BANCA INTESA: STOP AL CREDITO ALLE SOCIETA’ PARTECIPATE.

Giovanni_Bazoli

Banca Intesa dice (finalmente, ndr) basta ai finanziamenti diretti alle società partecipate. Lo ha detto qualche giorno fa all’assemblea degli azionisti della banca il presidente del Consiglio di Sorveglianza, Giovanni Bazoli: “D’ora in avanti siamo orientati ad adottare una regola che non ci è imposta dalle norme, ma che riteniamo opportuna: gli investimenti in equity sono da distinguere da quelli in finanziamenti”.

Una dichiarazione di peso, dopo che molte banche sono state coinvolte direttamente e doppiamente (come socie delle partecipate e come finanziatori) nella bancarotta o comunque nelle gravi difficoltà di grosse aziende italiane, come, proprio per Intesa, Tassara, Alitalia e Risanamento. Nel caso di Tassara poi, il presidente del Consiglio di Gestione di Banca Intesa, Gian Maria Gros-Pietro, ha fatto notare che, “quando i (nostri) finanziamenti sono indispensabili per il mantenimento ed il funzionamento di un’azienda” sia necessario non solo guardare quali sarebbero le conseguenze se quell’azienda cessasse di funzionare. “Se (Tassara) l’avessimo fatta fallire qualche mese fa, avremmo perso molto di più”.

Caso recente e altrettanto importante è quello di Sorgenia, dove nel pool di banche creditrici (ben 21) ve ne sono alcune che sono anche partecipanti (come Mps), Qui le banche, ancor di più quelle con partecipazioni, perdono sia sul fronte del credito che su quello della partecipazione. Purtroppo erogazioni di credito a partecipate hanno risposto a volte a logiche non lontane dal conflitto di interessi, con una contestuale crescita esponenziale del rischio di credito a carico della banca finanziatrice.  Peraltro Il peso delle sofferenze delle banche, in continua crescita, è legato ai grandi prestiti che difficilmente vengono rimborsati. Su oltre 162 miliardi di euro complessivi (a febbraio 2014) di rate non pagate, 107 miliardi (66,1%) si riferisce a finanziamenti di grandi dimensioni (superiori a 500.000 euro), mentre 54,9 miliardi (33,9%) si riferisci a crediti minori (da 250 a 500.000 euro). In una platea di oltre 1,2 milioni di clienti “affidati” e in ritardo, cioè con prestiti, su appena 457 soggetti, in particolare, pesano sofferenze per 20,3 miliardi. E’ quanto emerge da un’analisi del Centro studi Unimpresa. Secondo lo studio, realizzato su dati della Banca d’Italia, guardando alla platea dei soggetti debitori, su 1.224.438 clienti in difficoltà con le rate, sono 47.876 (3,91%) quelli su cui pesa il 66,1% delle sofferenze (quelle relative ai finanziamenti maggior di 500.000 euro) mentre le sofferenze relative ai prestiti minori (fino a 500.000 euro) sono distribuite su 1.176.562 soggetti. Ne rileva che non sempre, prima di procedere alla delibera del finanziamento,  le banche effettuano una valutazione soddisfacente del merito creditizio.  E qui non è solo un problema di conflitto di interessi, ma di un’analisi che a volte si limita a prendere in considerazione solo i bilanci – che potrebbero anche essere opachi – e non anche l’andamento concreto e le prospettive dell’azienda.

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