TAGLI AD IRPEF ED IRAP: C’E’ LA COPERTURA?

C’è ottimismo nel governo sulla copertura dei 10 miliardi per il taglio del cuneo fiscale. Come noto, i lavoratori con uno stipendio pari od inferiore ai 1.500 euro percepiranno in busta paga 80 euro al mese in più, grazie al taglio di 10 miliardi dell’Irpef. Vi sarà anche un taglio del 10% del costo del lavoro a carico delle imprese sotto forma di taglio dell’Irap. In questo caso la copertura, secondo il governo, arriverebbe dall’aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 20% al 26 – 26,5%, che però non riguarderà i titoli di Stato.

“Ci siamo”, spiegano fonti di governo confermando che l’intervento sarà quasi tutto sull’Irpef tranne “qualche intervento selettivo”, come sgravi per chi assume, a vantaggio delle imprese. I capitoli, su cui il governo è al lavoro per definire le coperture, sono la spending review, dalla quale dovrebbero arrivare non più di 5 miliardi da qui sino a fine anno, risparmi della spesa per interessi sul debito quantificati in 3 miliardi e una quota dovrebbe arrivare dai tagli alle spese militari.

Ma i numeri pubblicizzati da Renzi e dal suo governo non sembrano tanto certi, tali da assicurare piena copertura finanziaria. Pare che i dubbi sulle coperture siano echeggiati fino al Quirinale. E sicuramente dal Colle si è frenato sul decreto sui pagamenti alle imprese, che sarà infatti un Ddl. Al Sole 24 Ore il premier ha recentemente dichiarato: «Ho tutte le coperture. Ne ho anche di più. Arrivo fino a 20 miliardi». Tutti nel 2014? «Tutti nel 2014. Non li utilizzerò nella totalità, ma almeno 10 miliardi sono sicuri». Per la verità per l’Economia non è certa neppure una frazione di quei miliardi. Ma il premier è convinto dei suoi numeri. «Ho l’elenco qui davanti: 7 miliardi è quello che si può ottenere attraverso la spending di Cottarelli, 6,4 miliardi è la differenza tra il 2,6% tendenziale del deficit/Pil e il 3 per cento che è il vincolo europeo, 3 miliardi è il dividendo dei tassi bassi, 1,6 miliardi arrivano dalla maggiore Iva per i pagamenti alle imprese, 2 miliardi dal rientro dei capitali».

Numeri arrotondati per eccesso, a partire dai ricavi della spending, ridimensionati a non più di 5 miliardi proprio ieri dal commissario Cottarelli, e forse non tutti utilizzabili per il taglio dell’Irpef. Tra i tagli di spesa proposti ci sono quelli che deriverebbero da 85.000 esuberi nelle amministrazioni da qui al 2016, oltre all’aumento di 1 anno, da 41 a 42 anni, dei contributi versati dalle donne delle amministrazioni per andare in pensione.  Nonostante le parole di Renzi, gran parte delle voci non sono utilizzabili. I 6,4 miliardi che deriverebbero dallo spingere il deficit al 3% sono un’ipotesi di scuola, necessitano dell’autorizzazione della Commissione Ue. Stesso discorso per il dividendo dei tassi bassi: «Nelle previsioni si parla di uno spread a 250, ora è a 172, sono 3 miliardi che ci sono». Ma non si possono usare, se non a consuntivo, come coperture. Allo stesso modo l’Iva sui debiti della Pa e il rientro dei capitali sono poste eventuali e future, non si può scrivere in un testo di legge come copertura. Inoltre non va dimenticato che il nostro Paese, esposto ad un deficit molto elevato, pari oggi a circa il 132% in rapporto al Pil, dovrà dall’anno prossimo e per 20 anni seguire, grazie a Fiscal Compact e Trattato di Maastricht, politiche di contrazione del debito pubblico per il 5% annuo.

 

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