GASDOTTO TAP. LA SOCIETA’ INDICA DUE SITI ALTERNATIVI A QUELLO DI SAN FOCA, MA MINIMIZZA I RISCHI TUMORALI.

 

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Negli scorsi mesi la Regione Puglia aveva espresso un parere obbligatorio ma non vincolante, circa la fattibilità del gasdotto Tap dall’Azerbajian a San Foca, sulle coste adriatiche leccesi. In particolare la Via (Valutazione d’Impatto Ambientale) della Regione era risultata negativa (cfr. l’articolo Il sole il mare ed il vento. Tanti modi di uccidere l’ambiente (I parte) https://economiaefuturo.wordpress.com/2014/04/08/il-mare-il-sole-ed-il-vento-tanti-modi-di-uccidere-il-salento/). Anche il Ministero dell’Ambiente, per la Via nazionale, ha chiesto un mese fa ben 48 integrazioni.
Da Roma, in particolare, si sollecitava lo studio di altre ipotesi d’approdo, a partire da quelle lungo la costa di Brindisi e finendo ad altre non meglio specificate in Salento, così come aveva fatto anche il Comitato Via della Regione. A distanza di un mese da quella richiesta, Trans Adriatic Pipeline ha inviato a Roma il materiale in cui, di nuovo, mette nero su bianco che San Foca resta il punto d’arrivo “ottimale” individuando però due corridoi nel territorio di Otranto.
L’alternativa E1 prevede che il gasdotto tocchi terra a 2,6 km a nord dell’abitato idruntino, nella zona del Mulino d’acqua tra spiagge frequentatissime, campeggi e resort, mentre il terminale dovrebbe essere realizzato tra Palmariggi e Giuggianello. L’alternativa E2, invece, è caratterizzata da un approdo a sud dell’abitato idruntino, più esattamente nel porto, così come è già stato proposto dal progetto IgiPoseidon. A differenza di quest’ultimo, però, il terminale Tap sarebbe costruito tra Giuggianello e Minervino, “in un contesto non vincolato dall’area di notevole interesse paesaggistico”.
Queste due opzioni nella documentazione finale presentata dalla società Tap Ag al ministero si aggiungono ad altre 10 individuate nell’ambito di 4 corridoi. Cinque si trovano nell’area nord di Brindisi (località Posticeddu, Torre rossa, Case bianche), quattro tra Brindisi e Torchiarolo (località Torre Mattarelle, centrale Cerano, Campo di mare, Lindinuso) e una a San Foca, che secondo Tap è quella con il minor quoziente di criticità (4, rispetto a 8 di Otranto nord e 6 di Otranto porto). Le ipotesi brindisine comporterebbero la realizzazione di tratti terrestri più brevi per connettersi alla rete Snam a Mesagne, mentre quelle otrantine avrebbero i tratti più lunghi della condotta in mare e a terra. Anche per questo San Foca per Tap resta l’idea vincente.
Nella marina di Melendugno, del resto, la società sta portando avanti i sondaggi geofisici tramite la piattaforma Skate III, la cui presenza ha compattato il fronte No Tap. Gli ambientalisti, dopo aver appreso la proposta di approdi alternativi formulati dalla società, hanno evidenziato come
 “il punto indicato come E1 nella zona degli Alimini, è esattamente quello in cui a febbraio fu segnalata la presenza della nave Odin Finder”, che a loro dire avrebbe agito senza i permessi necessari.

Infine, Tap ha minimizzato i rischi tumorali che le emissioni di idrocarburi potrebbero incrementare, sottolineate da Arpa Puglia, limitandosi a dire che, secondo statistiche Istat del 2009, la provincia di Lecce si troverebbe solo al trentatreesimo posto in graduatoria a livello nazionale e che i tumori alle vie respiratorie sarebbero indotti in prevalenza dal fumo e dalle emissioni dell’Ilva di Taranto. Minimizzati anche i rischi di esplosioni, soprattutto in prossimità dell’impianto di pressurizzazione.

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