APPROVATO IL DEF. SLITTA AL 2016 IL PAREGGIO DI BILANCIO

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Approvato anche dal Senato il DEF (Documento Economico Finanziario) presentato negli scorsi giorni dal Governo Renzi.

Il ministro Pier Carlo Padoan intanto ha reso noto il contenuto della lettera inviata negli scorsi giorni alla Commissione Ue, nella quale si annuncia lo slittamento del raggiungimento dell’obiettivo del pareggio di bilancio di un anno, dal 2015 al 2016. Nella nota si spiega come la ripresa per l’economia italiana sia ancora fragile e che ciò non consentirebbe di reperire le giuste risorse per portare in parità i conti. Il rinvio, spiega la missiva di Padoan, è dovuto al fatto che il governo ha deciso di accelerare il pagamento di ulteriori 13 miliardi di debiti della pubblica amministrazione alle imprese: un’operazione sollecitata dalla stessa Ue, nonché una delle ‘circostanze eccezionali’ che in base alla legge sul pareggio possono giustificare una deviazione temporanea dagli obiettivi. Proprio per contrastare gli effetti della crisi, appunto, l’esecutivo Renzi “nel rispetto della clausola delle ‘circostanze eccezionali’, come prevista nella legge di pareggio di bilancio” – la norma che ha introdotto il principio del pareggio in Costituzione – ha deciso di “accelerare il pagamento dei rimanenti debiti pubblici arretrati per ulteriori 13 miliardi, che aumenteranno il rapporto debito/pil nel 2014″. Il piano per riallineare i conti pubblici, si legge nella lettera, è illustrato nel dettaglio nel capitolo 3 del Def. Assicurando il pareggio strutturale nel 2016, il governo “procederà nel periodo 2014-2017 con un piano di privatizzazioni di circa lo 0,7 per cento di pil all’anno”. Il governo annuncia infine che per il restante 2014 i risparmi della spending review “saranno usati per finanziare un ambizioso piano per ridurre il cuneo fiscale e aumentare la crescita potenziale dell’Italia nel breve e medio termine” .

La lettera del ministro Padoan conferma ulteriromente i dubbi manifestati da queste colonne e da autorevoli economisti, sulla sostenibilità del Def, con particolare riferimento al piano di risparmio di costi elaborato dal commissario Cottarelli. Sul fronte sempre degli investimenti per la crescita, ove il governo è ancora in attesa di conoscere le determinazioni della Commissione Ue in merito alla non calcolabilità nel deficit dei fondi stanziati dall’Italia per la spendita dei fondi strutturali e di coesione europei, va registrata anche la convergenza di Niki Vendola, governatore della Regione Puglia (una delle regioni più attive nell’utilizzo dei fondi Ue).

Resta comunque il problema del fiscal compact e della correlata manovra da 50 miliardi di euro prevista per l’anno 2015, inevitabile se non cambieranno le cose in ambito comunitario, soprattutto a livello normativo,  dopo le elezioni europee di maggio. I punti oscuri riscontrati nel Def lasciano temere, purtroppo,  una prossima manovra correttiva, se non nel 2014, nel 2015, per rispettare i parametri di Maastricht e per reperire fondi necessari a coprire le perdite, più che a sostenere la crescita. Per non parlare del rischio di tagli a servizi pubblici essenziali.

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