SALENTO: ABBATTUTI 104 ULIVI A NORD DI LECCE

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Sono partiti negli scorsi giorni, a Surbo,  ed a Trepuzzi, pochi chilometri a nord di Lecce, gli espianti di ulivi interessati, secondo gli esperti, dal virus xylella fastidiosa. Sono state 104 le piante di ulivo che sono state sradicate. La Regione ha emanato una direttiva il 10 aprile ed il 12 aprile, sabato, dei funzionari si sono presentati a casa degli interessati informandoli che, presenti o no, consenzienti o no, il giorno 14 aprile, dalle ore 8.00 sarebbero stati eradicati i lori alberi. Ognuno di loro ha impresso su quel foglio le coordinate delle piante interessate ed il numero di alberi coinvolti dalla misura. Vaghe e vane promesse di indennizzo, si fa leva sulla responsabilità verso i vicini e le altre regioni. 

Si tratta della zona definita “nuovo focolaio”, dove xylella sarebbe presente, ma senza manifestare sintomi; il colore secco che si vede sugli alberi dovrebbe invece essere effetto della mancata rimonda oltre che del largo uso dei diserbanti. 

La moria degli ulivi è cominciata in sordina nel Salento leccese, nell’area intorno a Gallipoli, un paio di anni fa. I primi  focolai, di modesta estensione, erano stati scambiati per attacchi di una malattia localmente endemica, nota come “lebbra delle olive”, causata da un fungo. Il CDRO Complesso del disseccamento rapido dell’olivo è invece esploso improvvisamente negli ultimi mesi, interessando, al momento, un’area di circa 80 km2. Ciononostante, il danno è circoscritto, secondo un bell’articolo pubblicato dal National Geographic Italia. 

http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2013/11/17/news/la_moria_degli_ulivi_pugliesi_mito_mediatico_o_realt_-1893041/

La malattia incomincia con il disseccamento della chioma a zone, estendendosi via via a tutto l’albero e terminando con la morte della pianta. La coltivazione dell’ulivo in Salento, è  ancora praticata con metodi tradizionali e la poca attenzione rivolta agli ulivi, spesso secolari, è uno dei fattori che hanno portato a dare l’allarme in ritardo. Nella zona d’interesse sono proprio le piante secolari a soffrire e morire. Nella zona colpita – quella del gallipolino – non vi sarebbero molti impianti recenti. A Surbo e Trepuzzi, invece, la maggior parte delle piante interessate dall’abbattimento sono di recente insediamento!

Il CDRO, si legge ancora nell’articolo di National Geographic, è verosimilmente il risultato  dell’azione di tre diversi attori: il lepidottero Zeuzera pyrina (rodilegno giallo), le cui larve scavano delle gallerie nel tronco e nei rami dell’olivo che facilitano l’ingresso del secondo attore, un complesso di funghi microscopici del genere Phaeoacremonium. Il terzo attore è il batterio Xylella fastidiosa. La sintomatologia e la rapidità della diffusione della malattia avevano  fatto pensare al possibile coinvolgimento del batterio e le analisi  molecolari effettuate hanno  confermato che l’intuizione era  corretta. La presenza del batterio nei tessuti fogliari degli olivi  malati è stata poi confermata da osservazioni al microscopio elettronico che lo hanno identificato nei vasi legnosi.

Tante ancora le discussioni tra gli esperti, che porterebbero a circoscrivere il fenomeno a pochi alberi, senza l’obbligatorietà, sempre, dell’esradicazione delle piante. Certamente, la Xylella fastidiosa, microrganismo “cugino” di quello Xanthomonas che affligge agrumi e ortaggi, ha destato la preoccupazione persino dell’Efsa (Autorità Europea per la Sicurrezza alimentare). Secondo l’Efsa proprio la Xylella sarebbe la causa dell’epidemia e verrebbe veicolata da insetti come cicaline e “sputacchine”. Di parere contrario l’accademia dei Gergofili , la quale ritiene la Xylella compartecipe di un quadro d’insieme ancora da chiarire. In effetti, sarebbe stato osservato come alcuni funghi tracheomicotici del genere Phaeoacremonium, ovvero quelli meglio conosciuti come “complesso del Mal dell’esca” della vite, siano stati trovati nelle parti disseccate delle piante. In tal caso, il vettore per la loro diffusione sarebbe un lepidottero, ovvero la Zeuzera pyrina.

 

 

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