FIOM NAZIONALE IN APERTA ROTTURA CON LA DIREZIONE NAZIONALE E LA CAMUSSO

Documento conclusivo XXVI congresso Fiom nazionale primo firmatario Sergio Bellavita

LOTTARE CONTRO L’UNIONE EUROPEA, PER LA ROTTURA DEI TRATTATI
La crescita impetuosa dell’estrema destra sul terreno sociale e elettorale e il ritorno di vecchi e nuovi nazionalismi in tutta la vecchia Europa, rappresentano il frutto piu amaro delle politiche d’austerita’ imposte dall’Unione Europea e dalla banca centrale. Una crescita che si alimenta del brodo di coltura della devastazione prodotta dalla sempre maggiore irrilevanza della rappresentanza politica e sociale del lavoro di fronte al perdurare dell’attacco ai salari ed alle tutele dei lavoratori e delle lavoratrici. I vergognosi sacrifici imposti al popolo greco e portoghese per il pagamento del debito, la tagliola del Fiscal Compact, i dettami della BCE e dell’Unione Europea, la timidezza e la grande ritirata, quando non la vera e propria complicità, del sindacato dall’organizzazione della resistenza, consegnano fette sempre più ampie di lavoratori e di sottoproletariato urbano al razzismo, alla xenofobia, al localismo. Il combinato disposto di tutto ciò alimenta la pericolosa spirale autoritaria che attraversa l’Europa e che riguarda da vicino anche il nostro paese.
Occorre lottare contro quest’Unione Europea, contro i suoi trattati eretti a difesa dell’interesse di banche, finanza e speculatori. Senza questa rottura non si potrà affermare la necessaria unità e solidarietà di classe dei lavoratori e delle lavoratrici d’Europa.
Il congresso nazionale della Fiom si appella pertanto alla Cgil affinché la stessa promuova una mobilitazione straordinaria del mondo del lavoro a livello Europeo, con all’ordine del giorno la rottura delle politiche d’austerita’. Le grandi mobilitazioni del popolo greco, spagnolo, cipriota,sloveno, bulgaro testimoniano che esiste una disponibilità di massa al conflitto. La stesso movimento per la casa e il reddito che lo scorso ottobre, nel nostro paese , ha incrociato lo sciopero del sindacalismo di base e che oggi invadera’ nuovamente le strade della capitale è parte di questa disponibilità. Il sindacato è chiamato, ovunque in Europa, a rompere ogni collateralismo con i governi dell’austerita’, a emanciparsi da ogni subordinazione ideologica alle compatibilità dettate dalla BCE e dalle imprese.
Solo cosi si può dare sostegno, unita’, forza e prospettiva alle molteplici lotte in difesa di salari e diritti, contro le delocalizzazioni e i licenziamenti che costellano l’Europa. Solo cosi si può lottare per salvare e rilanciare il modello sociale Europeo. 

PER LE LIBERTA’ SINDACALI CONTRO L’ACCORDO DEL 10 GENNAIO
L’accordo del 10 gennaio rappresenta lo strumento per imporre le politiche d’austerita’ al mondo del lavoro. Con la sottoscrizione del “Testo unico sulla rappresentanza” viene accolto ed esteso il modello autoritario e schiavistico di Marchionne imposto a tutti i lavoratori Fiat. Le libertà sindacali, sancite dalla Costituzione, vengono subordinate all’accettazione preventiva di non confliggere con la contrattazione esistente ed alla sottoscrizione degli accordi. Le stesse sanzioni ai delegati che lottano per rispondere ai bisogni dei lavoratori sono parte della libertà sindacali negate. La firma della Cgil è avvenuta senza alcun mandato democratico, contro la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dato ragione alla Fiom contro Fiat ed è lesiva dei valori e delle regole della Cgil. Per tutte queste ragioni è stato un errore sottoporre al giudizio dei lavoratori e delle lavoratrici l’accordo. Le libertà sindacali, i diritti costituzionali non si possono sottoporre al voto, foss’anche unanime.

Il congresso nazionale della Fiom, non sentendosi vincolato all’esito della consultazione a livello confederale, ritiene necessario organizzare una contrattazione di resistenza all’affermarsi del modello definito dall’accordo, per la difesa dei diritti e delle liberta’ sindacali dei lavoratori e delle lavoratrici.
Sul terreno della rappresentanza sindacale in azienda la Fiom si impegna a sostenere una campagna straordinaria per l’elezione dei delegati nei luoghi di lavoro, su base totalmente proporzionale e al di fuori delle regole imposte dall’accordo del 10 gennaio. Ciò significa conquistare fabbrica per fabbrica una rappresentanza dei lavoratori libera dalle clausole di esigibilita’ , dal riconoscimento del sistema sanzionatorio e da qualsivoglia limitazione degli spazi di democrazia e conflitto.
La democrazia sindacale la esercitano esclusivamente i lavoratori e le lavoratrici attraverso il voto vincolante sugli accordi e la partecipazione alla costruzione delle vertenze e delle forme di lotta.

La Fiom assume quale vincolo fondante delle sue pratiche contrattuali la non sottoscrizione di accordi aziendali in deroga ai Ccnl.
Il congresso nazionale della Fiom conferma la necessità di ottenere una legge sulla rappresentanza e la democrazia sindacale.
Il sistema che viene definito dal Testo unico sulla rappresentanza non può essere praticato in parte, né emendato o corretto. L’accordo va cancellato.
Solo con una pratica contrattuale esterna ai limiti ed alle subordinazioni imposte dall’accordo del 10 gennaio si puo’ salvaguardare il sindacalismo democratico, conflittuale. 

