I MANAGER DI SONY RESTITUISCONO I BONUS PER APPIANARE LE PERDITE. MA IN ITALIA NO!

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Secondo la società di news giapponese Nikkei, circa 40 importanti dirigenti della multinazionale giapponese Sony, restituiranno parte dei bonus annuali previsti dai loro contratti per poter contribuire alla riduzione delle perdite dell’azienda nel corso del 2013. La cifra dovrebbe essere compresa fra il 30 e il 35 per cento del proprio stipendio annuo ed arrivare al 50 per alcuni: in tutto, la Sony tratterrà circa un miliardo di yen (cioè 7,1 milioni di euro). Il Wall Street Journal prevede che il provvedimento interesserà anche il CEO della società, Kazuro Hirai.

La situazione finanziaria della società è piuttosto complicata: il Wall Street Journal riporta che la società si aspetta perdite per circa 923 milioni di euro. Lo scorso febbraio aveva già fatto sapere che licenzierà 5000 dipendenti entro il marzo del 2015 (nel marzo del 2013 aveva circa 146mila dipendenti) e che avrebbe venduto VAIO, la propria divisione che produce PC (da anni in perdita, come la divisione che produce televisioni). Ad aprile Sony aveva annunciato di volere entrare nel mercato immobiliare: secondo i piani della società, ad agosto verrà aperta la “Sony Real Estate Corporation”, una nuova divisione che avrà a disposizione un budget di 250 milioni di yen (circa 1,7 milioni di euro) e che oltre ad occuparsi di nuovi investimenti fornirà consulenza a società esterne. In generale, sempre secondo il Wall Street Journal, nei prossimi anni Sony punterà sui lettori musicali di alta qualità (con il marchio “Walkman”), sulla consolle per videogiochi PlayStation) e sulla nuova tecnologia per televisori ad alta definizione, la cosiddetta 4K.

Ma in Italia … In Italia, invece, i manager pubblici e privati di società in crisi vengono spesso “ringraziati” con aumenti di stipendi e con liquidazioni da capogiro, mentre i dipendenti sono costretti a subire le conseguenze di contratti di solidarietà, stipulati al fine di ridurre i costi a carico dell’azienda e dunque gli stipendi dei lavoratori. Negli ultimi giorni sono saliti agli onori delle cronache gli emolumenti dell’Ad di Monte dei Paschi di SIena, Fabrizio Viola,che nel 2013 ha dichiarato compensi lordi per circa 1,9 milioni di euro, nonostante la società avesse chiuso in perdita per 1,4 miliardi. Per di più, la banca beneficia di sovvenzioni pubbliche per 4,1 miliardi (Monti bond) anche se sono prestiti a titolo oneroso. La Commissione Ue, nell’approvare il piano di rilancio della banca, aveva bocciato i ricchi emolumenti dei manager senesi, ritenendo congrua invece una retribuzione non superiore a 500mila euro  lordi. Di diverso parere, invece, Tesoro e Banca d’Italia, che hanno legittimato l’operato e lo stipendio dell’Ad (https://economiaefuturo.wordpress.com/2014/04/29/mps-per-tesoro-e-bankitalia-equo-e-corretto-non-tagliare-compensi-viola/). Impiegati e quadri direttivi, invece, lasceranno per tre anni sul campo sei giorni di assenza obbligatoria e non retribuita, nonchè il 23,5% del Tfr,che viene trattenuto dal datore di lavoro per il risanamento dei propri conti.

Anche Unicredit, che ha annunciato nella trimestrale un ritorno agli utili, ha, ciononostante, deciso di tagliare i premi ai dipendenti.

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