ILVA: IL GOVERNO CONCEDE SCONTI ALL’AZIENDA NELL’ATTUAZIONE DEL RISANAMENTO.

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Negli scorsi giorni la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il famoso piano ambientale per l’Ilva di Taranto, che rimodula e soprattutto dilata temporalmente le prescrizioni contenute nell’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) rilasciata nell’ottobre 2012, e la convocazione per giovedì 15 maggio (dopodomani ndr) dei sindacati dei metalmeccanici per la presentazione del piano industriale.
La lettura del piano ambientale conferma i timori degli ambientalisti, perché quanto previsto dall’Aia firmata dal ministro Clini (che tra l’altro raccolse la contrarietà dei custodi nominati dal gip Todisco a vigilare sugli impianti), viene rinviato, perché il punto di partenza non è più l’ottobre 2012 ma il 4 agosto del 2013, data di entrata in vigore del commissariamento dell’ azienda, certificando insomma la perdita di nove mesi, trascorsi invano per la salute dei tarantini. Inoltre i fondi stanziati sono scarsissimi: appena 4 miliardi di euro.
E anche la vanificazione delle ispezioni compiute dall’Ispra nei mesi scorsi, con la stesura di verbali riguardanti il mancato adempimento delle prescrizioni Aia. Quei verbali sono stati inviati alla Procura ma è evidente che quella che era una violazione, oggi non lo è più. I rinvii riguardano gli interventi ambientalmente più rilevanti e dunque maggiormente costosi come la copertura dei parchi minerali, fonte di spolverìo continuo sulle case dell’attiguo rione Tamburi.
Secondo l’Aia, i lavori sarebbero dovuti iniziare nell’aprile 2013, ora invece l’Ilva ha ancora un mese di tempo per presentare il progetto. Nel piano ambientale ci sono anche alcune raccomandazioni all’azienda, come quella di eliminare o ridurre significativamente la produzione e l’uso del coke, oppure lo studio di una fonte di approvvigionamento diversa dall’acqua del Mar Piccolo per il raffreddamento degli impianti. Ma si tratta di mere raccomandazioni, quindi nulla di vincolante ed obbligatorio per l’azienda.
Dal piano ambientale sparisce inoltre – cosa gravissima – la realizzazione di una rete di biomonitoraggio; la copertura dei parchi riguarda solo i parchi stessi e non tutta la relativa area; nell’area Gestione rifiuti ferrosi, la copertura viene sostituita dall’installazione di cappe mobili, di dubbia utilità nelle giornate di vento; non c’è tutta la parte riguardante il rischio industriale e il possibile effetto domino; non c’è traccia della gestione dei rifiuti e di quella delle acque, assenti peraltro anche nelle Aia 2011 e 2012.
I sindacati, in vista dell’incontro di giovedì a Roma, non sono tranquilli, stante la scarsità delle risorse finanziarie necessarie per compiere gli interventi e i ricorrenti allarmi sul pagamento degli stipendi. «La situazione dello stabilimento di Taranto è drammatica e bisogna attuare gli investimenti. Da oggi in poi non ci sono alibi più per nessuno, governo compreso» ha detto il segretario generale della Uilm Rocco Palombella, chiudendo i lavori del congresso provinciale dell’organizzazione a Taranto.
«Ilva ha comunicato – si legge nel documento che ha concluso il congresso della Uilm – che per i lavori dell’Aia sono in attività 60 cantieri diversi con impegno di circa 800 occupati, ma a parte il fatto che realtà di appalto e indotto sono in fase di manifesta sofferenza, in quanto non retribuite dall’Ilva per mancanza di liquidità, l’assemblea ritiene che tutto il complesso dell’Aia e del rilancio dell’azienda necessiti di una evidente accelerazione al fine di poter apprezzare quanto prima un cambiamento visibile, ma soprattutto percepibile nei lavoratori ma anche nei cittadini. L’unico elemento per decrescere sfiducia, disorientamento e incertezza di cittadini e lavoratori». Dunque i lavoratori temono per il pagamento degli stipendi e che l’azienda voglia ricorrere, come quasi sicuramente farà ed in parte già fa, alla cassa integrazione ed a strumenti di mobilità.

 

Credits foto: Unita.it

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