CONTRO LA DERIVA AUTORITARIA, CONTRO IL GOVERNO RENZI
PER UNA PIATTAFORMA GENERALE DEL MONDO DEL LAVORO
Il progetto di revisione della legge elettorale,il mancato ricorso al voto, i tentativi di manomissione della costituzione, la delegittimazione del parlamento attraverso il perenne ricorso alla decretazione d’urgenza ed alle leggi delega, la crescente repressione e criminalizzazione del conflitto sociale sono parte della torsione autoritaria che riduce sempre piu spazi di democrazia e di partecipazione. Dietro il nuovismo generazionale e il decisionismo di Renzi si profila una vera e propria escalation dell’attacco ai diritti ed alle tutele dei lavoratori e delle lavoratrici. Dalla drastica riduzione della spesa sociale all’attacco ai dipendenti pubblici, dal contratto unico al taglio del cuneo fiscale, Renzi si appresta a imporre un’accellerazione tesa a cancellare ogni elemento di contrasto al dominio dell’impresa e del mercato.
Il XXVI congresso della Fiom esprime un giudizio di totale contrarietà al decreto Renzi/Poletti denominato Jobs act.
La cancellazione delle causali sul contratto a termine e la moltiplicazione delle proroghe rappresentano la totale liberalizzazione di questo strumento.
Si consegnano cosi milioni di lavoratori e lavoratrici in una condizione di strutturale precarietà.
Parimenti la cancellazione dell’obbligo formativo e della stabilizzazione finale nel contratto di apprendistato trasformano questo strumento in un contratto a termine con sottosalario. Questo provvedimento pertanto estende e strutturalizza la precarietà e per questo va contrastato. Sul terreno legale, assumendo l’iniziativa dei Giuristi Democratici che hanno denunciato l’Italia per violazione delle norme comunitarie. Sul terreno sociale ,costruendo una grande mobilitazione per la cancellazione delle leggi che consentono 46 tipologie contrattuali diverse.
Il provvedimento sul cuneo fiscale che dovrebbe assegnare circa 80 euro a redditi sino a 25mila euro non appare come il primo condivisibile atto di giustizia sociale quanto piuttosto come parte di un disegno complessivo di riduzione drastica della spesa pubblica e sociale, il cui saldo per le tasche dei lavoratori rischia di essere persino negativo.
Il XXVI congresso della Fiom propone alla Cgil tutta un percorso per la definizione di una piattaforma generale del mondo del lavoro per lo sciopero generale contro la politica economica e sociale del governo Renzi, contro le politiche del padronato:
Per l’abrogazione della legge Fornero sulle pensioni;
Per la riconquista dell’art.18;
Per un nuovo intervento pubblico in economia e per la nazionalizzazione delle grandi imprese in crisi
Per il reddito sociale e il salario minimo;
Per un piano straordinario sull’occupazione, a partire dal blocco dei licenziamenti e dalla riduzione degli orari
Per la ricostruzione di una pratica rivendicativa che aumenti i salari

Contro la Tav e le trandi opere;
Contro le privatizzazioni;
Contro le spese militari, dagli F35 agli Eurofighter

Contro il jobs act e la precarietà;
Contro i trattati europei che impongono la austerità;

LA CRISI DELLA CGIL
Il congresso ha reso evidente lo stato di profonda crisi in cui versano la Cgil e l’insieme delle sue categorie. . Di fronte al precipitare della condizione dei lavoratori, dei giovani e dei pensionati il gruppo dirigente reagisce sostituendo il dispotismo al confronto, l’esclusione alla partecipazione, l’autocelebrazione al bilancio delle scelte. Si è deciso di non affrontare il tema di fondo che riguarda la ri-costruzione di una teoria ed una pratica rivendicativa capace di ridare senso e valore all’iniziativa sindacale, adeguata cioè a rispondere ai bisogni dei lavoratori, dei disoccupati, dei pensionati. Il congresso si conclude lasciando l’organizzazione, i suoi quadri militanti senza alcuna scelta concreta, senza un piano di lavoro, senza obbiettivi qualificanti.
Ci si accontenta della rituale quanto inutile richiesta alla politica, come se questa non avesse dimostrato di essere, senza dubbio alcuno, impegnata a difendere altri interessi.
La crisi della Cgil è crisi di idee, di cultura, di strategia politica. È la crisi dei suoi gruppi dirigenti, del suo rapporto con i lavoratori, emersa nettamente nelle assemblee di base sia in termini di partecipazione, ai minimi storici, che di legame sentimentale. Eppure il dato ufficiale sul voto nelle assemblee di base non solo non registra questa crisi ma ripropone in tutte le categorie il voto di massa dove c’era un solo relatore, ripropone l’ingiustiticabile e inattendibile dato che pretende di certificare la partecipazione al voto in maniera inversamente proporzionale all’insediamento sindacale.

Il XXVI congresso della Fiom nel riconfermare la piena attualita’ del concetto di Indipendenza del Sindacato dalla politica e dal padronato, ritiene necessario che si affronti sino in fondo il tema della crisi della rappresentanza, dell’adeguatezza dei propri strumenti.

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