LE BANCHE ITALIANE SI ATTREZZANO PER L’ESTATE

E’ tempo di bilanci, proprio così, per le banche italiane. Gli intermediari del Belpaese hanno più o meno tutti approvato e comunicato i dati di bilancio 2013. Unicredit, la banca ed il gruppo bancario più importante in Italia, ha chiuso lo scorso esercizio con quasi 15 miliardi di perdite, dovuti in primo luogo alle rettifiche ed agli accantonamenti a fronte di sofferenze e crediti deteriorati, per ben 9,3 miliardi di euro. L’istituto di Piazza del Cordusio ha dichiarato di voler essere in regola con le prescrizioni di Banca d’Italia e con le disposizioni di Basilea 3, tanto che gli accantonamenti aggiuntivi portano al 52% la copertura complessiva dei rischi di credito. Nonostante la consistente perdita, la banca distribuirà agli azionisti cedole per 0,10 euro per azione (un centesimo in più rispetto all’anno precedente) e non prevede aumenti di capitale. Anzi, viene previsto un ritorno all’utile per 2 miliardi già nel 2014, per poi triplicare a 6,6 miliardi, nel 2018, secondo le previsioni del piano industriale.  La banca ha contabilizzato nel bilancio la plusvalenza generata dalla rivalutazione del 22% di Bankitalia che ha in portafoglio; se arrivasse lo stop delle autorita’, la perdita netta 2013 crescerebbe di 1,2 miliardi di euro ma resterebbe invariato al 9,4% il core tier 1 calcolato su Basilea 3. Sono stati infine dichiarati 8.500 esuberi nel gruppo, di cui 5.700 solo in Italia, con contestuale chiusura di filiali ed agenzie.

Banca Intesa non ha ancora approvato il proprio bilancio ma annuncia la distribuzione del dividendo cash ai propri soci ed una grande attenzione ai crediti deteriorati, senza ricorrere però ad imponenti operazioni di svalutazione come Unicredit. Già a settembre sono state effettuate rettifiche per 4 miliardi di euro. L’obiettivo del gruppo torinese è di sfoltire il numero di filiali e di riorganizzare l’assetto con una graduale incorporazione delle controllate nella capogruppo: le banche dei territori dovranno passare da 22 a 6, con non qualche problema che potrà essere rappresentato dalla sensibilità delle singole fondazioni locali, che insieme controllano il 25% del capitale azionario.Intesa studia inoltre la costituzione di un maxipolo del risparmio, con il coinvolgimento di Intesa Sanpaolo Private Banking e Fideuram.

Banca Monte dei Paschi di Siena, invece, ha chiuso il 2013 abbattendo della metà le perdite, che si sono attestate a 1,4 miliardi, comunque sempre meno dei 3,2 miliardi del 2012. Effettuate rettifiche per 2,75 miliardi di euro. I costi sono calati del 12,7% su base annua. Il core tier 1 si è attestato sul 10%, senza incorporare i benefici derivanti dalla rivalutazione della quota posseduta in Banca d’Italia. Il titolo si è fortemente apprezzato, anche dopo le voci relative all’interessamento di un fondo Usa a rilevare il 20% del capitale della banca in mano alla Fondazione.

I dati di bilancio dei principali istituti di credito italiani hanno contribuito ad aumentare gli acquisti sui titoli in Borsa e dunque la relativa quotazione.

Ubi Banca chiude il 2013 con un utile di 250 milioni, che fanno meritare ai soci un dividendo pari a 6 cent. per azione.L’utile aumenta di 3 volte rispetto all’anno precedente. Le sofferenze vengono coperte per il 41,6% ed il Core Tier 1 Ratio è pari al 10%, in linea con Basilea 3. Non ci sarà aumento di capitale ed il titolo in questi giorni è schizzato in Borsa.

Banca Popolare di Milano è in difficoltà ma si prepara all’aumento di capitale per 500 milioni che dovrebbe aiutarla ad uscire dalla crisi.

Quanto all’inserimento nell’attivo della rivalutazione dello stock azionario in Banca d’Italia, va detto che l’Esma (European Securities And Markets Authority, l’Autorità di vigilanza del sistema finanziario europeo in cui sono riunite i garanti europei di controlli dei mercati) ha sollecitato le analisi della Consob, che ha in corso approfondimenti mirati in particolare a valutare la contabilizzazione nei bilanci delle banche italiane delle plusvalenze legate all’operazione. C’è una seria riflessione in corso alla Consob, che  si prenderà altro tempo per valutare una materia che si presenta comunque estremamente complicata e che chiama in causa anche Bankitalia e Tesoro. Tanto che non esiste ancora una disposizione chiara e univoca sulla possibilità di contabilizzare le ‘nuove’ quote già nei conti del 2013 o se sarà necessario attendere il bilancio dell’esercizio 2014.
Al momento, come ha spiegato in diverse occasioni Bankitalia, l’unica cosa certa è che l’aumentato valore delle quote in possesso agli istituti italiani non potrà essere usato come cuscino per superare più agevolmente gli esami della Bce: l’accresciuto coefficiente di patrimonializzazione, si legge in una nota esplicativa di Via Nazionale, «non potrà essere incluso nel capitale iniziale valido ai fini dell’asset quality review delle maggiori banche europee condotto dall’Eurosistema in vista del lancio del Meccanismo unico di vigilanza».

Entro l’estate si svolgeranno i principali aumenti di capitale e le attività di ispezione di Bce e Banca d’Italia sulla solidità della banche italiane.

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