QUALITA’ DEL CREDITO E STRESS TEST. I RISCHI CHE POSSONO DERIVARE ALLE BANCHE ITALIANE.

Vegas

 

Proprio ieri il Presidente della Consob, Giuseppe Vegas, a proposito dei rigidi test cui verrà sottoposto il sistema bancario dell’area Ue (Asset Quality Review e stress test Eba), pur nell’ambio di una relazione improntata all’ottimismo sui possibili sviluppi del mercato finanziario, ha espresso qualche preoccupazione nei confronti delle banche italiane.  In particolare, potrebbero essere penalizzati i sistemi come il nostro, cioè quelli «più tradizionali e con attivi più trasparenti e concentrati su crediti alle imprese, titoli di Stato e immobili», rispetto ai sistemi «che hanno esposizioni molto significative, e non meno rischiose, in derivati e titoli strutturati». Inoltre, l’importante processo di ricapitalizzazione in atto andrà a scapito della ripresa del credito, in quanto questa «risentirà del l’ulteriore restringimento dei margini necessari per supportare l’erogazione di nuovo credito alle imprese».

Il problema sollevato – scrive Marco Onado oggi su Il Sole 24 Ore –  è certo importante perché l’opacità dei bilanci delle banche che hanno portafogli di titoli rischiosi (che sono poi quelli che un tempo erano sbrigativamente definiti «tossici») è stata una delle cause fondamentali della crisi europea e perché questi titoli sono concentrati, anche se meno che in passato, nelle banche francesi e tedesche. Il problema sollevato da Vegas – afferma ancora Onado – non è stato risolto del tutto, se non altro perché il rischio di credito è più facilmente valutabile e trasferibile in modelli quantitativi di valutazione rispetto al rischio di titoli.  Inoltre, nella valutazione della qualità del credito e del connesso rischio di credito, viene riconosciuta una certa discrezionalità come anche un forte  peso delle autorità di vigilanza nazionali nel convalidare la robustezza dei criteri di valutazione adottati dalle singole banche. Il che significa che si rischia di trovare, davanti alla medesima fattispecie, valutazioni differenti a seconda del Paese di stabilimento.

Se comunque l’obiettivo è quello periglioso ma ormai prossima dell’unità bancaria, probabilmente, secondo Onado, non si poteva esordire meglio. “Posto che nei bilanci delle banche ci sono titoli estremamente complessi e privi di un vero mercato – scrive ancora Onado –  l’idea di avere valutazioni oggettive e uniformi è pura utopia; al massimo si può restringere il margine della discrezionalità, per non dire dell’arbitrio”.

Per gli approfondimenti rimandiamo alla lettura integrale dell’articolo.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-05-06/i-veri-rischi-che-credito-deve-temere-063625.shtml?uuid=ABexb1FB

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