine di attenuare l’ormai insostenibile stretta creditizia.

Nelle sue Considerazioni finali all’assemblea dei partecipanti al capitale di Banca d’Italia, il governatore Ignazio Visco ha fotografato un quadro di faticosa transizione verso la ripresa “non solo economica” che, dice, “non sarà breve, ne’ facile”.

La misura annunciata oggi da Ignazio Visco, servirà a migliorare “ulteriormente la situazione di liquidità delle banche e agevolare per tale via la concessione di credito alle piccole e medie imprese“. Nello specifico, spiega il governatore, “sarà ampliata la gamma dei prestiti utilizzabili a garanzia del finanziamento presso l’Eurosistema”. Grazie a innovazioni nelle caratteristiche dei contratti, le banche potranno “stanziare linee di credito in conto corrente, diffuse tra le aziende minori. Sarà permesso utilizzare portafogli di crediti, con una gestione più flessibile del collaterale e con minori scarti di garanzia; sarà possibile includere i mutui ipotecari concessi alle famiglie”.

Per riattivare il credito è utile anche rilanciare le cartolarizzazioni ma, dice il governatore “occorrono regole che ne rafforzino la trasparenza e la standardizzazione” per facilitare la valutazione delle operazioni da parte degli investitori, privilegiando la diffusione di prodotti più semplici.

Le imprese italiane vengono esortate ad alleggerire la dipendenza dal canale bancario, ma dovrebbero aumentare il capitale di 200 miliardi e ridurre parimenti i debiti per allineare, dice Visco, la leva finanziaria – oggi al 44% – al 39% della media europea. “Obiettivo ambizioso ma a medio termine alla portata delle nostre imprese”, oggi favorito anche dalla normativa sull’Aiuto alla crescita economica (ACE), sottolinea il governatore, plaudendo a una misura che il governo si appresta a potenziare il prossimo 20 giugno.

Sofferenze bancarie e cessioni di crediti deteriorati . I primi segnali di inversione del ciclo si vedono dagli ultimi mesi dello scorso anno con “il flusso di nuove sofferenze che ha iniziato a ridursi”. Ma, avverte Visco, la qualità del credito migliorerà con ritardo e gradualmente, quindi “per far fronte agli accantonamenti che saranno necessari occorre un ulteriore aumento dell’efficienza del sistema bancario”. “Aggregazioni fondate su solidi presupposti economici e su logiche di mercato potranno facilitare i processi di recupero di efficienza. La Banca d’Italia valuta la rispondenza delle operazioni proposte ai requisiti regolamentari e ai criteri di sana e prudente gestione”.

La Banca d’Italia, oltre che a benedire prossime operazioni di aggregazioni conformi alle normative, chiede alle banche di alleggerirsi di almeno parte dei crediti deteriorati. Dal 2008, infatti, le perdite su crediti accumulate ammontano a 130 miliardi, quelle dell’ultimo biennio hanno assorbito pressoché per intero i profitti operativi. L’azione della Vigilanza per esortare le banche a continuare a rafforzare il capitale  ha consentito in un 2013 di sofferenze in crescita di alzare il presidio con rettifiche a copertura salite per il sistema al 42% dal 39%.

“Le banche dovranno ridurre la consistenza delle partite deteriorate, al fine di liberare le risorse necessarie per finanziare l’economia”, dice Visco che registra “un crescente interesse per questi attivi da parte degli investitori specializzati”. Alcune operazioni sono state già avviate e “altre possono trovare favorevole accoglimento”, incita il governatore, pur osservando che questo tipo di soluzione “si pone anche per le banche di dimensioni medio-piccole, che potrebbero avere difficoltà ad adottare autonome strategie di intervento”.

MENO RIGORE CON RIFORME STRUTTURALI. L’Italia potrà sfruttare la flessibilità delle regole europee se saprà mettere a punto un piano credibile di riforme strutturali, secondo il governatore della Banca d’Italia.
Nelle sue terze Considerazioni finali, Ignazio Visco riconosce che gli sgravi fiscali approvati di recente dal governo di Matteo Renzi “potranno” aiutare i consumi ma sottolinea che per una vera ripresa “serve un duraturo aumento dell’occupazione”. Ecco quindi la necessità di un “progetto riformatore” che cambi “il corso delle aspettative” e rafforzi “la dinamica degli investimenti, dell’occupazione e dei consumi”. Una “strategia convincente di riforme strutturali”, potrà consentire all’Italia di sfruttare “i margini di flessibilità” consentiti dalle regole Ue. D’altra parte Roma ha già ottenuto “risultati importanti” nell’aggiustamento della finanza pubblica che hanno già reso possibile intraprendere azioni di sostegno alla crescita come i pagamenti dei debiti della Pubblica amministrazione e la riduzione del cuneo fiscale.

Lunedì 2 giugno la Commissione Europea diffonderà le raccomandazioni-paese che esprimono il controllo dell’organo esecutivo europeo sulle politiche economiche dei paesi membri della zona euro. Secondo le più recenti indiscrezioni, i suggerimenti potrebbero prevedere termini precisi entro cui introdurre riforme che, se rispettati,  consentirebbero una flessibilizzazione dell’impegno di riduzione del debito pubblico. Gli addetti ai lavori prevedono, per il nostro paese, raccomandazioni relative alla riforma del sistema giudiziario, riforma ed efficientamento della Pubblica Amministrazione, al miglioramento della produttività, promozione delle esportazioni, maggiore flessibilità delle griglie salariali, lotta alla corruzione, all’evasione fiscale ed alla disoccupazione giovanile. Potrebbero, come accennato, essere previste delle scadenze temporali per poter adempiere alle raccomandazioni della Commissione. Tale principio è stato già adottato con Spagna e Slovenia e non rappresenterebbe, pertanto, una novità assoluta.

Se l’Italia si muoverà nel senso indicato dalla Commissione per realizzare la riforma, otterrebbe in cambio una certa flessibilità nella valutazione, anno per anno, dei risultati relativi alla riduzione del debito pubblico, anche perché in teoria le stesse misure economiche dovrebbero dispiegare effetti benefici sull’andamento del debito. Va detto che per il 2014 il governo italiano rischia di non rispettare la richiesta di aggiustamento strutturale, mentre Roma ritiene che le misure adottate siano sufficienti. Dal 2016, inoltre, stando alle regole del fiscal compact, l’Italia dovrà ridurre il debito di un ventesimo all’anno; il Patto di Bilancio, tuttavia, tiene conto di “eventuali fattori rilevanti” che potrebbero rendere non necessario, quanto meno in quella misura, l’aggiustamento richiesto. Bruxelles vorrebbe trovare una soluzione di compromesso tra il rigore ed i risultati ottenuti dal governo Renzi in uno agli impegni di riforme strutturali, non ultimo quello in ambito lavoristico.

 

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