Corte di Strasburgo: Google ed i motori di ricerca sono responsabili del trattamento dei dati, anche di quelli contenuti nei link.

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La  Corte di Giustizia di Strasburgo ha affermato un importante principio in tema di trattamento dei dati personali, stabilendo che un motore di ricerca (nella specie Google) è responsabile del trattamento dati anche con riferimento a link non propri venuti fuori dall’attività di ricerca. Pertanto, ove vi siano i presupposti, il motore di ricerca è tenuto a rimuovere i link “indesiderati”. In particolare, la sentenza della Corte ha affermato che nel caso in cui, a seguito di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona, l’elenco di risultati mostra un link verso una pagina web che contiene informazioni sulla persona in questione, questa può rivolgersi direttamente al gestore oppure, qualora questi non dia seguito alla sua domanda, adire le autorità competenti per ottenere, in presenza di determinate condizioni, la soppressione di tale link dall’elenco di risultati

Infatti una direttiva dell’Unione – la 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali nonché alla libera circolazione di tali dati (eventualmente alla luce dell’articolo 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea) – mira a proteggere le libertà e i diritti fondamentali delle persone fisiche (segnatamente il diritto alla vita privata) in occasione del trattamento dei dati personali, eliminando al tempo stesso gli ostacoli alla libera circolazione di tali dati.

Il caso. Nel 2010 il sig. Mario Costeja González, cittadino spagnolo, ha presentato all’Agencia española de protección de datos (Agenzia spagnola di protezione dei dati, Aepd) un reclamo contro La Vanguardia Ediciones Sl (editore di un quotidiano largamente diffuso in Spagna), nonché contro Google Spain e Google Inc. Il sig. Costeja González faceva valere che, allorché il proprio nome veniva introdotto nel motore di ricerca del gruppo Google («Google Search»), l’elenco di risultati mostrava dei link verso due pagine del quotidiano di La Vanguardia, datate gennaio e marzo 1998. Tali pagine annunciavano una vendita all’asta di immobili organizzata a seguito di un pignoramento effettuato per la riscossione coattiva di crediti previdenziali nei confronti del sig. Costeja González.

Mediante detto reclamo, il sig. Costeja González chiedeva, da un lato, che fosse ordinato a La Vanguardia di sopprimere o modificare le pagine suddette (affinché i suoi dati personali non vi comparissero più) oppure di ricorrere a taluni strumenti forniti dai motori di ricerca per proteggere tali dati. Dall’altro lato, chiedeva che fosse ordinato a Google Spain o a Google Inc. di eliminare o di occultare i suoi dati personali, in modo che cessassero di comparire tra i risultati di ricerca e non figurassero più nei link di La Vanguardia. Il sig. Costeja González affermava che il pignoramento effettuato nei suoi confronti era stato interamente definito da svariati anni e dunque ormai privo di (pubblica) rilevanza. L’Aepd ha respinto il reclamo diretto contro La Vanguardia, ritenendo che l’editore avesse legittimamente pubblicato le informazioni in questione. Per contro, il reclamo è stato accolto nei confronti di Google Spain e Google Inc. Tale assunto è stato confermato dalla Corte di Giustizia Ue.

Potete approfondire l’argomento su Il Sole 24 Ore online

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2014-05-13/google-corte-ue-articoli-indesiderati-vanno-rimossi–105050.shtml?uuid=ABvy3qHB

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