ISTAT E BANKITALIA: MODESTI BENEFICI DAL TAGLIO IRPEF

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Le preoccupazioni da noi più volte manifestate (https://economiaefuturo.wordpress.com/2014/04/09/def-luci-ed-ombre-dietro-gli-80-euro-in-busta-paga/) in merito alla consistenza ed alle coperture finanziarie per il bonus da 80 euro in busta paga per i redditi inferiori ai 25mila euro sono purtroppo reali. Sono state confermate propri ieri da Istat e Banca d’Italia.

La revisione fiscale presentata dal governo nell’ambito del Documento di economia e finanza, cioè il famoso sconto Irpef che verrà dettagliato con un provvedimento venerdì prossimo, porterà un guadagno medio annuo di 714 euro per le famiglie più povere, quindi al di sotto degli 80 euro mensili proprio per i redditi più fragili. Lo calcola l’Istat nell’ambito delle audizioni in corso alla Camera sul documento di programmazione economica dello Stato. Per l’Istituto di statistica lo sconto scende via via fino a 451 euro per le famiglie più ricche. Cioè si passa dal 3,4% del reddito allo 0,7%. Un piano che, secondo l’opinione di Bankitalia, rischia però di non essere sostenibile grazie alla sola spending review del Commissario Carlo Cottarelli, soprattutto per l’anno prossimo.
Il presidente Istat, Antonio Golini, ha spiegato che le misure sul Fisco previste nel Def porteranno a un “beneficio netto annuale sotto forma di minore imposta netta pari a circa 11,3 miliardi di euro”. Golini si riferisce appunto alla “rimodulazione delle detrazioni Irpef sul lavoro dipendente per le fasce più basse di reddito (reddito lordo fino a 25 mila euro) e la riduzione dell’Irap per le imprese” e aggiunge che “nel complesso si stima un beneficio netto effettivo annuale sotto forma di minore imposta netta pari a circa 11,3 miliardi di euro. Di questi – aggiunge – circa 1,8 miliardi di euro sono l’effetto aggregato delle variazioni già approvate con la precedente Legge di stabilità, mentre circa 9,5 miliardi di euro sono riferiti alle nuove misure previste nel Def 2014″. Secondo il presidente dell’Istat, sul 2014  “saranno pari a circa 7 miliardi di euro, per effetto dell’introduzione del provvedimento a partire dal mese di maggio”.

Sull’Irap, l’Istat spiega che “l’elevata presenza di imprese con base imponibile negativa o nulla a fini Irap restringe la platea degli interessati al provvedimento” (taglio del 10%): si tratta quindi di 620mila imprese  delle società considerate. Golini ha stimato che nel complesso le misure proposte da Matteo Renzi per gli stimoli dei consumi e in parte degli investimenti puoì sostenere la crescita, al netto degli interventi di copertura delle maggiori spese e minori entrate previste nel Def, per circa 0,1 punti percentuali.

Una stima di ripresa “fragile” è arrivata anche dalla Banca d’Italia, anch’essa presente in audizione alla Camera. Palazzo Koch ritiene che il calo del debito beneficerebbe del pagamento dei debiti della Pa e delle privatizzazioni da cui sono attesi “0,7 punti di Pil” annui tra il 2014 e il 2017. “Obiettivi ambiziosi” che richiedono un “rapido e deciso programma di dismissioni”. Per il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, però, c’è una grande incognita: “Nel 2015 i risparmi di spesa indicati come valore massimo ottenibile dalla spending review non sarebbero sufficienti a conseguire gli obiettivi programmatici”, spiega in riferimento ai 17 miliardi messi a piano da Cottarelli. Questi non basterebbero se “dovessero finanziare lo sgravio dell’Irpef, evitare l’aumento di entrate” (per 3,7 e 10 miliardi rispettivamente per il 2015, 2016 e 2017 da adottare se la revisione della spesa non desse risultati sufficienti) e “dare anche copertura agli esborsi connessi con programmi esistenti non inclusi nella legislazione vigente”.

Altri rilievi sono mossi sul fronte del contenimento del debito e del disavanzo strutturale, requisiti necessari per il rispetto del Fiscal Compact europeo: per Bankitalia “se gli andamenti macroeconomici dovessero discostarsi, anche di poco, dalle previsioni contenute nel Def, o se non si realizzassero integralmente le dismissioni programmate, il rispetto della regola sarebbe messo a repentaglio”.
Anche la Corte dei Conti è intervenuta con il presidente Raffaele Squitieri, parlando della “sfida per la crescita come un momento senza prove d’appello”. Dai magistrati contabili arriva anche un via libera alla richiesta di maggiore flessibilità ell’Europa: “Solo nel 2015 la nostra economia rientrerebbe nel limite rappresentativo di ‘normali’ condizioni recessive. La richiesta di derogare dal percorso di avvicinamento all’Obiettivo di Medio Termine fino al prossimo anno non sembra, dunque, inconciliabile con le indicazioni europee”. Nella sua relazione, si nota un certo scetticismo per quanto riguarda il peso del maggior gettito Iva legato i rimborsi dei crediti della Pa, come copertura per il taglio Irpef. I magistrati contabili notano che “non è ipotizzabile che l’imposta correlata ad un pagamento da parte delle Amministrazioni pubbliche possa confluire automaticamente ed integralmente all’Erario, senza dover “fare i conti” con le regole del mercato e con i meccanismi impositivi”.

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