VITE RINVIATE: GLI EFFETTI NEFASTI DEL JOBS ACT

tempi_moderni

 

Vite rinviate. Lo scandalo del lavoro precario è il titolo di un’opera recentemente pubblicata da Luciano Gallino per i tipi degli Editori Laterza. Il libro del sociologo del lavoro è purtroppo assai attuale, alla luce del provvedimento, il Jobs Act, che il governo Renzi ha ormai messo in piedi e che attende l’approvazione definitiva entro il 19 maggio, termine ultimo per la conversione in legge del decreto che porta il nome del ministro del lavoro e del Welfare, Giuliano Poletti. Il secondo, successivo pilastro è quello della legge delega che il Parlamento conferirà al governo per legiferare in tema di nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato, con il varo definitivo del famigerato contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele progressive, e per riformare gli ammortizzatori sociali sostituendo la cassa integrazione in deroga con un sussidio universale.

Ma vediamo in rapida successione cosa prevede il dl Poletti, già approvato con la fiducia alla Camera negli scorsi giorni e che ora in Commissione Lavoro al Senato ha subito modifiche peggiorative a seguito del pressing esercitato da Ncd e Scelta Civica:

1) contratti a termine: niente più assunzione obbligatoria, per le imprese che sforano il tetto massimo del 20% di contratti a termine sul totale, ma solo una sanzione economica. E’ questa la novità principale al dl Lavoro, apportata con gli otto emendamenti del governo. La multa sarà pari al 20% nel caso in cui lo sforamento riguardi un solo lavoratore e sale al 50% in tutti gli altri casi. Questo limite, poi, non si applicherà agli enti di ricerca.  La sanzione amministrativa sarà più lieve per il primo sforamento e più pesante per i successivi;

2) contratti di apprendistato: sale a 50 da 30 il numero di dipendenti che l’azienda deve avere affinché scatti l’obbligo di stabilizzare il 20% degli apprendisti; la formazione sarà mista, pubblica e privata.

Il provvedimento in fase di approvazione, con le nuove modifiche peggiorative imposte dagli alleati del Pd, approfondisce il solco dello scandalo del lavoro precario, come ha giustamente intitolato il proprio libro Luciano Gallino. Sostituire alla sanzione dell’automatica conversione in contratti a tempo indeterminato dei contratti a termine eccedenti la soglia del 20%, la sanzione pecuniaria sino al 50% della retribuzione, generalmente non particolarmente esosa, significa consentire all’imprenditore di effettuare la sua bella valutazione in termini di costi/benefici, che potrà portarlo anche a preferire il lavoro precario a quello stabile. Questa “autorizzazione” è assolutamente imperdonabile e scandalosa. Pure preoccupante è l’innalzamento da 30 a 50 dipendenti della dimensione minima dell’azienda con apprendisti che abbia l’obbligo di stabilizzarne almeno un 20%. Ricordiamo che il dl Poletti riconosce, in apparenti termini di garanzia e tutela, appena il 35% rispetto al lavoratore stabile la retribuzione dovuta all’apprendista. Piuttosto che puntare su nuovi sgravi fiscali, semmai anche con una riedizione dei contratti di formazione e lavoro, il governo, anche sulla spinta della troika, preferisce puntare sulla precarizzazione del lavoro.

Ricordiamo che strumenti come il contratto a termine o a questo simili sono  utilizzati anche dalle coop e da Ipercoop, tutte appartenenti alla galassia di Lega Coop, sino a ieri presieduta dal ministro Poletti, e dai Caf di sindacati e patronati. Un grosso regalo dunque alle aziende che preferiscono operare a larghe maglie, facendo man bassa dei diritti dei lavoratori.  Lavoro in parte precario offre anche la figura del contratto a tempo indeterminato a tutele progressive, con i giovani neoassunti soggetti al giogo dell’azienda, in quanto meno tutelati anche e soprattutto rispetto ad ipotesi di licenziamenti e provvedimenti disciplinari. Spiace constatare che una riforma del genere, ovviamente non di sinistra, trovi tra i principali sostenitori proprio il Pd, che ha preferito allearsi con forze politiche conservatrici, portatrici degli interessi della classe padronale.

Concludo riportando alcuni significativi passi del libro di Luciano Gallino: “Ampie rilevazioni condotte nel 2011 e nel 2012 indicano che i dipendenti a tempo determinato guadagnano in media solo il 72% della retribuzione netta di quelli a tempo indeterminato; la percentuale scende al 62% per i collaboratori … La causa principale di simili dislivelli è evidente. I contratti atipici citati comportano in molti casi, talora per anni di seguito, non i nomrlai 12 mesi di lavoro, o meglio 11 mesi di lavoro più uno di ferie retribuite, più la tredicesima … Possono comportare, piuttosto, 8-9 mesi di lavoro, quindi non più di  tanti di retribuzione piena … Ma succede anche, con effetti peggiori, per altre categorie di atipici: ad esempio quando si viene assunti a tempo indeterminato da un’impresa utilizzatrice, perché in tal caso, pur essendo ad ogni effetto lavoratori dipendenti, alla retribuzione piena si avrà diritto soltanto quando si è chiamati da un utilizzatore”.

Lo scenario raffigurato da Gallino purtroppo rischia di compromettersi ancora, con l’erosione delle tutele per i lavoratori dipendenti “fissi” ed anche dei salari con i mancati rinnovi e con i contratti di solidarietà, e con il sempre più ampio ricorso allo strumento dell’esternalizzazione di attività considerate non più centrali dall’azienda conferente.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...