L’OCSE VEDE AL RIBASSO LA CRESCITA DEL PIL ITALIANO NEL 2014. PER L’ISTAT PROSPETTIVE DI CRESCITA PER 2014-15.

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L’Istat vede timidi segnali di ripresa per l’economia italiana, prevedendo un aumento dei consumi dello 0,2% per l’anno in corso, sino a stabilizzarsi a +0,5% nel 2015. Il riscontrato aumento della fiducia dei consumatori ha comunque una prevalente connotazione psicologica, determinata anche da un certo ottimismo ingenerato dal famoso bonus Irpef da 80 euro al mese. Anche se, riconosce l’istituto pubblico di statistica,  solo una piccola parte del bonus verrà utilizzato nella spesa. Pertanto sono destituite di fondamento quelle previsioni, di fonte governativa, che vorrebbero un’incidenza compresa tra lo 0,4% e lo 0,6% sulla crescita del Pil della misura di taglio dell’Irpef (come peraltro da noi in diverse sedi contestato).

Sempre secondo Istat, la crescita del Pil quest’anno si attesterà sul +0,6%, contro lo 0,8% stimato da Palazzo Chigi. Nel 2015 vene stimata una crescita pari all’1%, mentre il governo Renzi è più ottimista (+1,3%). La disoccupazione continuerà purtroppo a crescere, nonostante un’eventuale “ripresina”, come più volte sottolineato da esperti ed organismi internazionali, segno che per far riprendere realmente l’economia del Paese sono necessari interventi robusti e strutturali, e sostanziosi investimenti pubblici per la crescita, che non possono venire solo dalla spending review.

Secondo l’Ocse, invece, in Italia i miglioramenti a livello di fiducia sosterranno consumi privati (+0,1% nel 2014 e +0,6% nel 2015) e investimenti (+1% e +2,6%) e «un qualche ulteriore sostegno dovrebbe derivare dai modesti tagli alle tasse che andranno a vantaggio dei redditi disponibili alle famiglie», previsti in aumento dello 0,9% quest’anno e dell’1,5% il prossimo. Quasi nullo sarà, invece, l’apporto della spesa pubblica (+0,4% quest’anno e -0,2% il prossimo) mentre l’inflazione resterà molto bassa (+0,5% e +0,9% rispettivamente).

Il tasso di disoccupazione in Italia viene previsto in aumento anche quest’anno a un picco del 12,8%, una progressione che dura ormai dal 2011 (da 8,4% a 10,7% nel 2012 e 12,2% nel 2013) con una modesta discesa al 12,5% solo nel 2015, in quanto, sottolinea l’Ocse, «il primo impatto di una maggiore domanda di lavoro» dalle imprese é quella di «aumentare le ore lavorate». Anche l’occupazione continuerà a contrarsi quest’anno con un -0,7% (-0,3% nel 2012 e -2% nel 2013), invertendo la rotta solo nel 2015 (+0,4%).

Nel 2015 riprenderà anche la corsa del costo unitario del lavoro (+0,4%), interrotta solo quest’anno da un calo marginale previsto allo 0,2% (dopo +1,2% nel 2011, +2,3% nel 2012 e +1,4% nel 2013). Il rischio principale per questo outlook, conclude il documento, é quello di possibili «debolezze del sistema bancario che limitino il flusso di credito e interrompano il normale ciclo di investimenti» mentre il risultato potrebbe essere più positivo, per gli investimenti e, quindi, per il pil italiano, se il piano di rimborsi dei debiti della Pa dovesse avere un impatto sul ciclo economico maggiore del previsto.

Revisione al ribasso per la Cina, al rialzo per gli Usa
Il Pil dell’area Ocse é destinato a crescere del 2,2% nel 2014 e del 2,8% nel 2015, in accelerazione rispetto all’espansione dell’1,3% del 2013, in un quadro che vede gli Usa accelerare, la Cina rallentare e L’Eurozona riprendersi in modo più lento rispetto alle altre grandi potenze economiche mondiali. Sono le previsioni contenute nell’ultima edizione dell’Economic Outlook. L’economia dell’Eurozona, si legge nel documento, dopo essersi contratta dello 0,4% nel 2013, appare destinata a crescere dell’1,2% nel 2014 e dell’1,7% nel 2015, con un tasso di disoccupazione in flessione ma comunque molto elevato (11,9% nel 2013, 11,7% nel 2014, 11,4% nel 2015).

Unione Europea a rischio deflazione.
Il calo dei prezzi al consumo nell’area euro «potrebbe trasformarsi in deflazione» e la Bce é chiamata pertanto a «varare nuove misure che portino in modo più decisivo l’inflazione in linea con gli obiettivi». Secondo l’Ocse, la banca centrale deve inoltre «essere pronta a nuove misure di stimolo non convenzionali se l’inflazione non dovesse dare segni di tornare nei ranghi» (Draghi ha annunciato la possibilità – tra gli altri – di un piano di acquisti di titoli di Stato e di erogazione di prestiti alle banche a fronte di un collaterale costituito da abs, anche se in Germania lo stesso Draghi avrebbe escluso l’acquisto di titoli di Stati fortemente indebitati, come l’Italia, per esempio). Più in generale, si legge nel rapporto, «le politiche monetarie devono restare accomodanti nelle principali aree Ocse» alla luce dei «persistenti rischi al ribasso, quali l’elevata disoccupazione, l’inflazione al di sotto degli obiettivi e gli alti livelli di indebitamento dei governi».

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