L’ALTRA EUROPA.

 

Alexis_Tsipras_die_16_Ianuarii_2012

 

Con l’espressione “L’Altra Europa” si è presentato alle elezioni europee di ieri in Italia un rassemblement che ha messo insieme alcune anime della sinistra radicale italiana – Rifondazione Comunista, Rivoluzione Civile – ed associazioni e movimenti dietro l’impulso di alcuni intellettuali come Barbara Spinelli,  Paolo Flores D’Arcais, Moni Ovadia, Andrea Camilleri ed altri.

L'”Altra Europa” ha deciso di sostenere la candidatura dell’ingegnere greco Alexis Tsipras, leader di Syriza, come presidente della Commissione Ue, legando in qualche modo le proprie fortune a quelle del politico. Così è stato raggiunto il quorum minimo del 4 percento per potersi presentare in Europa, nella fattispecie con tre europarlamentari. Tsipras ha in parte avuto il merito di far “resuscitare” la sinistra italiana, da qualche anno costretta a non avere alcun rappresentante nel Parlamento italiano. Molto meglio in Grecia, dove Syriza è diventato, con il 26,5 percento, il primo partito, staccando di più di tre punti il centro-destra di Nuova Democrazia del premier Saramas, che ha condiviso ed attuato le politiche di austerity della Troika per “salvare” la Grecia. Il gruppo della Sinistra unita (cui aderisce la lista Tsipras) avrà 43 seggi (5,73%).

Queste elezioni europee hanno sorpreso in Italia per la ridondante affermazione del Pd di Matteo Renzi (40,8%), che alla vigilia, stando ai sondaggi, si sarebbe dovuto imbattere in un testa a testa con gli euroscettici di Beppe Grillo e del suo M5S. Alla fine i pentastellati sono stati quasi doppiati (21,2%), pur rimanendo il secondo partito in Italia.

La sinistra de L’ Altra Europa in Italia e di Syriza in Grecia si sono assegnate il compito di spezzare le politiche di austerità – che hanno prostrato la Grecia ma anche altri paesi mediterranei come l’Italia – ponendosi l’obiettivo se non della disdetta, quantomeno di una forte revisione dei Trattati Ue (soprattutto Maastricht e Lisbona) e dell’Accordo sul Fiscal Compact (con le politiche di austerità che vanno dall’obbligo del pareggio  di bilancio, al rispetto del rapporto massimo del 3 percento tra deficit e Pil, al contenimento con manovre finanziarie del debito pubblico al 60% del Pil). Le politiche di austerità hanno avuto quale effetto, spesso, di aumentare il deficit deprimendo l’economia interna e dunque anche il drenaggio fiscale, realizzando conseguenze opposte rispetto a quelle che ci si era prefissati.

Gli equilibri politici nell’Europarlamento vedono comunque sempre primo  il Partito popolare europeo con 212 seggi (28,2%), seguito dal Pse con 186 (24,7%), dai liberali con 70 (9,3%), dai verdi con 55 seggi (7,3%). Questi quattro partiti dispongono in totale di 523 seggi su 751 rendendo possibili maggioranze pro-Ue. Quinto partito i Conservatori e riformisti europei di cui fanno parte tra gli altri i “Tories” britannici e il polacco Legge e Giustizia con 44 seggi (5,8%). ). Infine il variegato fronte euroscettico ed eurofobico: il partito più strutturato è costituito dal Gruppo Europa della libertà e della democrazia di cui fa parte l’Ukip del britannico Nigel Farage, diventato il primo partito nel Regno Unito con 36 seggi (4,7%). Nel gruppo dei “non iscritti” che conta 38 seggi (5%) l’Europarlamento inserisce il Fronte Nazionale di Marine le Pen che ha travolto socialisti e Ump diventando il primo partito in Francia, Lega, i partiti di destra austriaco Fpo e olandese Pvv di Geert Wilders. Infine nella “casella” Altri vengono inseriti i partiti non rappresentati nella legislatura precedente e cioè Movimento 5 Stelle, gli anti-euro di Alleanza per la Germania, i neonazisti greci di Alba Dorata: tutti con 67 seggi complessivi (8,92%). La Presidenza della Commissione Ue è reclamata dunque dai Popolari e dal tedesco Juncker.

I popolari potrebbero continuare nelle politiche di rigore ed austerità, semmai attenuandole.Un’altra Europa deve rappresentare però, oltre a quella di Tsipras, quella del Pd di Matteo Renzi. Questo partito, che è la forza politica maggioritaria nel Pse, può e deve chiedere l’abbandono delle politiche di austerità, rinegoziare quell’infame relazione del 3% tra deficit e Pil, ampliandola o eliminandola del tutto, abrogare l’obbligo del pareggio di bilancio, senza che ciò comporti l’obbligo di una sana e prudente gestione dei conti pubblici. Obiettivi non facili da raggiungere, quanto meno nell’immediata, ma alla portata di mano. L’Italia dal 1° luglio guiderà la Ue con il semestre di presidenza del Consiglio europeo, che consentirà a Renzi di avere una maggiore presa ed influenza sugli altri paesi Ue. Già negli scorsi mesi il presidente del Consiglio ha tentato di scalfire il moloch europeo, chiedendo che i finanziamenti per la crescita e l’innovazione non venissero computati nel rapporto del 3%. Si può dunque e si deve fare di più per un’altra Europa, amica dei popoli e solidale.

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