BEN TROVATA NAIA, NINFA DELL’ACQUA.

naia

Le profondità di una caverna subacquea in Messico, nella regione dello Yucatan, hanno restituito al mondo le ossa di una ragazza sfortunata vissuta dodicimila o tredicimila anni fa, nel periodo del neolitico. In particolare sono stati ritrovati un cranio in perfetto stato, poggiato su di un osso dell’omero su di uno scoglio, e molte altre ossa, che solo in parte sono state recuperate e riportate in superficie. Il recupero verrà completato nei prossimi giorni.

La forma del cranio di Naia e il DNA nelle ossa hanno portato i ricercatori a concludere che non vi era una solo grande migrazione verso le Americhe, attraverso un istmo di terra che attraversava quello che oggi è lo stretto di Bering. Yemane Asmerom, geochimico dell’Università del New Mexico che ha calcolato con la prova del radiocarbonio, l’età di Naia, e più di una dozzina di altri ricercatori raccontano la storia di Naia nel numero di questa settimana della rivista Science .

Il nome Naia deriva dal fatto che le ossa della ragazza quindicenne erano così ben conservate nelle fredde acque di un’ampia grotta sottomarina a 30 metri di profondità nella penisola messicana dello Yucatan, grotta conosciuta come Hoyo Negro. Il nome attribuito alla fanciulla quindicenne riecheggia il termine greco Naia, adottato per denominare una ninfa dell’acqua.

Per decenni gli antropologi hanno ritenuto che i moderni nativi americani fossero i discendenti degli antichi popoli che approdarono nelle Americhe dalla Siberia attraverso la Beringia, quando l’attuale Stretto di Bering era occupato dalla terra ferma. Eppure, sempre in America, gli studiosi hanno ritrovato anche esemplari di scheletri umani  che sembravano appartenere a uomini  venuti dall’Africa o dal Pacifico meridionale, piuttosto che dalla Siberia o da altre regioni americane. Uno dei migliori esempi è Kennewick Man , uno scheletro di 9.300 anni fa, trovato nel 1996 sulle rive del fiume Columbia nello stato di Washington. Tali ritrovamenti hanno portato gli scienziati a chiedersi se questi immigrati dall’aspetto differente, indicati come Paleoamericans, si siano diretti verso le Americhe attraverso vie diverse da quelle tradizionalmente sperimentate. All’inizio di quest’anno, i ricercatori hanno rintracciato i collegamenti tra i nativi americani e gli antichi Beringians analizzando il DNA dai resti umani di un uomo di 12.600 anni fa trovato nel Montana, noto come Anzick-1. Ma tale ritrovamento non consentiva di stabilire un collegamento forte e solido tra queste popolazioni ed i Paleoamericans. Ed è proprio qui che entra in scena Naia!

Non appena i subacquei hanno cominciato ad esplorare la grande grotta sottomarina, hanno scoperto che essa era piena di ossa di animali ormai estinti, compresi bradipi ed animali simili ad elefanti, creature conosciute come gomphotheres. Hanno anche trovato un cranio umano, sdraiato a testa in giù su una sporgenza, circondato da altre ossa.

Il cranio di Naia ha l’aspetto di un Paleoamericano: fronte ampia, viso stretto, cavità oculari molto ampie, mascella aggettante verso l’esterno.”Sono tratti somatici piuttosto diversi da quelli dei nativi americani”, ha detto l’antropologo James Chatters, il principale autore della carta Science. Il verdetto genetico è stato l’argomento decisivo: il DNA mitocondriale estratto da uno dei denti di Naia ha confermato un lignaggio genetico comune con gli antichi Beringians e i moderni nativi americani.

“Quello che questo studio presenta per la prima volta, è la prova che Paleoamericans con tali caratteristiche distintive possono essere direttamente legati alla stessa popolazione di origine come i nativi americani contemporanei”, ha detto Deborah Bolnick, antropologo presso l’Università del Texas a Austin, che ha contribuito all’analisi genetica.

Tali risultati suggeriscono che le differenze fisiche tra Paleoamericans e nativi americani sono dovute a cambiamenti demografici avvenuti in Beringia e nelle Americhe, e non sono il risultato di migrazioni separate.

Per quanto riguarda Naia, il suo cranio e alcune delle sue ossa devano ancora essere rimossi dalla grotta;  la maggior parte dei resti sono stati lasciati dove la ragazza è scesa più di 12.000 anni fa. “Facciamo tutti i tentativi di lavorare in situ”, ha detto Pilar Luna, un archeologo dell’Istituto Nazionale Messicano di Antropologia e Storia.

Chatters ha ipotizzato che Naia – come gli animali le cui ossa sono state trovate intorno al pavimento ed alle pareti di Hoyo Negro – sia rimasta intrappolata nel fondo della fossa, mentre vagava attraverso la grotta, in un’epoca in cui i livelli del mare erano più bassi di quanto non siano oggi. “Sembra che cadde da una certa distanza, e colpì qualcosa di abbastanza duro tanto da fratturarsi il bacino”, ha detto Chatters. “Si può immaginare che la giovane donna si fosse persa nel buio in una grotta … [] o,  prendendo acqua dalla piccola pozzanghera che era in fondo ad Hoyo Negro, sarebbe caduta dentro senza nessuno che potesse aiutarla ad uscire”.

 Credits photo. Daniel Riordan Arallo

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