USA: BITCOIN PER LE DONAZIONI ELETTORALI E PER GLI STIPENDI.

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Incredibile ma vero: la spasmodica crescita nell’utilizzo della moneta virtuale Bitcoin ha spinto la Commissione per le Elezioni (Federal Election Commission )ad accettare donazioni con Bitcoin sino ad un massimo di cento dollari.Una decisione storica, presa dopo un’interpellanza giunta alla stessa FEC lo scorso autunno, e  nonostante il crack di Mt.gox, la piattaforma più conosciuta (e la relativa sparizione di milioni di dollari).

Con voto unanime, la commissione americana ha dato il via libera ai finanziamenti elettorali in Bitcoin. Da oggi chiunque potrà fare la sua donazione a un partito o a un candidato in Bitcoin. Il limite imposto di 100 dollari procapite, è necessario in quanto questa moneta opera nell’assoluto anonimato. Le donazioni con Bitcoin potrebbero infatti celare  finanziamenti illeciti a politici e partiti. La norma approvata dalla Federal Election Commission prevede che il partito beneficiario della donazione in Bitcoin converta comunque la donazione ricevuta in dollari, prima di versare la somma sul conto corrente ufficiale della campagna elettorale.

Come funziona Bitcoin. La rete Bitcoin consente il possesso ed il trasferimento anonimo delle monete; i dati necessari ad utilizzare i propri bitcoin possono essere salvati su uno o più pc sotto forma di “portafoglio” digitale, o mantenuti presso terze parti che svolgono funzioni simili ad una banca. In ogni caso, i bitcoin possono essere trasferiti attraverso internet verso chiunque disponga di un “indirizzo bitcoin”. A differenza della maggior parte delle valute tradizionali, Bitcoin non fa uso di un ente (banca) centrale: esso utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni, sfruttando tecnologie del tipo peer to peer  e la crittografia per gestire gli aspetti funzionali come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione di proprietà dei bitcoin. La struttura peer to peer della rete Bitcoin e la mancanza di un ente centrale rende impossibile per qualunque autorità, governativa o meno, di bloccare la rete, sequestrare bitcoin ai legittimi possessori o di svalutarla creando nuova moneta (https://economiaefuturo.wordpress.com/2014/05/08/cybertruffe-in-agguato-con-bitcoin/).

Gli stipendi in Bitcoin  Intanto la cripto valuta si fa largo anche nel campo dei salari. Da un’indagine condotta da Bitwage fra 150 aziende “Bitcoin-friendly”, ben 18 hanno risposto di prendere in considerazione l’idea di adottare proprio Bitcoin per pagare gli stipendi ai propri dipendenti. Ma c’è di più. Quattro aziende hanno risposto che già offrono ai loro dipendenti questa soluzione. Ultracopier, una società che si occupa di sviluppare un software per la copia di file, ha dichiarato: «Bitcoin è un sistema molto utile per tagliare le spese legate agli stipendi, specialmente quando si lavora a livello internazionale. Una transazione dall’Europa agli USA costa 30-50 dollari. Se c’è la necessità di un trasferimento dalla Bolivia a qualsiasi altro paese c’è una commissione del 30% per transazione. Si tratta di un taglio del 64% se si considerano tutti i costi in ingresso e in uscita».

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